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Programma politico amminsitrativo dei Verdi nella provincia di Nuoro

PROGRAMMA POLITICO-AMMINISTRATIVO
dei Verdi della Provincia di Nuoro

Elezioni provinciali 2010



PREMESSA

I Verdi della Provincia di Nuoro, in occasio¬ne delle elezioni provinciali hanno deciso di dar vita ad una propria lista elettorale che propone come candidato alla presidenza Efisio Arbau, attuale sindaco di Ollolai.
Questa decisione è maturata dopo un lungo ed articolato confronto critico tra i cosiddetti partiti minori del Centrosinistra nuorese (Verdi, RossoMori, Sinistra, Ecologia e Libertà e Alleanza per l'Italia che condividevano un giudizio critico sull'operato dell'amministrazione provinciale in carica che pure, nel 2005, aveva avuto il sostegno dei Verdi che però non erano riusciti ad eleggere un proprio consigliere.
I quattro partiti criticavano il partito di maggioranza relativa (il PD), per il mancato rispetto degli accordi preelettorali, per gli atteggiamenti di arroganza nei confronti degli alleati, per il rifiuto pregiudiziale delle primarie di coalizione che erano state richieste fin dal marzo 2009 e per le gravi inadempienze nella realizzazione del programma 2005, specialmente rispetto alle politiche ambientali, alle politiche del lavoro, alle politiche sanitarie sociosanitarie e sociali e alle politiche dell'istruzione, soprattutto riguardo il Polo universitario nuorese
Criticavano l'arroccamento del PD a difesa del presidente uscente sul quale invece la quasi totalità degli altri partiti della coalizione di centrosinistra ed una parte molto significativa dello stesso PD nutrivano motivate riserve.
Da qui è nata la determinazione dei quattro partiti di formare una nuova coalizione che si colloca nel centrosinistra. Si formava un gruppo di lavoro interpartito per la costruzione del programma di coalizione che ha accoltole principali proposte avanzate dalla delegazione dei verdi.
Al proprio interno, i Verdi hanno peraltro sviluppato in modo più articolato ed approfondito le tematiche più specifiche della propria area politica e sulle quali resta sempre aperto un confronto con le associazioni ambientaliste con simpatizzanti e, da ultimo coi Candidati che sono stati chiamati a rappresentarli in questa campagna elettorale.
Per la prima volta i Verdi si presentano solo col proprio simbolo, in piena sintonia con le indicazioni che sono venute dall'ultimo congresso nazionale, anche con l'ambizione (o la speranza) di riuscire a motivare all'esercizio del diritto di voto le persone deluse dalla politica ma ancora animate da forti idealità e da passione civile.


PARTECIPAZIONE

Per fare della partecipazione lo strumento principale si propone:
4 L'istituzione di Forum territoriali (aperti alla partecipazione di soggetti associativi portatori di interessi diffusi) che dovranno essere i luoghi dove si formano le decisioni di governo.
4 La sperimentazione di percorsi di democrazia locale, come il bilancio par¬tecipativo e Agenda 21.
4 La revisione dello Statuto in funzione dell'allargamento degli istituti del¬la partecipazione popolare.


POLITICHE DI PACE E COOPERAZIONE
La Provincia di Nuoro dovrà assumere un profilo inequivocabile di Ente loca¬le impegnato contro la guerra e il terrorismo e per la diffusione di una cul¬tura di pace e di cooperazione tra i popoli. In particolare:
4 la Provincia di Nuoro dovrà definirsi " Provincia per la Pace" e aderire al Coordinamento nazionale degli Enti locali per la pace. Un apposito artico¬lo dello Statuto dovrà riguardare la "Pace e i Diritti Umani".
Nel quadro dei rapporti con altri enti locali e nella concreta azione di gover¬no, la Provincia di Nuoro si caratterizzerà nella promozione di politiche ed azioni contro la guerra, il terrorismo, il razzismo, la violenza, e per la globa¬lizzazione dei diritti umani, della giustizia e della democrazia e per facilitare la partecipazione alla vita amministrativa anche attraverso la concessione del diritto di voto agli stranieri residenti.
4 Si dovrà istituire un apposito capitolo di Bilancio denominato "Interventi per la soli¬darietà e la cooperazione internazionale"
Si adopererà affinché la parte militarizza¬ta del territorio provinciale torni ai cittadini e alla sua vera vocazione naturalistica e pae¬saggistica,


