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Nella discarica Abruzzo

Storia grottesca e disperata quella recente dell’Abruzzo, da regione miracolosamente incontaminata, quasi orgogliosa rifiuti_ab delle proprie misconosciute ricchezze, a improvviso bersaglio di ogni male italiano. Scoperta dal mondo in seguito ai  cataclismi terremoto e Bertolaso, è poi rimbalzata sulle pagine di cronaca a più riprese, per ragioni sempre sgradevoli:  trivellazioni barbare che minacciano le coste e l’entroterra, elettrodotti destinati ad attraversare le sue valli, fauna e flora di  aree protette messi in pericolo dall’incuria umana. Alle brutture si è aggiunto da tempo un orrore che la “regione verde  d’Europa” non aveva messo in conto, quello di diventare una pattumiera fuori controllo. Nello scorso settembre cittadini organizzati in comitati spontanei hanno raccolto migliaia di firme per dire no, tramite petizione indirizzata alle  amministrazioni locali, ad una nuova discarica, progettata nel comune di Gioia dei Marsi, sul confine col territorio di  Pescina. Una struttura considerata necessaria per lo smaltimento di rifiuti non pericolosi del comprensorio Marsica est,  ma un obbrobrio da ogni punto di vista. Il piano è costruirla a mille metri di altezza, in zona altamente sismica, su uno  strato di roccia permeabile e per giunta su un acquifero vitale per l’approviggionamento idrico di tutta la Valle del Fucino.  È per questa serie di allucinanti condizioni che è arrivata ora anche la mossa decisa del Wwf, che ha voluto presentare  ricorso al Tar abruzzese, chiedendo l’annullamento dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) rilasciata dalla Regione  all’azien-da proponente, la Aciam Spa di Avezzano, per la realizzazione e la gestione dell’impianto. Esprimendo perplessità e preoccupazione per un sito «decisamente inadatto », l’associazione ambientalista sottolinea inoltre come il  critico progetto Valle dei Fiori sia «fi- glio di una gestione vecchia dei ri- fiuti, in quanto non tiene conto del ridisegno  complessivo richiesto dalle norme regionali con la costituzione degli Ato provinciali ». Dai monti ai mari. Altro fronte, altra  discarica, quella di Spoltore, comune pescarese a ridosso dell’Adriatico.
Qui la mobilitazione, soprattutto grazie al tam  tam internet, si sta alzando per via della contestata quarta discarica chesi sta per mettere su, in una zona di interesse  naturalistico e turistico, dove da secoli si coltivano olii e cereali di alta qualità, e che è stata nel tempo soggetta a  numerose bonifiche. Le imprese interessate al businness rifiuti hanno già transennato una strada e posizionato  videocamere di sorveglianza; in vista c’è lo sbancamento diuna collina e la demolizione diun antico fabbricato rurale. Al  loro posto, secondo il comitato permanente “No alla discarica” sono in arrivo nuovi fiumi di veleni, come cadmio e piombo,  he sradicheranno querce e colture secolari. In più zone dell’Abruzzo, regione dove la parola post-sisma più  abusta sembra essere speranza, l’affare immondizia appare come la nuova frontiera di speranzose società, appoggiate     alla politica, pronte ad avvalersi dell’impennata dei prezzi sulla raccolta e il conferimento. E i giorni  dell’abbandono (per tornare alla spinosa questione ricostruzione) puntano dritti anche verso il capoluogo l’Aquila, dove,  oltre all’imbarazzante nulla intorno al ritorno alla normalità, spunta un’emergenza sanitaria forse più preoccupante dell’emergenza casa. «Giardini abbandonati, discariche nei posti più impensati, erbacce, animali chiusi ovunque –  denuncia l’assessore all’Ambiente Alfredo Moroni- hanno portato ad una proliferazione di colonie di ratti, rettili, ma anche  di mosche e zecche, tutti portatori di infezioni e malattie». Per fronteggiare questa ennesima deriva del terremoto, dal  palazzo del Comune è arrivato un’ordinanza urgente, firmata dal sindaco Cialente, con cui si impone ai proprietari di edi-  fici agibili o parzialmente agibili, agli allevatori o possessori di animali da cortile, ai gestori di esercizi pubblici, il rispetto  di determinate regole, pena pesanti sanzioni pecuniarie. Un’anarchia difficile da governare, frutto misto di disperazione e  malaffare, due fenomeni estranei, finora, per la placida terra abruzzese. 

Diego Carmignani
TERRA
 

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