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Rifiuti, tutta la verità PDF  | Stampa |
Mercoledì 02 Giugno 2010 22:39
RIFIUTIPALERMO

In Campania e in Sicilia la crisi è ancora in fase acuta. A Palermo il sindaco, indagato, definisce la discarica di Bellolampo come «la migliore della Sicilia». Che invece è invasa dal percolato

L'emergenza rifiuti avanza. Il lavoro svolto in questi mesi dalla Bicamerale sulle ecomafie collegate ai traffici illeciti dei  rifiuti aveva messo in evidenza criticità pericolose. Puntualmente molte cose si stanno avverando. La Campania non  riesce a ritornare nella gestione ordinaria: qualche giorno fa Bertolaso, in un dibattito organizzato dall’Associazione AttivaMente a Capua, così si è espresso: «Chi pensa che la situazione rifiuti in Campania sia risolta sbaglia di grosso».  Impianti sotto sequestro, indagini delle procure relative al sistema di gestione dei vecchi Consorzi, difficoltà a realizzare le società di gestione provinciali (chi pagherà i dipendenti?), la raccolta differenziata che non decolla, gli impianti di incenerimento inesistenti, a parte Acerra con i numerosi problemi tecnici, scioperi selvaggi degli addetti alla raccolta sono  l cuore della nuova emergenza in Campania. La propaganda del Governo Berlusconi termina qui! Ma vediamo cosa sta succedendo in Sicilia. Nell’audizione in Commissione Bicamerale del 16 settembre 2009 così interviene il Sindaco Cammarata: «La discarica di Bellolampo è collegata bene, è in buone condizioni e ha una fama molto peggiore di quello che effettivamente merita, perché è la miglior discarica esistente in Sicilia». In questi giorni il Sindaco risulta indagato  nell’ambito dell’inchiesta sulla discarica di Bellolampo. A Cammarata vengono contestate ipotesi di reato che vanno dal disastro doloso, all’inquinamento delle falde e del sottosuolo, dalla truffa alla gestione abusiva della discarica, fino all’abbandono di rifiuti speciali. Ma come è messa ad oggi la discarica di Bellolampo, «la migliore della Sicilia»? «Allo  stato attuale», secondo quanto riferito da autorevoli fonti, «presso la discarica di Bellolampo, i rifiuti solidi urbani tal quali sono discaricati nella quarta vasca, mescolati senza alcuna distinzione con quelli preventivamente sottoposti  alle operazioni di selezione e triturazione. Nel cumulo di rifiuti attualmente discaricati, oltre ai rifiuti solidi urbani provenienti dalla città di Palermo, sono anche presenti, sia sulla sommità che sui versanti, balle derivanti dalle operazioni di selezione della plastica; inoltre, lungo la base del versante, sono visibili tronchi di palma derivanti dalla cippatura di palme infestate dal Rhyncophorus ferrugineus, il punteruolo rosso della palma. Sempre nell’area della discarica venivano sversati i fanghi derivanti dalle operazioni di trattamento del percolato svolta nell’impianto ad osmosi inversa, mentre i reflui liquidi di risulta
da tale trattamento venivano sversati nel vallone Celona (l’impianto non è al momento in esercizio). I rifiuti, che formano un
rilievo collinare su cui svolazzano stormi di gabbiani senza alcuna copertura, sono completamente esposti, sia sulla  sommità che sui versanti, al dilavamento delle acque piovane, incrementando così in modo straordinario la formazione del percolato, che scorre liberamente al di fuori della vasca di contenimento del quarto lotto, formando un accumulo che ha  superato, in altezza, la recinzione della discarica e la cui attuale stima è di circa 100mila metri cubi». Insomma: una  situazione grave. Se si aggiungono le recenti rivelazioni del Presidente Lombardo in merito alle forti infiltrazioni mafiose riguardo agli appalti degli inceneritori, mai costruiti, e alle emergenze continue relativamente alla raccolta della  spazzatura a Palermo  e Catania, nonché alle note vicende giudiziarie della società Amia, municipalizzata del Comune di   Palermo, i debiti accumulati (si parla di circa un miliardo di euro dei 27 Ato siciliani)  il disastro è servito. Ma che fa il ministro Stefania Prestigiacomo? Vive in una realtà virtuale. Nell’audizione dell’aprile scorso in Commissione Bicamerale,  alla seconda puntata, poiché nella p ima, a novembre 2009, non aveva concesso molto spazio alle domande, dice, riguardo alla Sicilia: «Credo che per la situazione delle discariche queste decisioni (un nuovo Piano integrato regionale per la gestione dei rifiuti) vadano adottate immediatamente altrimenti rischieremmo veramente  di trovarci fra due anni o due anni e mezzo al collasso del sistema» . Ma il collasso è già in atto. Mentre sulla Campania  sottolinea con sicurezza: «Possiamo affermare con soddisfazione che l’anno 2010 rappresenta davvero un importante  traguardo per la regione Campania, perché è l’anno in cui viene sancita definitivamente la chiusura della fase  emergenziale che ha interessato la regione per 15 anni»: l’emergenza non è mai finita! Ma il ministro fa ben di più,  improvvisandosi paladina della lotta alle ecomafie. Dapprima  firma un protocollo, tuttapropaganda e poca sostanza, con il   rocuratore Piero Grassoriguardo ad un reciproco scambio  di informazioni relativo agli abusi ambientali (ci  mancherebbe  altro che ci fosse bisogno di un protocollo per comunicare eventuali reati ambientali alla Dda). Poi  annuncia d’improvviso il Sistri, un sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali tra l’altro previsto nella finanziaria 2007 che  getta letteralmente nel panico le migliaia di imprese italiane che ad oggi non hanno ancora capito che cosa devono fare. Il  provvedimento viene istituito con Decreto ministeriale del 17 dicembre 2009, poi seguono altri provvedimenti che si  intersecano con la scadenza del Mud, il sistema cartaceo di dichiarazione per le imprese, per finire con il sistema sanzionatorio che si trova nel recepimento della Dir ttiva  98/2008/CE. Insomma: una confusione totale! Che dire poi della presentazione da parte del ministero dell’Ambiente del “Primo rapporto sul contrasto all’illegalità ambientale”.  Un’intenzione sicuramente meritevole se non fosse stato realizzato in fretta e maldestramente. è un documento di difficile  lettura che manca di una guida alla lettura dei dati, del tutto incomprensibile per chi voglia saperne di più sul fenomeno dilagante delle ecomafie. Se il documento verrà divulgato ci si potrà accorgere delle evidenti contraddizioni e  manchevolezze che lo contraddistinguono. Insomma, ancora una volta questo Governo di fronte a problematiche sicuramente complesse e di non facile soluzione risponde in maniera propagandistica e pasticciona, denotando di non  essere all’altezza del compito che gli elettori gli hanno affidato. E intanto l’emergenza rifiuti si espande nel Paese.


Alessandro Bratti
TERRA
 

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