Ambiente I veleni minacciano il Delta del Po. Parma è stata raggiunta, Veneto e Guardia costiera dell'Adriatico in allarme. Intanto, sul sabotaggio spunta la pista della speculazione edilizia. Fedreghini: «Viviamo in un Paese dove inquinare conviene»
Il disastro del Lambro si allarga a macchia d'olio. In diversi sensi. Sul piano ambientale, l'onda nera si sta rapidamente diffondendo alle tante ramificazioni collegate al fiume, una corsa inarrestabile frenata con contromisure che devono ora vedersela anche con la rassegnazione che inizia a serpeggiare tra gli addetti ai lavori. Il riversamento nel Po ha comportato la contaminazione di numerose aree, la fine della vita dei fiumi e della fauna, il rischio di infiltrazione nelle campagne e nelle falde. La minaccia più seria è quella denunciata dal Wwf: il Delta del Po è molto vulnerabile, anche a causa del livello delle acque che permette una connessione diretta con molti rami laterali e con le aree di maggiore interesse naturalistico. In questa stagione, sono in grave rischio migliaia di uccelli alla vigilia della cova e molte specie di pesci che si riproducono, transitano o trovano qui rifugio. La mappa delle altre zone interessate racconta di una Parma ormai già raggiunta dal passaggio del gasolio, dell'accumularsi di materiali intorno alla Centrale idroelettrica dell'Enel di Isola Serafini (Piacenza), dell'allerta tenuta alta da parte di tutta l'Emilia-Romagna, delle misure già attivate in Veneto (predisposte due imbarcazioni in grado di raccogliere lo sversamento) e della Guardia costiera sull'Adriatico in pre-allarme. In Lombardia, oltre a registrarsi i gravi danni accorsi al depuratore di San Rocco a Monza, ora a regime minimo, e la denuncia di Confagricoltura di Milano e Lodi per il rischio dei canali di irrigazione, è ufficialmente partita la caccia agli ecoterroristi. E l'onda lunga del Lambro ha raggiunto gli interessi sull'area di immobiliaristi e industriali. I luoghi dove si trovano le cisterne della vergogna è (o meglio era, vista la deriva degli eventi) deputata alla costruzione del progetto multifunzionale - approvato il 15 aprile del 2009 dal consiglio comunale - denominato Ecocity. Villette, abitazioni, centri commerciali, piste ciclabili: un affare da mezzo miliardo e 80 mila metri quadrati. Più di un sospetto è circolato, nella giornata di ieri, sul possibile collegamento tra attentato ambientale e interessi economici. Sia i fratelli Addamiano, artefici del progetto, che Enzo Tagliabue, proprietario della Lombarda Petroli e della raffineria, sono risultati irreperibili nelle ore successive allo sversamento. La procura di Monza ha aperto un fascicolo per disastro ambientale e inquinamento delle acque nei confronti di ignoti e i primi accertamenti investigativi hanno confermato in via ufficiale l'ipotesi iniziale: atto doloso. Altre ipotesi, oltre a quella di Ecocity, riguarderebbero la 'ndrangheta ed ex dipendenti licenziati dalla società di Tagliabue. Le indagini procedono, di pari passo con gli interventi per affrontare il disastro. Di certo, però, un atto criminale del genere non è il primo, né sarà l'ultimo. «Dagli anni 70 il Lambro è stato deliberatamente trasformato in una cloaca, per l'arretratezza della normative vigenti, ma anche per le armi spuntate di cui dispone il controllore locale», afferma Enrico Fedreghini, capogruppo dei Verdi al Comune di Milano. «Un disastro ambientale come quello del Lambro, così come le navi dei veleni o le discariche de Sud, hanno un problema comune: in questo Paese il prezzo è troppo basso rispetto al danno procurato. Più in generale, la cosa pubblica è di serie b rispetto alla proprietà privata. L'assurdo è che in Italia inquinare conviene. Per questo intendo proporre una norma simile alla legge forestale che vige in Lombardia, secondo la quale la proprietà responsabile ha l'obbligo di vigilare sull'area. Si impediscono così speculazioni, incendi boschivi dolosi e appetiti di natura edilizia. Se compi uno scempio, attualmente, la sanzione è molto inferiore rispetto al beneficio. Qualsiasi terreno che subisce danni, deve essere sottratto a possibilità di edificare negli anni a venire».
Diego Carmignani da Terra
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