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Deforestati e ammalati

Uno studio americano dimostra lo stretto nesso tra il disboscamento in Amazzonia e l’aumento della malaria nelle stesse aree. è la dimostrazione di come la foresta tropicale protegga la salute umana

C'è un nodo indissolubile che lega ogni ecosistema alla salute dei suoi abitanti, ma il più delle volte non è facile provarlo.amazzonia L’azione di sabotaggio deliberato su fauna e flora può generare effetti devastanti anche sugli esseri umani e, per  comprenderlo, non occorre trasferirci sull’immagini-fica Pandora di Avatar: basta osservare quanto sta accadendo in Amazzonia. Un rapporto pubblicato dalla nota rivista scientifica “Emerging Infectious Diseases” e condotto dagli studiosi  Sarah Olson e Jonathan Patz dell’Università di Madison nel Wisconsin, spiega quale correlazione esista tra le aree  deforestate dell’Amazzonia e l’aumento della malaria. L’incidenzia tra queste due evenienze è stata quantificata con un  vistoso aumento, intorno al 50 per cento. Lo studio, finanziato dalla Nasa e avviato dopo l’allarmante frequenza della  malattia in 54 distretti sanitari brasiliani nel 2006, si è avvalso di immagini ad alta definizione delle zone deforestate  ottenute grazie al satellite. Sovrapponendo i dati, la ricerca ha dimostrato come cambiamenti anche minimi nell’assetto della foresta possano comportare dirompenti effetti sulla salute della popolazione. La dottoressa Olson ha spiegato  quanto la scellerata gestione del territorio abbia creato le condizioni favorevoli alla zanzara che causa la malaria: «Il  paesaggio deforestato, con spazi più aperti e pozze d’acqua parzialmente soleggiate – sottolinea la ricercatrice -, sembra  ornire l’habitat ideale per la Anophe-les darlingi, che ha preso il posto di altri tipi di zanzare che preferiscono la  foresta e sono molto meno incline a trasmettere la malaria ». La scoperta va a completare il precedente lavoro dei due  studiosi, svoltosi in Perù e incentrato sulla quantità di zanzare che trasportano malaria e sulla correlazione tra le larve e i  siti acquatici di riproduzione negli habitat soggetti a deforestazione. Lo studio del Wisconsin, assolutamente attendibile  provenendo dal professor Patz, considerato un’autorità nell’analizzare rapporti tra cambiamenti ambientali e salute, contiene un messaggio di grande portata: la conservazione delle foreste tropicali è più importante per l’uomo di quanto  pensassimo prima. L’obiettivo ora è farlo capire alle autorità sanitarie locali dell’Amazzonia perché provvedano alla sorte  delle popolazioni di quell’angolo di mondo dove 500mila persone sono state infettate da malaria in dieci anni. E sperare  che la politica del governo Lula cambi direzione. Oltre alla posizione critica sulla questione amazzonica, c’è la minaccia di un’amnistia, al vaglio della Camera, per più di 40 milioni di ettari di disboscamento illegale. Un condono che corrisponde  a 14,6 miliardi di tonnellate di CO2. 

Diego Carmignani
TERRA
 

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