euromini

sn_01sn_02sn_03

ANCHE LA UISP E' IN MARCIA PER IL CLIMA

sport

Intervista al presidente Filippo Fossati: «Lo sport per tutti è una chiave di lettura per intervenire anche sui temi ambientali. Sappiamo che per correre o andare in bicicletta servono aria pulita e spazi agibili».


Anche una grande, anzi grandissima, associazione sportiva nella coalizione "In marcia per il cima".
La Uisp è un gigante con 1 milione e 200mila iscritti, un gigante in perenne movimento da quando, ormai quasi 20 anni fa, ha scelto di trasformare la vecchia sigla con cui usciva dal dopoguerra (Unione italiana sport popolare, antica cinghia di trasmissione nello sport dei partiti di sinistra e poi del solo Partito comunista) in quella attuale, Unione italiana sport per tutti, dove per tutti si intende proprio tutti, dai bambini ai portatori di handicap, agli anziani ai popoli assediati dalla guerra - in questo senso fu indimenticabile la maratona internazionale che si tenne a Sarajevo quasi sotto il tiro dei cecchini.
Abbiamo incontrato il presidente Filippo Fossati, per parlare di sport e di clima.

Oggi, la Uisp marcia per il clima. Un altro salto in lungo?
Sicuramente il primo passaggio tra quelli che ci portano nella coalizione è proprio lo sport per tutti, che è stato per noi una sorta di rivoluzione copernicana in cui si spostava l'attenzione dalla prestazione sportiva all'individuo.
Ci interessa dare a ogni individuo, nessuno escluso, la possibilità del gioco sportivo, che a questo punto è di fatto un diritto: alla salute, alla socializzazione, alla creazione di una rete relazionale.
A partire da questo, il corpo diventa una testimonianza politica e sociale.
Mi spiego: i bambini che chiedono di giocare a pallone in un cortile, fanno un'azione diretta sul territorio, al di fuori dei campi, delle recinzioni dei centri sportivi, dei palazzetti dello sport.
Lo stesso succede se i podisti vogliono correre nel quartiere: pongono un tema di agibilità urbana perché hanno bisogno che si ripensi al traffico, ai diritti di passaggio, alla realizzazione di incroci e attraversamenti non pericolosi.
Gli anziani che chiedono uno spazio per la ginnastica dolce: portano nel tessuto urbano la richiesta di uno spazio aperto e vicino, raggiungibile e vivibile con le esigenze di una persona anziana.
Lo sport per tutti è una chiave di lettura per intervenire sui temi sociali, relazionali e anche ambientali. Perché i nostri iscritti hanno ben chiaro che per correre o per andare in bicicletta o fare un percorso podistico servono aria pulita e spazi agibili.

Qual è il rapporto con il resto del mondo dello sport?

L'impatto ambientale delle manifestazioni sportive, in termini di inquinamento e di emissioni di gas serra è altissimo e assolutamente trascurato. Spessissimo lo sport, con le sue cattedrali, è assolutamente indifferente al tema. Basta pensare alla partenza di una gara importante di ciclismo: è un mare di rifiuti lasciati a terra, e si porta dietro un bilancio energetico disastroso. Lo stesso succede allo stadio la domenica.
Si tratta di eventi con un carico ambientale altissimo.
E poi ci sono gli impianti: non ci sono riduttori del flusso d'acqua nelle docce, o lampadine a basso consumo e tanto meno pannelli termici o fotovoltaici. Eppure, nel 90% dei casi si tratta di strutture pubbliche, sarebbe importantissimo pensare a un programma di efficienza energetica e ambientale.

E voi?
Noi abbiamo cominciato con Vivicittà la progressiva riduzione dell'impatto ambientale, nelle 40 città italiane e nelle 30 nel mondo coinvolte: materiali di gara riciclabile (pettorine, bandiere, nastri transennanti); acqua dalla rete invece che imbottigliata; accordi con le aziende di mobilità per gli sconti ai partecipanti e al pubblico; azzeramento delle emissioni con la messa a dimora di alberi in Costarica.
Il bilancio ambientale, nei tre anni di sperimentazione dell'iniziativa, è significativamente positivo.
E poi abbiamo le attività nei parchi, in continua crescita.
Un modo per aiutarli a vivere nella maniera più rispettosa dell'ambiente.

Chi dovrebbe farsi carico delle attività ambientali, nel mondo dello sport?
Naturalmente il Coni, le federazioni sportive. Ma anche le amministrazioni pubbliche e le istituzioni.
Si impongono alle società di calcio, che portano ogni domenica 70-80 mila persone allo stadio, le cose più strambe e meno efficaci per la sicurezza ma nessuno ha mai pensato al bilancio energetico.
E lo stesso accade quando si designa la sede di un'Olimpiade: nessuno sa - perché le motivazioni delle decisioni sono mantenute segrete - se aver proposto un dossier ambientale ha mai avuto un ruolo nella decisione dei giudici del Cio.
Il punto è che c'è una sorta di micidiale extraterritorialità dello sport. Un retaggio del fatto che spesso ancora viene percepito come un fatto militaresco, un conflitto regolato in cui il protagonista è l'eroe. E un eroe non guarda in faccia nessuno, tanto meno l'ambiente.
Ma così non va.
Lo sport non è un fatto di eroi, è un'attività che si svolge nello spazio e nel tempo.
Occorre contabilizzare i numeri dell'inquinamento climatico dello sport. Sono da capogiro.
È ora di voltare pagina.

Simonetta Lombardo da Terra
 

Aggiungi commento

I commenti sono moderati. Leggi la nostra Netiquette


Codice di sicurezza
Aggiorna

referendum 2011 europeangreen europeecologie