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IL SINDACO CONTRO I RANDAGI

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Monte di Procida Verdi e animalisti mobilitati nel "Randagio day" per contestare l'iniziativa del primo cittadino

Ogni anno in Italia, in barba ai continui appelli, vengono abbandonati più di centocinquantamila animali domestici che, quando non terminano la loro esistenza schiacciati sotto le ruote di qualche automobile, vanno ad ingrossare l'esercito di oltre tre milioni di cani e gatti randagi.
Il randagismo è un problema sociale che presenta, innegabilmente, delle importanti ripercussioni sanitarie ma la risposta delle istituzioni è stata spesso discontinua, emozionale e contraddittoria. Se da un lato si è provveduto, nel 2003, ad inserire nel codice penale una norma che punisce con la reclusione la pratica incivile dell'abbandono degli animali domestici, dall'altro le strutture ricettive per i quadrupedi "senza fissa dimora" sono ancora poche e, talvolta, balzano agli onori della cronaca per le loro condizioni fatiscenti e per alcune gestioni criminali. A bilanciare le inefficienze delle istituzioni è encomiabile l'impegno delle associazioni animaliste e dei privati cittadini: un insieme variegato di migliaia di eroi invisibili che, ogni giorno, si privano diparte delle proprie risorse, e del proprio tempo, per prendersi cura di quelli che sono noti per essere "i migliori amici dell'uomo".
Ma è proprio contro queste persone, esempi luminosi di cittadinanza responsabile, che nei giorni scorsi si è abbattuta un'ordinanza disumana dell'amministrazione comunale di Monte di Procida (Na) che vieta, con pene pecuniarie che vanno dai cento ai seicento euro, di fornire cibo ai randagi del paese.
All'origine dell'ordinanza vi è la necessità, da parte del Comune, di far fronte a "problemi di carattere igienico sanitario in alcune pubbliche vie, piazze e spazi di verde attrezzato, causati da residui di cibo che vengono somministrati a cani e gatti randagi e ai colombi da privati cittadini".
La domanda nasce spontanea: chi darà da mangiare agli animali? Contro questa condanna a morte collettiva è insorto l'intero movimento ambientalista campano che il 13 febbraio nei pressi del porto di Acquamorta ha partecipato al "Randagio day": una clamorosa iniziativa di disobbedienza civile, promossa dai Verdi e dall'associazione "Fido e Dintorni", nel corso della quale gli ambientalisti hanno sfamato decine di animali sfidando il divieto del Sindaco. «Abbiamo portato a mangiare gli animali anche sotto la sede del comune - spiegano il commissario straordinario dei Verdi della Campania Francesco Emilio Borrelli e il segretario provinciale Carlo Ceparano - perchè vogliamo che il sindaco ritiri questa ordinanza inumana e contraria alla legge. Continueremo a sfamare gli animali randagi del comune di Monte di Procida finché non sarà ritirata o modificata la delibera. I migliori amici dell'uomo sono purtroppo i peggiori nemici del sindaco di questo piccolo comune napoletano. Il Randagio Day è una iniziativa pensata anche per sensibilizzare i cittadini sul problema di questi animali spesso abbandonati o maltrattati. Alcuni cani, infatti, avevano cicatrici addosso frutto di pietrate che alcuni incivili gli avevano tirato. Un gatto aveva perso l'uso di un occhio. Altri cani erano vecchi e malandati e avevano paura anche di avvicinarsi per mangiare. Non si può risolvere il problema di questi poveri animali facendoli morire di fame».
L'azione dimostrativa, nelle intenzioni degli ambientalisti, non rimarrà un atto isolato come spiega il consigliere comunale Peppe Pugliese: «Sosteniamo la protesta delle associazioni animaliste e chiediamo al sindaco di fare marcia indietro. Continueremo a sfamare gli animali a nostro rischio e pericolo pur di non vederli morire di fame». Gli stessi ambientalisti, che hanno dato mandato ai propri legali di impugnare l'ordinanza incriminata, al termine dell'iniziativa hanno incontrato il Sindaco che ha assicurato la propria disponibilità ad affrontare la questione.
La speranza è che prevalga il buon senso: meglio pensare ad un potenziamento del servizio di pulizia delle strade piuttosto che incaponirsi su un'ordinanza che, a causa della diffusa opposizione della cittadinanza, non troverà mai esecuzione.

Alex A.Poma da Terra
 

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