NUOVI DIRITTI DI CITTADINANZA
La Provincia dovrà impegnarsi nella promo¬zione di nuove politiche sociali capaci di affer¬mare nuovi diritti di cittadinanza:
4 per gli immigrati (ai quali dovrà essere garantito il diritto di voto)
4 per i richiedenti asilo
per la popolazione carceraria. Nel maggio 2001, il segretario provinciale dei Verdi e capogruppo consiliare Attilio Mura ed il senatore verde Sauro Turroni, durante una visita ispettiva nel carcere di Badu e Carros hanno constatato uno stato di degrado intol¬lerabile delle strutture destinate ai detenuti e persino del settore destinato agli Operato¬ri penitenziari e una gestione che calpesta tutti i diritti sanciti dalla legge Gozzini e dal¬la legge Simone. A questa ispezione sono seguiti numerosi dibattiti e approfondimen¬ti che hanno impegnato ripetutamente la com¬missione servizi sociali e il Consiglio comu¬nale (tre sedute consiliari, di cui una all'a¬perto, all'ingresso del carcere di Badu e Car¬ros) e manifestazioni di protesta e conferen¬ze che hanno coinvolto la popolazione (a Nuoro, a Gavoi, a Cagliari) - per le persone diversamente abili a causa di handicap fisici o psichici, alle quali vanno garantiti tutti i diritti di cittadinanza e di vita indipendente attraverso percorsi chiari e condivisi di acces¬so ai servizi sanitari, socioassistenziali, cul¬turali, sportivi, formativi e di inserimento lavorativo personalizzato e attraverso poli¬tiche di valorizzazione del potenziale uma no che facilitino il superamento delle condi¬zioni di svantaggio individuale
4 per le persone che vivono uno stato di dis¬agio psichico, di alcoolismo o di tossicodi¬pendenza, coordinando le politiche locali in funzione di un'effettiva integrazione socio¬sanitaria nei servizi pubblici socio assisten¬ziali e di questi col privato sociale, con le asso¬ciazioni di auto-mutuo-aiuto e col volonta¬riato organizzato.


LA TUTELA DEI DIRITTI DEI PIÙ DEBOLI

La provincia, in linea con le normative nazio¬nali (L. 329/00, D.lgt 229/99, DPCM sui LEA) e regionali (vedi bozza del nuovo piano socia¬le regionale) promuoverà la pianificazione sociale e sanitaria integrata. La nuova pro¬vincia e l'ASL n° 3 hanno ora ambiti territo¬riali coincidenti. Sarà importante che anche gli ambiti delle quattro Comunità montane coincidano coi Distretti sanitari per facilita¬re l'integrazione fra la pianificazione socio-assistenziale dei comuni e della conferenza di distretto (Piani di zona) e la pianificazio¬ne sanitaria (Piano delle Attività Territoria¬li sanitarie) elaborato dalla ASL in base alle linee di indirizzo della Conferenza d'Azien¬da, organismo presieduto dal Presidente del¬la provincia.


