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Usa, finisce nella bufera il giudice pro trivellazioni

Si indaga sul togato che ha invalidato la moratoria sulle estrazioni off-shore. L’uomo sarebbe intestatario di un cospicuo pacchetto azionario in Transocean Ltd. Il governo fa ricorso contro la sentenza

Arbitraria e incoerente. Così il giudice federale della Louisiana, Martin Feldman, ha definito la moratoria di sei mesi alle piattaforma perforazioni offshore ordinata dalla Casa Bianca. Certo non si aspettava che a meno di 24 ore le stesse parole venissero  applicate alla sua sentenza. Grazie ad un’analisi della dichiarazione dei redditi di mister Feldman, svolta  dall’organizzazione conservatrice indipendente Judicial Watch, si è scoperto che l’arbitrio del giudice è stato viziato da un  conflitto d’interessi. Il giudice federale infatti sarebbe intestatario di un cospicuo pacchetto azionario in Transocean Ltd. ed  oltre compagnie coinvolte nell’estrazione di petrolio offshore,  le cui quotazioni erano scese a causa dello stop alle  estrazioni di petrolio. Martedì il giudice aveva sentenziato che, «dopo aver rivisto la moratoria sulle estrazioni » non aveva  individuato «una relazione tra le indagini sull’incidente e l’immensa estensione del decreto […] Se un macchinario di una  piattaforma è difettoso è logico dire che lo siano tutti?».
Poteva salvare il suo portafoglio azionario ma gli è finita male.  L’ha tradito la sua dichiarazione dei redditi del 2008. Il suo pacchetto, prima del malaugurato 20 aprile gli sarebbe potuto  fruttare parecchio vista la crescita esponenziale dei profitti delle compagnie esplorative ed estrattive in acque profonde. Ma tutto è andato storto per il giudice Martin. Ora non è chiaro quale destino attenda il togato, anche se la stampa  americana ritiene che siano opportune le dimissioni nelle prossime 24 ore. Nessun commento è giunto dall’uffi- cio di  Feldman, mentre è confermato il ricorso in appello contro la sentenza federale da parte del ministero degli Interni. Intanto i mercati reagiscono. Secondo il Financial Times oggi i mercati azionari hanno registrato dopo il forte rialzo di ieri delle  azioni, una dura  caduta nei titoli di varie compa-gnie petrolifere. La moratoria continua a infiammare il dibattito politico tra  epubblicani e democratici. I primi sostengono che al danno economico causato nel settore della pesca ed in quello  turistico ora si potrebbero aggiungere le conseguenze occupazionali della moratoria. I democratici contrappongono il fatto  he è meglio adottare il principio di precauzione.  Ma ai conservatori non è passato inosservato un articolo del New York Times dove si stima che tra 800 e 1400 lavoratori perderanno il lavoro sulle piattaforme petrolifere o in servizi  dell’indotto. Ed è scattato l’allarme disoccupazione, in una zona, quella del Golfo del Messico, dove il tasso di  disoccupazione era già sopra la media nazionale prima della catastrofe. Secondo gli analisti non basteranno i 100 milioni  di dollari allocati dal governo per supportare i lavoratori della regione che operano nel settore delle trivellazioni petrolifere messi in aspettativa dalla moratoria. Mentre le richieste di risarcimenti per danni economici sono oltre 60mila. La conta  dei danni è destinata a crescere. 

Emanuele Bompan
TERRA
 

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