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AIDS, I DATI NASCOSTI DEL VACCINO

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Anche sul recente studio clinico condotto in Thailandia, che ha fatto nascere la timida speranza di poter scoprire un vaccino contro l'Aids, c'è stato l'inganno ed è stata raccontata solo una parte della verità.
Quando il 24 settembre scorso fu convocata una conferenza stampa per annunciare i risultati preliminari della ricerca, i responsabili nascosero alcuni dati di cui erano in possesso. Così, fu annunciato che lo studio indicava una percentuale di successo del vaccino del 31,2 per cento, con una probabilità del 96% che i risultati non fossero dovuti al caso, il che rendeva i risultati statisticamente significativi, perché la percentuale di sicurezza richiesta è del 95 per cento.


Ora, con i nuovi dati, la percentuale di successo del vaccino scende al 26,2 per cento e la probabilità che i risultati non siano casuali cala all'84 per cento, il che rende i risultati statisticamente non significativi. Da cosa deriva questa differenza? La differenza deriva dal fatto che, negli studi clinici, è buona norma presentare contemporaneamente due tipi di risultati: quelli che considerano tutti coloro che hanno partecipato alla sperimentazione del farmaco o del vaccino e quelli che considerano solo coloro che hanno partecipato a tutta la sperimentazione, rispettandone pienamente il protocollo.


In sostanza, i risultati del primo tipo riflettono maggiormente ciò che avviene nel mondo reale, dove le persone possono ritardare o saltare il richiamo di una vaccinazione. Nel caso dello studio thailandese, iniziato nel 2003 e che prevedeva sei iniezioni, sono state coinvolte 16.400 persone, a metà delle quali è stato somministrato il vaccino, mentre alle altre sono state fatte punture di placebo. I risultati presentati in settembre indicano 51 casi di Aids tra chi ha ricevuto il vaccino, contro 74 casi tra coloro a cui è stato somministrato il placebo.


Il dato non comunicato è che se si considera solo chi ha seguito il protocollo dello studio e si escludono coloro che hanno contratto l'Aids prima di aver fatto tutte e sei le iniezioni, le persone risultate infette al termine dello studio scendono da 125 a 86, il che rende meno significativi i risultati. La sperimentazione è stata condotta dall'esercito statunitense, dal ministero della Salute thailandese, dallo statunitense Istituto nazionale delle allergie e delle malattie infettive, e dalle due case farmaceutiche produttrici dei due vaccini utilizzati in modo combinato, Sanofi-Pasteur e VaxGen.


In precedenti studi, i due vaccini, somministrati singolarmente, non avevano dimostrato alcuna efficacia. La notizia sulla revisione dei dati dello studio tailandese sono stati dati dal sito della rivista Science e dal Wall Street Journal. I risultati completi della ricerca saranno illustrati a Parigi, il 20 ottobre, durante un convegno scientifico. è ovvio, a questo punto, domandarsi perché non si sia aspettato un mese, per presentare lo studio in una sede scientifica e poi sul New England Journal of Medicine, che sta effettuando un riesame scientifico indipendente della ricerca, e si sia invece voluto fare in fretta e furia una conferenza stampa, presentando dati incompleti e risultati non corretti.


L'esercito americano addossa la responsabilità al ministero della Salute thailandese e ad alcuni ricercatori, che avrebbero voluto informare il prima possibile i cittadini thailandesi e i volontari che hanno partecipato alla ricerca. Anthony S. Fauci, direttore dell'Istituto Nazionale delle allergie e delle malattie infettive, cerca di tirarsi fuori dalla polemica, dichiarando che la conferenza stampa, rivelatasi "controproducente", fu decisa dall'esercito americano e dal governo della Thailandia e che lui non fu consultato su come diffondere i risultati. L'Aids Healthcare Foundation, la più grande organizzazione statunitense per la lotta all'Aids, punta il dito proprio sull'"abbagliante conflitto di interessi" dei National Institutes of Health, che possono essere tentati di presentare, comunque, risultati positivi per i propri studi, per mantenere i finanziamenti pubblici.


Beniamino Bonardi, Terra
 

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