LA DIFESA E LA FRUIZIONE DEL TERRITORIO
L'impegno dei Verdi è orientato a spostare sempre più risorse dallo spegnimento degli incendi alla prevenzione degli incendi mediante la creazione di una fittissima rete di operatori, soprattutto del mondo della cooperazione sociale, che lavorano tutto l'anno per l'ottimale manutenzione del patrimonio floro-faunistico della Provincia e dell'intera Sardegna.
La Provincia mediante un protocollo d'intesa coi competenti assessorati regionali (all'ambiente, al lavoro e ai Servizi sociali) deve attivare un progetto pilota di prevenzione incendi con contratti di affidamento diretto a singole cooperative sociali o a consorzi di cooperative sociali del lavoro di prevenzione incendi su parti delimitate del territorio e sotto la supervisione dell'Ente foreste.
A questo progetto si chiede venga destinata un 5% del costo annuale (calcolato sulla media degli ultimi cinque anni) della campagna regionale antincendi. Le cooperatice affidatarie saranno retribuite con una quota fissa (75% dell'intero importo) e di una quota variabile (25% dell'intero importo) che premia con metodo proporzionale, chi ha realizzato il maggiore decremento del danno nel territorio di sua competenza.


IL PARCO DEL GENNARGENTU.
Elaborare strategie di sviluppo sostenibile e con formule gestionali moderne che però valorizzino le nostre migliori tradizioni attra¬verso il coinvolgimento ampio e costante del¬la popolazione e delle Istituzioni locali inte¬ressate.
Quasi tutti i partiti, anche quelli del Centro¬sinistra, prima favorevoli al Parco naziona¬le, hanno fatto marcia indietro e chiedono l'abolizione del Decreto Ronchi istitutivo del Parco. Lo stesso Presidente della Regione Renato Soru si è accodato a questo orienta¬mento.
Pur ritenendo utili alcune modifiche del Decreto istitutivo, utili ad assicurare una pre¬senza più robusta e un peso più determinan¬te alla Regione e agli Enti locali direttamen¬te interessati nella gestione dell'Ente Parco e ad assicurare alle attività economiche tra¬dizionali colturali e di allevamento non solo la mera sopravvivenza ma anche un concre¬to rilancio attraverso la valorizzazione di marchi di qualità e di origine controllata del¬le produzioni, i Verdi intendono rilanciare il dibattito sul tema, perché considerano anco¬ra il Parco una risorsa importantissima per questo territorio e per l'intera Isola.
La riapertura senza pregiudizi del dibattito politico sul Parco del Gennargentu, sulla sua valenza nazionale che consente di reperire maggiori risorse per lo sviluppo rispetto ad un parco regionale e l'integrazione funzio¬nale del parco del Gennargentu con l'idea-guida del Pastoralismo che tanto ha pesato e ancora peserà nella produzione letteraria, artistica e folcloristica dell'Isola perché il nostro territorio possa più facilmente otte¬nere dall'UNESCO il riconoscimento di patri¬monio inviolabile dell'Umanità.
La difesa attiva del territorio e la valorizza¬zione in funzione di un turismo culturale di èlite dell'immenso patrimonio archeologico, speleologico e naturalistico meritano una particolare attenzione ed un impegno pro¬gettuale finalizzato delle nuove amministra¬zioni locali, in particolare dell'amministra¬zione provinciale.

LAVORO E PRECARIETÀ
Scelte innovative e coraggiose per l'occupa¬zione con la promozione e la tutela delle atti¬vità tradizionali nel settore agro-zootecnico, alimentare e dell'artigianato, lo sviluppo del¬la piccola e media impresa anche nel campo della new-economy, la promozione dell'im¬presa cooperativa, con particolare riguardo alle cooperative sociali (soprattutto di tipo B) con investimenti mirati allo sviluppo del turismo montano, alla prevenzione incendi e alla bonifica delle aree degradate.
È indispensabile che la Provincia ritorni ad una politica territoriale che sappia sfruttare al meglio i servizi esistenti (Centri Lavoro, Sportelli Comunali), puntando a svolgere con efficacia il nuovo ruolo di governo in materia di occupazione e mercato del lavoro che gli affida l'attuale normativa ed avvii politiche strutturali di contrasto alla precarietà dila¬gante; in particolare dovrà garantire:
4 Sostegno alle vertenze locali, dove sem¬pre più elevato è il rischio di espulsione dal mondo del lavoro di cittadini che poi difficil¬mente potrebbero trovare alternative occu¬pazionali. Si propone l'istituzione di un Osser¬vatorio provinciale sulle aree di crisi per la salvaguardia dell'occupazione, della qualità e della sicurezza nel lavoro, dei salari e dei diritti.
4 Avvio di campagne di monitoraggio sui prezzi dei generi di consumo e delle tariffe per contrastare il fenomeno delle nuove povertà da una parte e delle speculazioni dal¬l'altra.

