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Fao: «Cereali più cari»

riso

Oltre alla crescita dei prezzi dei beni primari del 15-40% entro il 2019, il rapporto Agricultural Outlook lancia l’allarme per il 2050: «Ci sarà cibo per tutti se aumentiamo la produttività del 70%»

Quando saremo 9 miliardi di persone sulla terra, nel 2050, ci sarà suffi- ciente cibo per tutti? sì, ma toccherà aumentare la  produzione agricola del 70 per cento e a trainarla, almeno nei prossimo decennio, saranno Brasile, Cina, russia e  Ucraina.
alla domanda del secolo (anzi, di inizio secolo) risponde la Fao, l’organizzazione Onu per le politiche alimentari, che nel rapporto agricultural outlook 2010-2019, redatto assieme all’Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo  sviluppo economico, dà segnali positivi per aumentare la produzione agricola del 70 per cento (nel comparto sono  incluse anche l’allevamento e la pesca) non occorrerebbe consumare altro suolo né abbattere altra foresta. Ken ash,  direttore del dipartimento Commercio e agricoltura dell’Ocse, spiega a Terra che «l’80 per cento di quel 70 per cento è rappresentato dall’aumento dellaproduttività e non dal consumo di nuove terre. Basti pensare - prosegue - che si potrebbe  vere oggi fino al 40 per cento di cibo in più solo con l’abbattimento degli sprechi ». stessa cosa vale per le  risorse idriche: «L’acqua c’è - continua ash - ma spesso non esistono le infrastrutture per canalizzarla opiù semplicemente  er conservarla. parliamo ovviamente dei paesi in via di sviluppo». Negli ultimi 10 anni, però, nonostante  l’aumento della quantità di cibo il popolo di affamati è cresciuto, raggiungendo il miliardo di persone. perché  tanto ottimismo allora? per il segretario generale dell’Ocse, angel Gurría, «il settore agricolo ha mostrato capacità di risposta  alla crisi dei prezzi ed alla generale recessione economica». In altre parole,qualsiasi cosa accada crisi economica, volatilità dei prezzi (terribile fu il rialzo dell’anno 2007-2008), nuovo shock petrolifero, il sistema è di per sé in grado di    crescere al passo con l’aumento demogra- fico, il problema resta piuttosto la distribuzione e l’accesso al cibo da parte dei  iù poveri. «Guardando avanti - ammonisce Gurrìa - i governi dovrebbero prendere misure per assicurare che i  contadini e i consumatori». anche perché i prezzi del cibo aumenteranno. e di parecchio. Il rapporto stima  che dopo il   calo dal picco record raggiunto due anni fa, i prezzi del grano e dei cereali secondari, nel corso dei prossimi dieci anni,  saranno in media il 15-40 per cento più alti in termini reali (al netto dell’inflazione) rispetto al periodo 1997-2006. si  prevede anche che i prezzi reali per gli oli vegetali saranno più alti di oltre il 40 per cento, e quelli dei prodotti caseari del 16-45 per cento. Dal dossier emerge poi un paradosso: il costo del bestiame registrerà aumenti meno accentuati. In altre  parole mangiare carne (soprattutto di maiale) sarà più economico, e ciò è dovuto agli incrementi di produttività degli  allevamenti. In futuro, quindi, saremo sempre più carnivori, anche se cambia la geografia dei consumatori, localizzati sempre più a Oriente. per divenire più virtuoso invece l’Occidente dovrà non solo ridurre i consumi, ma anche abbattere gli  sprechi: il 35 per cento del cibo disponibile nei paesi industrializzati, infatti, finisce nel secchio invece che nei nostri   stomaci.  

Susan Dabbous
TERRA
 

Commenti  

 
0 #2 2010-06-17 20:39
i prezzi dei cereali aumentano perchè ormai con i cereali si produce il bioetanolo, e il prezzo si è agganciato a quello del petrolio.Sconfortante pensare che mentre una parte dell'umanità muore di fame, un'altra, molto più piccola, prende il cibo e lo mette nei serbatoi delle automobili...
se non si riconverte rapidamente a produrre gas da scarti non alimentari aumenteranno le persone che non potrenno più permettersi di sfamarsi.Con tutto ciò che ne consegue. Leggere Lester Brown!
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0 #1 2010-06-16 08:20
Sempre più carnivori? Ma gli allevamenti sono una delle cause dell'inquinamento e del consumo del territorio. E' certo più sostenibile consumare cereali anziché carne. Magari aiutando i piccoli produttori, difendendoli dalle multinazionali come la Monsanto.
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