
Caccia Duri scontri nella acque antartiche tra le baleniere giapponesi e gli eco-pirati della Sea Shepard. Marinai feriti, imbarcazioni speronate e aspri botta e risposta diplomatici. Grazie agli attivisti, da dieci giorni non vengono uccisi esemplari
Nei mari antartici, la caccia alle balene da qualche giorno si è trasformata in una caccia alle baleniere.
Tra gli attivisti che difendono i cetacei e i cacciatori giapponesi è in atto un'epica battaglia navale senza esclusione di colpi, con danni, feriti e conseguenti botta e risposta diplomatici.
Da una parte la flotta nipponica, composta da sei imbarcazioni, che continua nel suo aggiramento della Commissione internazionale per le caccia alle balene, facendo passare, ormai da diversi anni, la consueta mattanza per una spedizione dagli scopi scientifici; dall'altra gli eco-pirati dell'organizzazione Sea Shepard conservation society, schierati in difesa della Riserva delle balene dell'Oceano del Sud. Gli ultimi movimentati episodi raccontano di inseguimenti, blocchi e speronamenti (almeno due con gravi danneggiamenti per gli scafi dell'eco-flotta), ma un risultato finora è certo: da almeno una settimana non muoiono balene.
Le conseguenze, almeno per gli esseri umani a bordo, iniziano invece a contarsi. Quattro membri dell'equipaggio giapponese, in seguito a un confronto durato ore con le imbarcazioni Steve Irwin e Bob Barker della flotta Sea Shepard, avrebbero riportato ferite al viso e agli occhi per via dell'acido butirrico (derivato dal burro rancido) contenuto nelle bottiglie lanciate dagli attivisti. L'episodio ha suscitato le ire del Ministro della pesca del Paese, Hirotaka Akamatsu: «Sono contento che le ferite riportate dall'equipaggio non siano serie, ma sono pieno di rabbia per i livelli di tensione che sono stati raggiunti», ha detto.
Pronta la risposta di Paul Watson, fondatore della Sea Shepherd, che ha confermato lo svolgimento dei fatti, ma ha negato la possibilità che ci siano stati feriti durante la schermaglia. Gli eco-pirati si sarebbero avvicinati alle baleniere nipponiche tentando di bloccarne le eliche con dei cavi d'acciaio. Lo scontro è andato avanti con colpi di laser, bombe fumogene e proiettili di vernice da parte degli attivisti, e getti d'acqua spediti dai cacciatori di balene. Lasciando stare gli scenari bellici, un impulso ambientalista (e chiaramente anti-nipponico) è arrivato intanto dall'Oceania. Il 2 febbraio è infatti partita la prima spedizione scientifica non letale sulle balene: diciotto scienziati (australiani, neozelandesi e francesi) impegnati per sei settimane a bordo della nave Tangaroa, la più grande di una flotta di scafi per la ricerca oceanografica.
Gli studi delle abitudini alimentari e dei comportamenti dei cetacei, avverranno analizzando piccoli frammenti di Dna, senza spargere sangue. I risultati saranno presentati a maggio, durante il meeting della Commissione internazionale per la caccia alle balene. Importante occasione per sfidare e far venir meno, si spera molto presto, le pretese pseudo scientifiche dei samurai-balenieri.
Diego Carmignani da Terra







Commenti
Speriamo anche altri ricercatori proseguiranno verso questi metodi non violenti verso gli animali
ecodellaterra.blogspot.com
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