ACQUA / RIFIUTI
La Provincia dovrà partecipare attivamente al processo di gestione pubblica del servizio idrico integrato.
Dovrà rielaborare il Piano dei rifiuti, rilan¬ciando le politiche di raccolta differenziata finalizzata al riuso e la riciclaggio dei materiali contro il ricorso agli inceneritori (che la destra eufemisticamente ribattezza col nome di termovalorizzatori) e puntando all'auto¬sufficienza del ciclo a livello territoriale.
Dovrà essere istituito un osservatorio sulle atti¬vità illegali connesse con il ciclo dei rifiuti.
La lista Verdi si riconosce nella battaglia del Referendum regionale contro la L.R. n° 8 sui rifiuti (in particolare sui fumi d'acciaieria) che si è tenuto il 12 giugno 2005 e che è stato fatto fallire dai maggiori partiti anche del Centrosinistra che hanno scelto di accorpare quel referendum regionale al referendum nazionale sulla legge 40 (che, come è noto, vedeva impegnato tutto il mondo cattolico a favore del boicottaggio del voto) per impedire il raggiungimento del quorum anche al referendum regionale
La legge regionale n° 8, approvata purtrop¬po anche dai partiti del Centrosinistra, auto¬rizza lo smaltimento in Sardegna di scorie pericolose di provenienza extraregionale (fumi di acciaieria ricchissimi di metalli pesan¬ti) "purché siano destinati ad attività produt¬tive". La grande centrale di Portovesme per estrarre dalle scorie circa il 7% di zinco, di fatto importa nell'Isola centinaia di migliaia di tonnellate di metalli pesanti che vengono smaltiti sul posto, al di fuori di ogni control¬lo e di ogni principio di cautela nonostante i danni rilevanti già accertati all'agricoltura (Vino 'al piombo') ed alla salute della popo¬lazione.

