
Sanità Quanta malasanità in Italia e quanti soldi dispersi in mille rivoli spesso senza controlli di rendimento e di corretta utilizzazione. Ne sono piene, anche in questi giorni, le cronache che tralasciano però l'altra faccia della medaglia: quella della penalizzazione che spesso subisce la buona sanità. Si sa, la notizia esiste quando l'uomo morde il cane.
C'è a Roma un centro di eccellenza di livello internazionale, la Fondazione Santa Lucia, che molti cittadini conoscono per averne utilizzato i servizi a vantaggio di familiari e amici.
Esiste da 50 anni e si occupa di riabilitazione neuromotoria curando ogni giorno 325 degenti e 500 pazienti ambulatoriali, con un'efficienza e una specializzazione che gli sono valsi apprezzamenti senza riserve. E riconoscimenti internazionali ha conquistato per importanti ricerche, al momento sono in dirittura d'arrivo altri tre studi, sempre nel campo neurologico. Grazie ad un contenzioso burocratico e amministrativo aggravatosi negli ultimi anni e a nuove normative nazionali e regionali di dubbia motivazione, questo fiore all'occhiello della sanità del Lazio, ma anche nazionale visto che ospita circa il 25% di pazienti provenienti da altre regioni, rischia la chiusura o nella migliore delle ipotesi, il ridimensionamento a struttura assistenziale senza capacità autonoma.
Fondi pubblici non erogati anche se dovuti, e per contro ingiunzioni di pagamento da Inps e Inail che non accettano, nonostante la legge lo preveda, le cessioni di credito, stanno strangolando l'Istituto. E questo in assenza di motivazioni di merito.
Gli investimenti degli anni 2005-2009 sono stati superiori a 60 milioni di euro e l'esposizione non ha mai preoccupato visti i reiterati impegni della Regione Lazio, giunta Storace prima, giunta Marrazzo poi, a garantire l'equilibrio economico e finanziario.
Il decreto commissariale 56 del 28/7/2009 ha invece declassato la struttura disconoscendole, senza se e senza ma, status e natura di ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione, nonostante un'ordinanza del Consiglio di Stato (N.3540/08) sostenga il contrario.
C'è un ricorso al Tar, che si pronuncerà il 28 di questo mese, c'è sempre in fieri una nuova riunione in sede regionale, resa complicata dalla situazione preelettorale, ma intanto lunedì scorso è stata avviata con i sindacati la procedura di messa in mobilità di 241 dipendenti.
Era stata sospesa il 20 novembre 2009 dopo gli impegni assunti dai rappresentanti regionali, in un incontro presso la Prefettura, di intervenire entro il 20 dicembre 2009 per scongiurare i licenziamenti. Ma non è avvenuto.
Il direttore generale della Fondazione, Luigi Amadio, ha scritto al neo-ministro della Salute Fazio il 29 dicembre rappresentando la drammatica situazione e declinando, in mancanza di provvedimenti, ogni responsabilità conseguente. Ci si chiede il perché di tutto questo; ma le risposte, quelle vere, non arrivano.
Piero Eleuteri da Terra






