Il fronte ambientalista manifesta di fronte al ministero dell’Ambiente contro la riduzione del 50% dei contributi pubblici. Sammurri, Federparchi: «Questi non sono tagli, è l’azzeramento del finanziamento»
Ventitré Parchi nazionali dovranno sopravvivere con la metà dei finanziamenti pubblici annualmente destinati alla loro
gestione. La manovra, ormai blindata dalla fiducia parlamentare, peserà sui bilanci delle aree verdi fino a comprometterne la stessa esistenza. «non è un taglio, è l’azzeramento del finanziamento pubblico», denuncia il presidente di Federparchi Gianpiero sammuri per poi subito sottolineare che «oggi molti spendono il 50 per cento delle somme soltanto per pagare personale e bollette ». Dei 52 milioni distribuiti l’anno scorso (55 erano quelli destinati nel 2008), poi, gran parte serve a cofinanziare i progetti europei che, di norma, chiedono al beneficiario di compartecipare economicamente alla realizzazione dell’opera. «se mancano ifinanziamenti ordinari», aggiunge sammuri, «non si potrà compensare con l’Unione europea. Così si rinuncia anche a investire in ricerca e valorizzazione del territorio». si mette, insomma, a rischio l’esistenza di quelle aree che hanno bilanci in difficoltà mentre si ipoteca il futuro di quelle che resisteranno. Per questo il fronte ambientalista oggi manifesta di fronte al ministero dell’ambiente, con la speranza di spingere il ministro competente a far valere il proprio peso politico, se è vero che, come dichiarato recentemente alla stampa, l’intenzione è quella di difendere il patrimonio biologico e ambientale dei Parchi italiani. «se non ci sono possibilità di modi- fiche in manovra», argomenta il presidente Federparchi, «è anche vero che la partita non è ancora chiusa». La fondazione che raggruppa gli enti parco auspica che qualche somma si sblocchi attraverso un decreto correttivo della finanziaria. Legambiente, dal canto suo, ha già formalizzato la propria richiesta al ministro Prestigiacomo: «Chiediamo che ripristini un fondo ministeriale da mettere a disposizione delle aree protette per integrare le risorse tagliate dalla manovra finanziaria», scrive il responsabile del settore, antonio nicoletti. Per il presidente del Parco del Gran sasso Laga, arturo Diaconale, vicino al centrodestra, «la manovra è frutto dell’emergenza e la situazione dei Parchi non serve prestarsi a strumentalizzazioni politiche. senz’altro mi batto perché ci possa essere un riequilibrio, privilegiando un settore che è stato danneggiato dalla manovra». La possibilità di un intervento ad hoc va così calvalcata perché, spiega Diaconale, «gli effetti della finanziaria si produrranno dal 2011. io mi attengo a quanto ha dichiarato ilministro dell’ambiente, contro i tagli e a favore di un reintegro dei fondi. E credo che si siano anche i margini economici per farlo ». se tutti sperano in un intervento del ministero, tardivo ma riparatore, la salvezza dei Parchi sarà pregiudicata anche dalle ricadute che i tagli avranno anche sulle aree protette locali, con i trasferimenti alle regioni ridotti all’osso. «L’intero sistema sarà in affanno», avverte sammuri. Con conseguenze dirette sugli 80mila dipendenti attualmente occupati nella salvaguardia del verde pubblico.
gestione. La manovra, ormai blindata dalla fiducia parlamentare, peserà sui bilanci delle aree verdi fino a comprometterne la stessa esistenza. «non è un taglio, è l’azzeramento del finanziamento pubblico», denuncia il presidente di Federparchi Gianpiero sammuri per poi subito sottolineare che «oggi molti spendono il 50 per cento delle somme soltanto per pagare personale e bollette ». Dei 52 milioni distribuiti l’anno scorso (55 erano quelli destinati nel 2008), poi, gran parte serve a cofinanziare i progetti europei che, di norma, chiedono al beneficiario di compartecipare economicamente alla realizzazione dell’opera. «se mancano ifinanziamenti ordinari», aggiunge sammuri, «non si potrà compensare con l’Unione europea. Così si rinuncia anche a investire in ricerca e valorizzazione del territorio». si mette, insomma, a rischio l’esistenza di quelle aree che hanno bilanci in difficoltà mentre si ipoteca il futuro di quelle che resisteranno. Per questo il fronte ambientalista oggi manifesta di fronte al ministero dell’ambiente, con la speranza di spingere il ministro competente a far valere il proprio peso politico, se è vero che, come dichiarato recentemente alla stampa, l’intenzione è quella di difendere il patrimonio biologico e ambientale dei Parchi italiani. «se non ci sono possibilità di modi- fiche in manovra», argomenta il presidente Federparchi, «è anche vero che la partita non è ancora chiusa». La fondazione che raggruppa gli enti parco auspica che qualche somma si sblocchi attraverso un decreto correttivo della finanziaria. Legambiente, dal canto suo, ha già formalizzato la propria richiesta al ministro Prestigiacomo: «Chiediamo che ripristini un fondo ministeriale da mettere a disposizione delle aree protette per integrare le risorse tagliate dalla manovra finanziaria», scrive il responsabile del settore, antonio nicoletti. Per il presidente del Parco del Gran sasso Laga, arturo Diaconale, vicino al centrodestra, «la manovra è frutto dell’emergenza e la situazione dei Parchi non serve prestarsi a strumentalizzazioni politiche. senz’altro mi batto perché ci possa essere un riequilibrio, privilegiando un settore che è stato danneggiato dalla manovra». La possibilità di un intervento ad hoc va così calvalcata perché, spiega Diaconale, «gli effetti della finanziaria si produrranno dal 2011. io mi attengo a quanto ha dichiarato ilministro dell’ambiente, contro i tagli e a favore di un reintegro dei fondi. E credo che si siano anche i margini economici per farlo ». se tutti sperano in un intervento del ministero, tardivo ma riparatore, la salvezza dei Parchi sarà pregiudicata anche dalle ricadute che i tagli avranno anche sulle aree protette locali, con i trasferimenti alle regioni ridotti all’osso. «L’intero sistema sarà in affanno», avverte sammuri. Con conseguenze dirette sugli 80mila dipendenti attualmente occupati nella salvaguardia del verde pubblico.
Dina Galano
TERRA