ENERGIA
Sul tema dell'energia i verdi di Nuoro fanno proprio il documento già pubblicato nella home page del sito nazionale: "La proposta dei Verdi della Sardegna è per un nuovo modello di evoluzione energetica nella Sardegna per la equa distribuzione delle rendite da fonti rinnovabili".
1° Principio ispiratore: Piccolo è bello.
Il modello economico della Sardegna é caratterizzato da una forte presenza di piccole aziende rurali e artigianali.
La necessità di accorciare le filiere é stata più volte evidenziata. Ridurre l'entropia e gli impatti nei rapporti economici significa limitare i trasporti delle produzioni da un capo all'altro del globo con l'unico dichiarato scopo di massimizzare le economie di scala e quindi i profitti. La necessità dell'utilizzo delle produzioni locali in primis per l'alimentazione, ma anche nell'edilizia e adesso nella produzione di energia pulita é talmente evidente che non necessita di alcuna ulteriore esplicazione. La globalizzazione ha senso per produzioni che non riguardano ciò che si può produrre in loco. Le fonti di energia rinnovabili consentono di rispettare questi parametri in quanto le fonti primarie, il sole e il vento, sono presenti in grande abbondanza su tutto il territorio isolano.
2° Principio ispiratore: Locale è bello! Sia in termini finanziari di investimento, sia delle produzioni che delle rendite.
Attualmente il mercato delle fonti rinnovabili in Sardegna é caratterizzato da un sistema di grandi centrali che vanno dai 50 ai 100 MW di potenza. Queste centrali sono tutte di proprietà di investitori esterni che non hanno neanche sede sull'Isola: utilizzano le nostre risorse naturali e portano a casa loro gli ingenti profitti. E' storicamente provato che la società sarda non é in grado di produrre accumulazione di capitale o imprenditori capaci di attrarre capitale di rischio.
Anche l'introduzione del sistema di realizzazione di serre agricole con i campi fotovoltaici integrati nel tetto, ha portato alcuni grossi speculatori a richiedere autorizzazione per interventi anche di 70 MW, cioè dire circa 60 ha di serre. Chiunque opera nel campo agronomico sa che questi progetti non hanno alcuna giustificazione economica e non sono in grado di garantire il mantenimento delle produzioni agricole all'interno degli impianti. Per altri aspetti queste grandi estensioni di serre sarebbero dei mostri agro-industriali caratterizzati da una necessità di forza lavoro dell'ordine di centinaia di addetti. Verosimilmente il risultato di questi interventi sarà l'esistenza di impianti fotovoltaici di enormi dimensioni, montati su strutture sovradimensionate ma abbandonate nella loro destinazione urbanistica originaria e reale, ciò a dire serre agricole.
Questi grossi interventi sono tutti riferibili a finanziarie che hanno sede fuori dal territorio isolano.
•Il paradigma da perseguire é quello della "generazione diffusa" che produca "reddito diffuso", che superi il modello delle grandi centrali e delle pertinenti sottostazioni per il collegamento alle linee di Alta Tensione.
Il modello di implementazione delle fonti rinnovabili, auspicato da tutti gli esperti di sostenibilità, sia ambientale che sociale (Rifkin, Silvestrini, Kyoto Club, Greenpeace, Legambiente) é quello della generazione diffusa. Questo modello proiettato sulle condizioni paesaggistiche, economiche e sociali dell'Isola, dovrebbe prevedere l'utilizzo della rete di distribuzione esistente. Questa é diffusa capillarmente in tutta l'isola, con linee di media tensione esistenti anche negli ambiti rurali più interni. Queste, a loro volta, sono impianti che tollerano potenziali di energia in ingresso pari a circa 1-2 MW, a seconda delle caratteristiche di progetto. Ne deriva che questa é la taglia delle centrali più grandi (i nodi della rete) che il modello deve implementare. La distribuzione del reddito, proveniente dagli incentivi statali, per l'implementazione delle FERS, é il secondo obiettivo. Il pacchetto di incentivi statali per i circa 2000 MW di Fonti Rinnovabili implementabile ammonta a circa sette miliardi euro.
Non é pensabile che la popolazione della Sardegna e quindi la politica che la rappresenta possa farsi sfuggire queste imponenti risorse da utilizzare per la propria sopravvivenza.
•Le centrali dovranno essere realizzate prevalentemente in ambito rurale.
E' nota infatti la necessità delle aziende agricole, per poter sopravvivere, di modificare l'articolazione delle proprie entrate determinate dalla monocoltura attuale ad azienda multifunzionale. L'esempio delle energy farm risponde a queste esigenze, in quanto integra il reddito da produzione energetica con quello agricolo.
In questo caso si potrebbero fare molteplici esempi di integrazione:
1) Serre fotovoltaiche di dimensioni pari alle capacità di lavoro di una famiglia di agricoltori (da 500 kW a 1 MW), realizzate con capitale di rischio o attraverso forme di finanziamento agevolate, garantite dal progetto e dalla resa finanziare degli incentivi (500 euro circa MWh prodotto, per 20 anni).
2) Piccole centrali eoliche, fotovoltaiche o da biomasse, in grado di produrre almeno la quantità di energia necessaria alle eventuali produzioni agricole o zootecniche.
3) Centrale di minieolico sino a 200 kW rientranti negli incentivi maggiorati della tariffa omnicomprensiva (300 euro MWh prodotto, per 15 anni).
4) Centrali eoliche con un singolo generatore eolico di potenza massima 1 MW, ad altezze di circa 55 mt dal suolo, rientrante negli incentivi dei certificati verdi (180 euro MWh prodotto, per 15 anni).
