Emergenza Il Wwf presenta la mappa delle zone "calde" per il felino. Dal Sudest Asiatico agli Usa, le mille minacce alla sua sopravvivenza: bracconaggio, deforestazione e cambiamenti climatici. E anche l'Italia ha le sue gravi responsabilità
Il Wwf sceglie il giorno di San Valentino per compiere e promuovere un atto d'amore reale, e non telecomandato, nei confronti della natura.
Il 14 febbraio, a pochi giorni dall'inizio dell'Anno della tigre sul calendario cinese, l'associazione ambientalista presenta la mappa con i 10 maggiori punti critici per la sopravvivenza del felino e le minacce che mettono a rischio la sua esistenza sulla Terra.
L'anno della tigre coincide, inoltre, con l'anno della biodiversità e la tigre diventa così il simbolo della difesa delle specie animali e delle risorse naturali, con inevitabili conseguenze anche per l'ecosistema e per il benessere dell'uomo.
Quella della tigre è però un'emergenza reale e i festeggiamenti dei Paesi di tutto il mondo, nell'anno a lei dedicato, potrebbero rimanere presto senza la regina della giungla: ne sono ormai rimaste in natura solo 3.200, tutte concentrate nel Sud Est del continente asiatico e attualmente minacciate da bracconaggio, cambiamenti climatici e violenta deforestazione. Le situazioni e le criticità cambiano di paese in paese: in India la riduzione dell'habitat ha inasprito i conflitti tra persone e tigri; in Bangladesh, il problema è la perdita del 96 per cento della foresta di mangrovie del Sunderbans; in Russia e nella regione del Mekong la deforestazione; in Cina, Vietnam e Nepal il commercio di ossa, pelli, carne e prodotti derivati; in Indonesia e Malesia, la produzione industriale di olio di palma, polpa di legno, carta, caffè e gomma e negli Stati Uniti, dove la tigre vive in cattività, le poche leggi contro il mercato nero, mentre l'Europa contribuisce con una forte domanda di olio di palma.
Da responsabilità non è certo esente il nostro Paese, tra i maggiori importatori di prodotti derivati da fauna e flora selvatica di quelle parti del mondo.
Per scongiurare un triste epilogo, il Wwf confida nelle scelte che proverranno dal summit speciale, fissato in Russia per il prossimo settembre e organizzato per creare un'agenda internazionale che punta a salvare le tigri. Un appuntamento che succede alla conferenza ministeriale asiatica sulla Conservazione della specie felina, in cui è stato preso l'impegno a raddoppiare il numero degli esemplari presenti in natura entro il 2022.
La mappatura delle 10 "zone calde" per la tigre rappresentano un utile strumento per capire il reale impatto dell'uomo sulla sua sopravvivenza, ma anche per definire la storia della sua decimazione. Dal 1940 si sono già estinte tre sottospecie (una quarta, la tigre della Cina meridionale, non viene avvistata in natura da circa 25 anni), mentre dal 1998 il loro habitat si è ridotto del 40 per cento, arrivando ad occupare solo il 7 per cento del range storico. «Quello che serve è il concreto sostegno politico garantito dal più alto livello governativo degli stati range e dall'intera comunità internazionale che sfrutta in maniera insostenibile, e il più delle volte senza preoccuparsi delle proprie responsabilità, le risorse naturali di quei Paesi», è il commento di Massimiliano Rocco, responsabile del Programma specie del Wwf Italia.
La speranza è ancora alta e coinvolge tutti noi: sul sito dell'associazione ambientalista è possibile "adottare" simbolicamente un esemplare, sostenendo così i progetti di conservazione in tutto il mondo.
Diego Carmignani da Terra
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