euromini

sn_01sn_02sn_03

FAO, CONTRO GLI OGM LA PROTESTA DEI CONTADINI


via_campesina

Summit Da Sudamerica, Africa e Asia sono arrivati a Roma per chiedere una riforma agraria. Il documento finale dei "grandi" anche per il Forum parallelo è insufficiente



Protestavano al grido "riforma agraria subito", armati di lattughe, radicchio e carote.
Un gruppo di contadini, provenienti per lo più dal Sudamerica (Cile, Colombia e Messico) ma anche dall'Africa e dall'Asia (Sri Lanka), si è radunato ieri davanti alla Fao.
Ai governanti chiedevano di non dimenticare i diritti dei piccoli coltivatori. Mentre all'interno del grande palazzo, di viale Aventino a Roma, erano in corso i lavori della seconda giornata del Summit sulla sicurezza alimentare, fuori, in piazza di Porta Capena, si svolgeva l'azione dimostrativa e pacifica dei membri dell'associazione internazionale a sostegno dell'agricoltura "La Via Campesina" per richiamare l'attenzione sull'esigenza di una maggiore partecipazione dei contadini nei processi decisionali.
Il documento approvato lunedì scorso dall'assemblea plenaria dell'organismo Onu delegato alla risoluzione dei problemi alimentari, in questo senso, rappresenta un grande passo avanti. Prevede una riforma del Consiglio sulla sicurezza alimentare che consentirebbe l'ingresso di Ong e associazioni rappresentanti delle differenti categorie.
Il documento della Fao, oltre a non rinnovare gli sforzi economici per lottare contro la fame, è stato ritenuto insufficiente anche dalla società civile organizzata che negli stessi giorni del Summit ha condotto un Forum parallelo a quello istituzionale. Senza scivolare nel disfattismo il "contro documento" sottolinea innanzitutto l'esigenza di frenare al più presto il fenomeno dell'accaparramento della terra, in corso nei Paesi poveri e in via di sviluppo.
Il protocollo non manca di romanticismo. Si conclude infatti con una frase di un filosofo indios: «Non si vende la terra sulla quale cammina il proprio popolo».
Lo spiega bene Julia Marlene, una donna indigena peruviana appartenente all'etnia che ha subito recentemente diversi massacri da parte dell'esercito, per aver protestato contro una nuova legge che minaccia le loro foreste ancestrali, consegnandole nelle mani delle imprese che lucrano sulle risorse. «Chiediamo solo di essere partecipi ai processi decisionali che ci riguardano direttamente - spiega la donna -. Non possiamo essere trattati come un ornamento, siamo esseri umani».
Le parole che pronuncia Julia sono eresia pura alla luce delle leggi che regolano i mercati. Si scaglia contro gli Ogm e le colture destinate agli agro-combustibili. La biodiversità, per lei è un'esigenza di vita e non un vezzo.
Stesso valore condiviso anche da Florencia Arostica, contadina cilena di una regione desertica attraversata da un unico fiume grazie al quale lungo i suoi argini c'è un po' di vegetazione. «Non piove da 11 anni - racconta la donna - ma ci arrangiamo lo stesso. Per ora la nostra priorità è eliminare una nuova legge che permette in Cile l'utilizzo, in via sperimentale, di semi geneticamente modificati».
La coltivazione di Ogm sembra dilagare in diversi Paesi del Centro e Sudamerica. Per questo il documento del Forum della società civile torna a chiedere, in nome della sovranità alimentare, lo stop alle coltivazioni transgeniche e, soprattutto, una moratoria sui biocombustibili.


Susan Dabbous da Terra

 

Aggiungi commento

I commenti sono moderati. Leggi la nostra Netiquette


Codice di sicurezza
Aggiorna

referendum 2011 europeangreen europeecologie