Si noti che in tutti questi casi, oltre agli introiti da incentivi, o da canoni di locazione delle superfici, o da mancato pagamento di ratei di mutuo per la realizzazione delle serre, esiste tutta un'economia indotta fatta di consulenti, progettisti, commerciali, installatori e infine manutentori, che genererebbe forti ricadute economiche sul territorio e farebbe nascere delle filiere di "conoscenza" e di ricerca e sviluppo.
In sostanza ciò che si vuol dire é che non si possono cedere ai grandi investitori continentali o europei i frutti delle nostre risorse naturali, così come già accaduto più volte nel passato dell'Isola. Non si può non approfittare di questa opportunità di alimentare un settore, quello rurale e agricolo, oggi esangue e alla ricerca di un nuovi modelli, con le risorse che esistono, identificate negli incentivi delle Fonti Rinnovabili .
•Il solare termico dovrà essere obbligatoriamente implementato su ogni edificio, o quasi, in presenza di necessità di acqua calda.
La tecnologia solare termica ha parametri di efficienza doppi rispetto a quella fotovoltaica, nel senso che a parità di superficie si riesci a prelevare dalla luce solare quantità di energia maggiori.
Già in passato la Regione ha finanziato la realizzazione di questi impianti. Manca ancora oggi una previsione organica che obblighi i costruttori o i proprietari a dotarne gli edifici in caso di nuova costruzione o manutenzione e restauro
•L'efficienza energetica dovrà essere organicamente pianificata.
La Sardegna é una delle poche regioni italiane che ancora non si sono dotate di una legge in materia di certificazione energetica.
Mancano ancora delle norme standard per la redazione dei regolamenti edilizi energetici comunali che gli enti locali non sono in grado di scrivere con le loro insufficienti risorse, umane e finanziarie.
•Promozione delle società consortili pubbliche, ovvero di pubblic company partecipate dai cittadini di un comune, che realizzino le suddette centrali di media dimensione (1 MW).
•Individuazione di un iter procedimentale veloce, liberato dalle attuali farraginosità, che salvi comunque le norme di salvaguardia ambientale, storica e paesaggistica.
La Sardegna é l'unica regione italiana che non si é dotata del procedimento unico, per l'approvazione di progetti per la realizzazione di centrali di produzione energetica da Fonti Rinnovabili, così come prevista dalla Legge 387/2003.
E' necessario pertanto che questo procedimento venga attivato anche sul nostro territorio.
La legge prevede che la realizzazione degli impianti micro e minieolici, nonché gli impianti fotovoltaici totalmente e parzialmente integrati nelle costruzioni possano essere installati dopo l'invio di una semplice comunicazione o attraverso una DIA. Nel caso di impianti sopra una determinata soglia, per le attività commerciali, il procedimento sarà quello definito dalla L.R. 3/2008 che istituiva lo Sportello Unico delle Attività Produttive.
•E' necessario fermare le speculazioni da parte di grandi società finanziarie che sfrutterebbero le risorse del territorio, a discapito dell'economia isolana e degli operatori locali.
Operativamente occorre una:
•Modifica delle linee guida attuali sia sull'eolico che sul Fotovoltaico.
•Relativa liberalizzazione dei piccoli impianti (sino a 20 kW). Riduzione delle farraginosità burocratiche.
•Il microeolico verrà definito sino a 20kW (attualmente 3 kW) ; il minieolico sino a 200 kW (attualmente 60kW) così come indica la normativa nazionale (finanziaria 2008).
•Eliminazione del limite di realizzazione di un singolo generatore per il micro e minieolico per numero di generatori tra i 3 e i 5 per impianto a secondo delle caratteristiche del sito e dei generatori.
•Eliminazione del vincolo di autoproduzione (obbligo del consumo in azienda del 70% dell'energia prodotta) per gli impianti micro e minieolici.
•Revisione delle linee guida sull'eolico in merito alla possibilità di installazione nelle sole zone PIP, in quanto queste sono già compromesse perché abitate e ospitanti attività di forte antropizzazione.
•Nuovi presupposti per installare il mini e medio eolico (1 MW) che potranno essere installati solo in presenza di una ventosità media di 6,5 m/s a 25 mt dal suolo, in quanto questa caratteristica garantisce una produzione di 2000 ore equivalenti, capace di far ammortizzare gli investimenti, mediamente, in cinque anni.
•Promozione della nascita di Agenzie Energetiche Provinciali che:
1. Sviluppino servizi di assistenza e consulenza alle amministrazioni locali in materia di FERS e di efficienza energetica nel campo dell'edilizia, dell'illuminazione pubblica, ma anche della mobilità.
2. Redigano dei regolamenti energetici edilizi standard per i comuni.
3. Verifichino l'attuazione in materia di certificazione energetica degli edifici.
In tema si fotovoltaico, i verdi di Nuoro hanno presentato all'amministrazione provinciale il progetto "Mille tetti fotovoltaici" in partnership con Impresa a rete e col coinvolgimento delle cooperative sociali di tipo B operanti sul territorio provinciale. Il progetto avrebbe consentito la creazione di almeno trenta nuovi posti di lavoro. L'insensibilità dell'assessore provinciale uscente a cuui si chiedeva solo di pubblicare il bando senza alcun onere finanziario per l'amministrazione provinciale, è stata una delle ragioni che ci ha spinto a lavorare per il progetto di un nuovo centrosinistra più attento alle tematiche dei verdi e in particolare ai temi della green-economy.


