
Ambiente Tonnellate di idrocarburi circolano ancora tra il fiume e il Delta del Po. La quantità e l'identità di queste sostanze non sono note. E il Wwf chiede al ministero di affidare all'Autorità di bacino il coordinamento della bonifica
Niente question time ieri alla Camera, quindi niente risposte della Prestigiacomo alle interrogazioni sulla costituzione di una cabina di regia per gli interventi di bonifica del Po, sulle iniziative per la realizzazione di un sistema di governo del bacino del fiume e sulle misure per la definizione di un piano organico della sua tutela e valorizzazione.
Il voto di fiducia sugli enti locali ha tolto da un potenziale impaccio il ministro, che deve spiegare come dare seguito alla "passata emergenza", ora che la Protezione civile ha fatto il suo. Di ieri è la richiesta, rivolta al ministero dell'Ambiente da parte del Wwf, di affidare immediatamente e in modo chiaro e indiscutibile il coordinamento di tutta l'attività di monitoraggio e bonifica all'Autorità di bacino, assicurando per questo le necessarie risorse economiche.
Il problema è l'urgenza di un coordinamento tra Regioni, Province, Arpa, Aipo, Autorità di bacino e ministero: va scongiurata «la conflittualità di campanile e di ruolo che caratterizzano l'ordinaria "non gestione" del bacino idrografico». Si parla di "emergenza passata", ma di fatto le analisi delle acque attendono ancora risposte certe e, nella navigazione a vista lungo il corso dei fiumi, emergono novità inquietanti. Come il rinvenimento nell'ultimo tratto del Lambro di 1.2 di cloroetano o cloruro di etilene, sostanze disinfettanti, solventi di lavanderie, conseguenti a successivi sversamenti da parte degli sciacalli che hanno approfittato del disastro. Un'aggravante che ha comportato la chiusura degli acquedotti per sicurezza.
Delle 1800 tonnellate di diesel e delle altre 800 di olii pesanti sversate dalla cisterne della Lombarda Petroli, 1300 sono state fermate dal depuratore di Monza (ora intasato e fermo per almeno tre settimane) e 450 dall'Isola Serafini, l'altra parte consistente invece è stata aspirata dalle autobotti. 800 tonnellate potrebbero essere ancora nei serbatoi, ma una gran quantità è ancora tra il Lambro e il Delta del Po.
Cosa sono queste sostanze? «Abbiamo difficoltà anche noi a sapere esattamente cosa c'era nei serbatoi - dice Luigi Alcaro, vice-capo emergenza in mare dell'Ispra, che da poco ha lasciato i luoghi del disastro -. Si è parlato di gasolio e di olio combustibile, però ci interesserebbe sapere con esattezza il tipo di idrocarburi. Data l'indagine in corso, nemmeno la Protezione civile ha potuto essere informata di questi dati. Gli olii sono molto diversi tra di loro e hanno comportamenti diversi con l'acqua». Diversi gli ambienti, i pericoli e le misure, come sono diverse le competenze: i problemi sono anche questi. «Il Servizio di emergenza in mare è stato bloccato fino all'ultimo, perché il disastro interessava un fiume - continua Alcaro -. Poi gli abbiamo spiegato che i fiumi sboccano nei mari, e quindi forse potevamo essere utili. Ugualmente, se avvenisse uno sversamento in mare, in spiaggia la competenza sarebbe di Prefettura e Protezione civile, mentre in acqua del ministero dell'Ambiente. Sul bagnasciuga: è un mistero».
Diego Carmignani da Terra







Commenti
Sarebbe il caso che ci dessero le risposte, almeno fino a che non faranno della Protezione civile (Pertini si rivolta nella tomba!) una S.p.a.
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