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Ponte, infrastrutture e territorio nel Meridione d'Italia

Caltanissetta, 15 novembre 2009

Sicilia, novembre 2009. Saranno le Ferrovie dello Stato a finanziare il progetto del ponte sullo Stretto. Da ciò deriverà, inesorabilmente, una sottrazione di rilevanti risorse economico-finanziarie finalizzate al necessario ammodernamento e potenziamento del sistema ferroviario, quanto mai urgente, soprattutto nel Meridione d'Italia. In base alla convenzione stipulata con la società Stretto di Messina, le Ferrovie dello Stato pagheranno un canone annuo per far passare i treni sul ponte: la tariffa sarà di 100 milioni di euro il primo anno e poi andrà progressivamente crescendo. Complessivamente, in trent'anni, le Ferrovie dello Stato dovrebbero pagare circa 4 miliardi di euro, 8.000 miliardi delle vecchie lire.
Non è tutto: nella convenzione è previsto che le Ferrovie dello Stato finanzino le opere di collegamento, e che le risorse che attualmente ricevono dal Ministero delle Infrastrutture per il servizio di traghettamento dei treni (38 milioni di euro l'anno), vengano trasferite alla società Stretto di Messina. Saranno pertanto solo risorse pubbliche a finanziare l'esecuzione dell'opera, insensata e faraonica, prevista tra la Sicilia e la Calabria, mentre nessun privato rischierà un solo euro.
Lo Stato, oltre a investire direttamente 2,5 miliardi di euro a fondo perduto, attraverso società che controlla direttamente - Fintecna, Anas, FS - e a "girare" un canone annuo di oltre 150 milioni di euro, attraverso il Ministero delle Infrastrutture e le Ferrovie dello Stato, si impegna a coprire l'eventuale differenza tra quanto previsto dal piano finanziario e il ritorno di cassa dai flussi di traffico. Questo, a riprova della scarsa fondatezza delle proiezioni relative alla domanda di traffico sul ponte.
Quindi, una sola grande opera, assai dubbia dal punto di vista strutturale, dal pesantissimo impatto ambientale e dalla scarsa utilità per le concrete esigenze della mobilità, concentrerà su di sé moltissimo danaro pubblico che verrà sottratto alle opere veramente utili e necessarie a colmare l'atavico deficit strutturale e infrastrutturale del
Sud. In Sicilia metà della rete ferroviaria non è ancora elettrificata; in tutto il Meridione la rete stradale e la rete ferroviaria versano in uno stato di degrado penoso, con velocità commerciali che non hanno paragoni nel resto d'Europa. La rete degli aeroporti, nell'Isola, ha bisogno di essere riqualificata, potenziata. Per non parlare del dissesto idrogeologico del territorio, del rischio sismico; della necessaria, indifferibile manutenzione e messa in sicurezza. Questi sono i problemi prioritari del Sud, della Sicilia. La scriteriata realizzazione del ponte sullo Stretto rischia di impedire, per altri decenni, di affrontarli seriamente, adeguatamente.
Dunque, andrebbe decisamente chiesto, al Governo e al Parlamento nazionali, ai Consigli regionali della Sicilia e della Calabria, che venissero annullati gli oneri a carico delle Ferrovie dello Stato per il finanziamento del progetto del ponte sullo Stretto. Andrebbe anche chiesto, fermamente, che venisse riaperto il confronto sugli investimenti infrastrutturali nel Sud d'Italia, partendo dalla rimozione dell'ipotesi ponte sullo Stretto e ponendo invece al centro dell'agenda politica i progetti che riguardano le ferrovie, i porti, gli aeroporti, la sicurezza stradale; un piano per la tutela del territorio, del paesaggio. Tutto questo, per avviare finalmente uno sviluppo virtuoso, equilibrato, sostenibile, che valorizzi le risorse territoriali, determinando occupazione stabile e permanente. Uno sviluppo capace di generare e diffondere migliori condizioni di vivibilità per i cittadini.

Leandro Janni
Presidente Italia Nostra Sicilia - Componente del Consiglio direttivo
nazionale Italia Nostra

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