NO AL RISCHIO NUCLEARE
Anche da noi si registra un diffuso allarme sociale per le manovre sotterranee del Governo nazionale che vuole costruire diverse centrali nucleari per la produzione di energia, a dispetto del perdurante rifiuto popolare (oltre il 60% degli Italiani è contrario). La Sardegna pare debba essere sede di una o più di queste centrali.
Il no dei Verdi, oltre ad affermare il principio di precauzione dinanzi ai non risolti problemi di sicurezza, sottolineano i costi insostenibili di tale scelta che potrebbero essere meglio investiti su altre fonti rinnovabili come sopra evidenziato.
Dopo le tristissime vicende di militari uccisi o malati di emo-linfopatie da contaminazio¬ne con uranio impoverito nel corso di spedi¬zioni militari all'estero (la cosiddetta sindro¬me del Golfo o sindrome dei Balcani) o per l'utilizzo di proiettili ad uranio impoverito nel corso di esercitazioni nei vari poligoni militari disseminati nella nostra Isola, lo stato di allarme dei verdi resta molto elevato per smascherare le manovre soporifere della stampa e dei media del regime plutocratico che spadroneggia in questo paese, che continua a negare i diritti al risarcimento danni alle vittime e ai loro familiari nonostante la comunità scientifica non nutra più alcun dubbio sulla relazione di causa-effetto tra l'esposizione all'uranio impoverito e le patologie sopra richiamate.

