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Calabria, veleni a fiumi

Dall’Oliva vicino ad Amantea al Gaccia nel catanzarese, i corsi d’acqua della regione sono discariche di rifiuti di ogni genere. Il business mette a rischio la salute degli abitanti e del territorio

 

Passare al setaccio le acque del nostro Paese per verificarne lo stato di salute è uno slalom denso di imprevisti e fiumiinquinati sorprese. Il caso Lambro, Robert Kennedy III se ne sarà accorto, insegna che basta una follia per compromettere interi  ecosistemi da un giorno  all’altro, rendendo vani studi e rilevazioni compiuti nel corso del tempo. E se parliamo di regioni abbandonate a se stesse come la Calabria, avventurarsi tra le anse delle fiumare diventa un’impresa da brividi.  Figuriamoci viverci accanto. Proprio le denuncie degli abitanti dei comuni di Amantea, San Pietro in Amantea e Serra  d’Aiello hanno portato nelle scorse settimane, come raccontato da Terra, al rinvenimento di rifiuti tossici nel fiume Oliva,  vicino alla spiaggia di Formiciche dove si arenò la tristemente nota nave Jolly Rosso. Conclusa la perizia della Procura di Paola, che ha verificato lo smaltimento illegale di centomila metri cubi di fanghi industriali nel fiume Oliva, sono  arrivate ieri anche le parole tuonanti dell’europarlamentare Luigi De Magistris che ha chiesto al Governo il risanamento  della «bomba ecologica » che ha avuto come conseguenza anche un «drammatico aumento delle patologie tumorali »  nell’area interessata.
Dal cosentino al catanzarese, ci si contamina pure sulle sponde lontane dal mare. Il fiume Gaccia,  nel territorio dei comuni di Pianopoli e Feroleto Antico, in provincia di Catanzaro, è da cinque giorni sotto sequestro:  rifiuti di ogni genere sparsi per quattro chilometri hanno provocato un vasto inquinamento e un allarme altissimo per la  presenza di scarichi industriali. Una discarica occultata anziché bonificata, che è stata portata alla luce dalle piogge  torrenziali di inizio anno. Da lì, l’inizio delle indagini da parte della Procura di Lamezia Terme e, oltre al sequestro, la  notifica di cinque avvisi di garanzia per i responsabili dell’occultamento. Le accuse sono di concorso in gestione non  autorizzata di discarica e smaltimento illecito di rifiuti speciali su area sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale,  danneggiamento degli argini del fiume, disastro doloso e deturpamento di bellezze naturali. In sostanza, gli argini del fiume Gaccia sarebbero stati utilizzati come depositi illeciti di ri- fiuti solidi urbani e speciali, incluso materiale ferroso di  vario genere, componenti di elettrodomestici, autovetture, batterie esauste ed eternit. Un’efficientissima impresa degli  orrori. Aspetti giu-ridici a parte, a far tremare sono le possibili e forse ormai inesorabili conseguenze del disastro. Le acque del Gaccia vengono infatti utilizzate per l’irrigazione delle  colture della piana di Lamezia Terme: forte rischio per  raccolti e allevamenti. Senza contare poi che il corso va a sfociare nel golfo di Sant’Eufemia, dove una recente ricerca  scientifica ha scoperto la presenza, a 200 metri di profondità, del corallo nero. Dulcis in fundo, le possibili contaminazioni per le falde acquifere, ancora tutte da verificare. Certo è che la vicenda del fiume è rappresentativa  di un’area regionale,  ove le anomalie sono all’ordine del giorno, così come gli insabbiamenti. Basta fare un po’ di strada per  incorrere in nuove sorprese. Come denuncia il collettivo Altra Lamezia, qualche chilometro più avanti, presso la località  Marcellinara, la fabbrica di fertilizzanti Sateco,  due volte sotto sequestro per inquinamento ambientale, continua da mesi   sprigionare inquietanti   fumate. «Lamezia – fa notare il comitato – ha campagne e fiumi pieni di rifiuti ingombranti ed eternit, problemi di depurazione, con una zona industriale che produce poca occupazione ma tanti rifiuti. Si parla di  depurazione e si pensa al mare, dove il problema non è solo l’inquinamento da fogna. Pare ci sia una nave affondata nel  Golfo di Lamezia, forse una delle famose navi dei veleni: ma nessuno ha interesse a fare chiarezza, nessuno si muove per bonificare i siti inquinati e per evitare altri ecomostri». 


Carmignani
TERRA

 

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