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CILE, ORE DI TENSIONE CON GLI INDIOS PER IL DIRITTO ALLA TERRA PDF  | Stampa |
Martedì 10 Novembre 2009 22:51
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Il racconto Cronaca del sequestro del botanico italo-cileno Cuvertino che, assieme a 5 colleghi, è stato trattenuto da un gruppo di mapuche a Futrono. Obiettivo: interrompere gli studi per la costruzione di un impianto idroelettrico


Il botanico italo-cileno Jorge Cuvertino, insieme a 5 colleghi, è stato sequestrato per alcune ore una decina di giorni fa da un gruppo di furenti indios mapuche della zona di Futrono, nel Cile centromeridionale.
Per interrompere il sondaggio botanico, propedeutico a un impianto idroelettrico della norvegese Trayenco Sp, i comuneros mapuche li hanno circondati, costretti a fuggire e infine li hanno maledetti con un'apposita cerimonia sacra.
«A fare le rilevazioni ci hanno portato in elicottero, avremmo dovuto capire che era un segno di pericolo. Ma ci avevano garantito che saremmo atterrati in un prato e che il proprietario era d'accordo con la nostra presenza», racconta Cuvertino, che due anni fa aveva messo su YouTube un video entusiasta e affascinato intitolato "La mia scoperta dei mapuche".
Pochi istanti dopo l'atterraggio sono stati affrontati da un gruppo piccolo ma agguerrito e armato di macete e mazze che ha cominciato a minacciarli e a farli correre in giù, verso un luogo d'incontro tradizionale della comunità.
«Non avete il diritto di autorizzare i sondaggi della multinazionale senza il permesso della comunità, ci hanno detto. Non ci hanno risparmiato colpi di bastone e sassi, oltre che insulti. Mi sono preso uno schiaffo da Elsa Panguilef, la leader della comunità, la stessa che ha chiamato polizia e radio sostenendo che eravamo degli invasori abusivi. Poi, mentre aspettavamo che arrivasse la polizia, ci hanno circondato in un'area attorno a una specie di capanna, che per loro è sacra, e lì ci hanno maledetti: in forma ufficiale e solenne la leader Elsa ci ha detto che questo era stato solo un avvertimento e che non si può entrare nella loro terra sacra senza il permesso del lonco, l'anziano capo della comunità».
È questo il racconto di Cuvertino. La polizia ha accompagnato i malcapitati a constatare le lesioni, non gravi, all'ospedale di Futrono.
L'episodio si inserisce nel contesto di uno scontro sempre più aspro tra le comunità mapuche più accese, i proprietari che non tengono conto dei catasti indigeni e lo Stato. Volta per volta si tratta di un conflitto per l'utilizzo delle terre agricole o per progetti di infrastrutture: in ogni caso c'è sempre alla base uno scontro su chi ha la proprietà e l'autorità sulle terre.
Nel caso in questione - il progetto idroelettrico nei pressi di Futrono - il botanico italo-cileno Jorge Cuvertino sostiene che aveva accettato di collaborare perché non si tratta di una grande diga ma di un impianto a basso impatto, poco più di una tubazione.
Negli ultimi mesi ci sono stati molti feriti in questi scontri, sia tra i mapuche che tra i poliziotti. Ma soprattutto tra gli indigeni che hanno chiesto e ottenuto una missione esplorativa dell'Unicef, perché spesso sono rimasti coinvolti bambini.
Il ministero degli Interni cileno replica che spesso sono i comuneros a portare i bambini negli scontri, usandoli come «scudi umani».


Paolo Hutter da Terra
 

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