TURISMO
Il programma di governo del presidente Soru rin¬negava il modello del turismo di massa, pola¬rizzato sulle coste, devastante per il territo¬rio e con minimo valore aggiunto in termini di occupazione e di sviluppo economico loca¬le (turismo 'mordi e fuggi') che determina un consumo scrite¬riato di territorio ed accentua sempre più la marginalizzazione dell'entroterra.
La Provincia, in collaborazione con gli enti Parco, le Comunità locali e montane e quello che resta dell'Università nuorese, dovrà dotarsi di un proprio piano turistico provinciale per promuovere la completa rimodulazione e riqualificazio¬ne dell'offerta di beni ambientali, cultura¬li e di prodotti tipici locali (eno-gastrono¬mici, dell'artigianato artistico ecc.) e per garantire nel contempo la salvaguardia ambientale e la tutela dei pro¬dotti con apposito marchio di qualità e di origine controllata.


ISTRUZIONE E FORMAZIONE
Per una realtà come la nostra, la cui prin¬cipale risorsa non è costituita dall'abbon¬danza di materie prime, ma dall'immenso patrimonio di bellezze naturali, archeolo¬giche ed artistiche e da una grande eredi¬tà di civiltà e di cultura, l'impegno priori¬tari deve essere di investire nella formazio¬ne. e nell'istruzione
Serve un Piano straordinario per la lotta contro il gravissimo fenomeno della dis¬persione scolastica, per la messa in sicu¬rezza delle strutture scolastiche esistenti, per risolvere il problema della vivibilità degli spazi scolastici rendendoli disponi¬bili anche oltre l'orario scolastico per atti¬vità sociali e ricreative.
Una delle competenze più importanti del¬la Provincia è costituita dalla formazione professionale che, per effetto della recen¬te evoluzione del quadro normativo ( riforma Moratti della scuola e legge 30 sul mer¬cato del lavoro ) ha acquisito una notevo¬le centralità nelle politiche pubbliche del settore, drenando ingenti risorse.
Nel merito dell'offerta formativa appare particolarmente preoccupante il ruolo che viene attribuito alla Provincia nell'attua¬zione del cosiddetto obbligo formativo. In particolare in attuazione della cosiddetta " alternanza scuola - lavoro" introdotta dal¬la riforma Moratti, alla Provincia viene chie¬sto di favorire la stipula di accordi tra Isti¬tuzioni scolastiche, formative ed imprese, con la possibilità di espletare il diritto -dovere di istruzione, non solo nella scuo¬la, ma anche nella formazione professio¬nale ed in apprendistato.
Questo significa che molti ragazzi rischiano di essere "con¬dotti" dall'istruzione verso un sistema di serie b, dove addirittura l'impresa viene assunta come luogo formativo.
L'Amministrazione provinciale dovrà ela¬borare un programma di orientamento inte¬grato e funzionale al miglioramento della qualità dell'offerta professionale nel terri¬torio ma dovrà soprattutto puntare a rin¬forzare la scuola pubblica per portarla a livelli di eccellenza e vigilare contro il rischio di marginalizzazione culturale attra¬verso un'azione di orientamento rivolta alle famiglie e agli allievi dell'ultimo anno della scuola media, volta ad indirizzare la scel¬ta verso il sistema dell'istruzione.
Per limitare i danni già prodotti dalla riforma Gelmini la Provincia deve investire risorse e sollecitarne dalla Regione per evitare la desertificazione culturale del nostro territorio che, in ragione soprattutto dell'estrema dispersione demografica, non può sopportare ulteriori chiusure di presidi scolastici territoriali se non si vuole trasformare i sardi in un popolo di camerieri, giardinieri al servizio dei padroni del vapore.
Una particolare attenzione l'Amministra¬zione provinciale dovrà riservare alla realizzazione a Nuoro di un polo universitario autonomo dotato di risorse finanziarie proprie garantite dallo Stato e dalla Regione.
Dopo il fallimento del modello di sviluppo industriale imper¬niato sulla chimica di base e sul tessile che ci lasciano in eredità migliaia di disoccu¬pati ed inquinamento del territorio, solo un forte investimento nell'istruzione di alta specializzazione universitaria in stretta cor¬relazione coi progetti di sviluppo econo¬mico può invertire il trend negativo del flus¬so demografico, causato soprattutto dalla ripresa dei flussi emigratori che interessa, purtroppo le nuove generazioni.
Abbiamo potuto osservare infatti che i cervelli in fuga dall'Isola, difficilmente trovano poi condizioni appena accettabili per rientrare nella Terra di origine per valorizzare il sapere acquisito nella Penisola o all'estero.

 
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