Sicurezza alimentare Il dibattito in corso sugli Ogm parte dalla constatazione per cui, dato che un terzo dei mangimi animali vengono da colture Ogm, ne deriva che questi, grazie alla globalizzazione, sono già entrati ovunque nella catena alimentare. Questo però non risponde al quesito fondamentale: gli Ogm sono o meno dannosi alla salute umana? è evidente che a tale semplice quesito la risposta non viene fornita; ed è probabile che ciò sia dovuto al fatto che essi lo sono per davvero. Dannosi.
Gli Ogm sono entrati nel mercato Usa grazie alla legge sulla semplificazione delle procedure amministrative approvata negli anni Novanta dall'allora ex vicepresidente Dan Quayle. Grazie a tale legge gli Ogm sono stati messi in commercio senza essere prima sottoposti a seri esami sulla loro pericolosità sulla salute umana e sull'ambiente.
Uno studio condotto dalla dottoressa Irina Ermakova dell'Accademia Russa delle scienze, quindi un ente di ricerca pubblico e indipendente, su due gruppi di topi di laboratorio, i primi alimentati con soia Ogm, i secondi no, ha mostrato che il 55,6% dei topi nati da topi femmina alimentati prima, durante e dopo la gestazione con soia Ogm, sono morti, con una mortalità sei volte superiore ai feti dei topi non alimentati con soia Ogm. Di quelli vivi il 36% aveva malformazioni fisiche.
Un altro studio condotto da due ricercatori italiani, Manuela Malatesta dell'università di Urbino e Marco Biggiogiera dell'università di Pavia ha mostrato che i topi alimentati con soia Ogm Roundup di Monsanto avevano subito modificazioni alle cellule del fegato, del pancreas e dei testicoli.
Il giornale britannico Independent on Sunday nel 2005 così scriveva: «Reni più piccoli del normale, anomalie nel sangue che fanno pensare a un serio attacco al sistema immunitario, possibilmente a un tumore. E' la prova che alcuni alimenti Ogm possono a lungo termine essere nocivi all'organismo?».
Il primo grosso allarme in Europa sulla sicurezza degli Ogm giunse nell'agosto del 1998, quando Arpad Puszai del Rowet research institute di Aberdeen in Scozia, annunciò che alcuni topi nutriti con patate geneticamente modificate avevano riportato problemi al sistema immunitario e accusato un rallentamento della crescita. Più recentemente il presidente del Fondo per l'Ambiente, in un'intervista al Corsera ha rivelato che la Conferenza Stato-Regioni del 28 gennaio 2010, che doveva approvare le linee guida sulla coesistenza tra colture Ogm e non, è stata in fretta e furia rinviata a causa della concomitante presentazione di un dossier segreto della Monsanto in cui veniva rivelato che alcuni topi nutriti con mais Ogm avevano subito gravi danni al fegato e ai reni.
Questi sono solo alcuni dei risultati di test effettuati da ricercatori indipendenti sugli Ogm. A questo punto occorre chiarire un elemento essenziale: chi si oppone agli Ogm non lo fa perché pensa che tutta la scienza sia dannosa alla salute e che per ciò non è pensabile di interferire sui cicli naturali e biologici.
La domanda fondamentale che i contrari agli Ogm si pongono è la seguente: chi controlla la ricerca e i suoi impieghi?
In India i semi ingegnerizzati biologicamente venivano distribuiti gratuitamente agli agricoltori meno abbienti, assieme al pesticida, da istituti pubblici di agraria; e i semi Ogm venivano elaborati da istituti pubblici di ricerca, in collaborazione con università pubbliche. L'elemento propulsivo all'uso dei semi Ogm non era evidentemente il profitto, ma il miglioramento della produttività degli agricoltori. Questo faceva sì che la messa in commercio di questi semi era subordinata a test preventivi seri sulla loro eventuale nocività. E' proprio l'eliminazione di queste forme di welfare che ha prodotto il fallimento dell'agricoltura indiana con l'indebitamento di enormi fette di popolazione, e la conseguente scia di suicidi di contadini falliti.
Vandana Shiva parla di almeno 200mila contadini morti. La cronaca ci dice che l'ingresso in India delle multinazionali del biotech, Monsanto e Pioneer in testa, ha visto il saccheggio da parte di queste dei risultati delle ricerche sulle biotecnologie effettuate dai laboratori delle università e dei centri di ricerca pubblica, dopo che la Banca mondiale aveva tagliato loro i fondi. Lo svuotamento degli istituti di ricerca pubblica giunti al collasso per mancanza di risorse, proseguì in seguito con l'esodo in massa dei ricercatori verso i laboratori delle multinazionali, dove finalmente potevano tornare a svolgere il loro lavoro regolarmente remunerati.
Tutto questo per dire che nelle nano come nelle biotecnologie, per avere un controllo sulla ricerca e sulle sue applicazioni è fondamentale che questa sia realmente indipendente. Evidentemente questo non accade quando il seme viene venduto dalla multinazionale, che oltre a non garantire i risultati in termini di resa, obbliga all'uso di una serie di prodotti chimici da impiegare assieme al seme. Parlo di concimi, diserbanti e pesticidi, tutti notevolmente costosi, come del resto le stesse sementi Ogm, e tutti prodotti dalla stessa multinazionale dei semi. Tutto ciò produce un cambiamento del paradigma produttivo, svantaggiando i piccoli agricoltori costretti a indebitarsi e ad aggravare il rischio del fallimento del raccolto, e avvantaggiando un sistema di agricoltura intensiva su larga scala, secondo un modello industriale ad alta intensità di capitale.
Oltre ai rischi sulla salute e alla questione del controllo ci sarebbero altre questioni come l'assenza di un obbligo di etichettatura sulle confezioni dei prodotti che li contengono, l'eccessivo utilizzo delle risorse, a partire dall'acqua dato che gli Ogm richiedono cinque volte l'acqua necessaria a un seme normale, il dilavamento a lungo andare del suolo, per via dell'acqua e degli agenti chimici necessari alle colture geneticamente modificate, per finire con la contaminazione incrociata, come il famoso caso del coltivatore canadese Percy Schmeiser ci ha insegnato (www. percyschmeiser.com).
Claudio Meloni da Terra
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