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Espressione di libertà

Contro il ddl intercettazioni, la Federazione della stampa oggi chiama alla piazza partiti, sindacati e cittadini. Una protesta «incessante» che il 9 luglio culminerà con lo sciopero nazionale

 

La “chiamata alle armi” contro il disegno di legge sulle intercettazioni oggi conduce il fronte del no nelle piazze italiane. a bavagliogiugno guidare la controffensiva la Federazione nazionale della stampa (Fnsi) nell’appuntamento principe di Piazza navona a  Roma dove, a partire dalle 17, si alterneranno interventi di giornalisti, politici, scrittori e cittadini. Una notte bianca  organizzata a Conselice - dove sorge il monumento alla libertà di stampa - e iniziative, tra le altre, a milano, Padova,  Torino, Parma, ma anche Londra e Parigi, si uniscono alla protesta. a finire sotto il fuoco incrociato non sono solo le  norme cosiddette “bavaglio” dell’informazione che la maggioranza parlamentare vuole approvare entro l’estate, ma  anche una lunga serie di provvedimenti - manovra compresa - che colpiscono l’editoria e la cultura, tagliando fondi e contributi pubblici per oltre 100 milioni di euro. a rischio chiusura un centinaio di testate; quelle che invece resisteranno,  saranno comunque gravate da nuovi limiti alla cronaca e pesanti sanzioni che si abbatteranno sugli inadempienti. il  combinato disposto degli interventi all’esame del Parlamento, insomma, stringe ai lati la libertà di stampa al punto che il sindacato di categoria, dopo aver confermato lo sciopero del 9 luglio, ha minacciato di ricorrere alla Corte europea dei  diritti dell’uomo.
Per il sindacato dei giornalisti, però, ci sono obiettivi che devono essere raggiunti nella discussione alla  Camera. La proposta di Franco siddi e Roberto natale, rispettivamente segretario e presidente della Fnsi, è  l’introduzione di una «udienza filtro» duran-te la quale possano essere distinte le intercettazioni utili alle indagini da  quelle da cestinare. occorre soprattutto «eliminare il divieto assoluto di pubblicare per riassunto quelle messe in  deposito a disposizione dell’indagato, prima dell’udienza preliminare» perché comunque già conosciute dagli interessati   destinate al processo. Con l’entrata in vigore di questo disegno di legge, nemmeno le denunce documentate  a parte delle parti civili nel processo sarebbero lecite: per ribadire che altrimenti «le indagini (relative ai  loro casi, ndr) sarebbero state archiviate », ilaria Cucchi e Patrizia aldovrandi hanno dato la propria adesione alla  manifestazione di oggi. «eccessive», dicono ancora i giornalisti, le sanzioni a carico dei cronisti e quelle amministrative  per gli editori. Tante, poi, le pronunce di magistrati e giuristi che hanno sottolineato le ripercussioni che la nuova legge,  se approvata, riverserà sull’efficacia del contrasto alla criminalità organizzata e delle indagini stesse. non c’è appello al  diritto alla privacy che tenga, come ha sottolineato stefano Rodotà, ex Garante della relativa authority: «se si vuole  un’effettiva e difendibile tutela della privacy - ha detto sottoscrivendo l’iniziativa - è sufficiente intervenire sulle  intercettazioni estranee alla materia dell’indagine». L’intero centrosinistra è compatto nella condanna: i capigruppo di  Pd, idv e Udc alla Camera ieri hanno preannunciato «la presentazione di una richiesta unitaria per accantonare e rivedere per intero il ddl».


Dina Galano
TERRA

 

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