Non è preoccupato per i venti separatisiti del suo Paese. Jean-Michel Javeaux leader di Ecolo, reduce dal successo delle votazioni del 13 giugno si dice «pronto a governare con qualsiasi coalizione»
Il Paese perde i pezzi (letteralmente) ma lui sembra non sembra essere preoccupato. «Il Belgio non è la Cecoslovacchia,
e Bruxelles non diventerà mai la Gerusalemme d’Europa ». Jean-Michel Javaux, 42 anni, leader di Ecolo il partito ecologista francofono non vede alcun rischio di «separazione» nel suo Paese nonostante il partito nazionalista fiammingo -Va abbia ottenuto il 27 per cento portando il suo leader, Bart De Wever, (l’Umberto Bossi delle Fiandre) ad essere ora l’incaricato a formare il nuovo governo. Nel nuovo esecutivo sarete costretti a lavorare affianco ai socialisti francofoni e ai nazionalisti fiamminghi. Con chi sente più affinità, con De Wever o Di Rupo (socialisti)? Bart De Wever ha un’obiettivo, la separazione del Paese in due regioni (la Vallonia francofona e le Fiandre fiamminghe di lingua olandese ndr), ma il suo resta un programma inattuabile. Con Elio Di Rupo sicuramente ci sono più affinità. Con questo non bisogna dimenticare che buona parte del suo partito resta ancorata ad una vecchia visione dello sviluppo basata sull’industria pesante molto presente in Vallonia.
e Bruxelles non diventerà mai la Gerusalemme d’Europa ». Jean-Michel Javaux, 42 anni, leader di Ecolo il partito ecologista francofono non vede alcun rischio di «separazione» nel suo Paese nonostante il partito nazionalista fiammingo -Va abbia ottenuto il 27 per cento portando il suo leader, Bart De Wever, (l’Umberto Bossi delle Fiandre) ad essere ora l’incaricato a formare il nuovo governo. Nel nuovo esecutivo sarete costretti a lavorare affianco ai socialisti francofoni e ai nazionalisti fiamminghi. Con chi sente più affinità, con De Wever o Di Rupo (socialisti)? Bart De Wever ha un’obiettivo, la separazione del Paese in due regioni (la Vallonia francofona e le Fiandre fiamminghe di lingua olandese ndr), ma il suo resta un programma inattuabile. Con Elio Di Rupo sicuramente ci sono più affinità. Con questo non bisogna dimenticare che buona parte del suo partito resta ancorata ad una vecchia visione dello sviluppo basata sull’industria pesante molto presente in Vallonia.Noi sottoporremo il nostro programma basato sulla transizione verso un economia verde e sostenibile a qualunque sia il nuovo capo di governo. Nel Paese c’è bisogno di riforme, anche se dal voto è emerso un forte disagio della cittadinanza. Il Belgio è a rischio separazione? No, non siamo la Cecolosvacchia con due distinte capitali. Il Belgio ha un’unica capitale: Bruxelles. Città francofona che si trova geograficamente nella regione fiamminga: le Fiandre. Nessuna delle due comunità arriverà mai a rinunciare a Bruxelles, parlare di separazione quindi è del tutto demagogico. De Wever viene dipinto dalla stampa straniera come un personaggio pericoloso. È così? Penso di no, il suo successo è legato al gran carisma, Bart De Weber non è un politico che parla politichese, ma va dritto al cuore e lla pancia della gente. Va detto che il suo non è un partito di estrema destra xenofobo e che ha saputo piuttosto raccogliere il malcontento della borghesia fiamminga stanca di pagare tasse al governo federale e vederle ripartite in un sistema di welfare di cui beneficia principalmente la Vallonia che ha un tasso più alto di disoccupazione. Cosa fare allora per unire il Paese? Noi da anni diamo il buon esempio: Ecolo francofoni e Groen fiamminghi a livello federale sono l’unica amiglia politica ad avere un gruppo comune al Parlamento. Abbiamo sempre lavorato insieme per raggiungere gli tessiobiettivi. Ad ogni modo urge una riforma istituzionale del Paese che porti ad una maggiore autonomia regionale, llo stesso tempo occorre aumentare la coesione con la maggiore interazione delle due comunità Quali sono gli obiettivi Verdi? Continuare la conversione ecologica dell’economia. Nel 2009 abbiamo dato l’avvio alla costruzione di case popolari basate sulla bioarchitettura. Con la ristrutturazione dei vecchi edifici, poi, che verranno adattati per risparmiare energetico, pensiamo che l’indotto della bioedilizia possa cresce fi- no a raggiungere una decina di migliaia di posti di lavoro. Quali strategie adotterete per incrementare e gli investimenti nella green economy? Bisogna detassare gli investimenti nei settori strategici, come quello della produzione di energia da fonti rinnovabili. A questo proposito vogliamo coinvolgere non solo i privati ma anche lo Stato che potrebbe utilizzare i fondi pensione. Nel 2003 avete fatto votare una legge per uscire dal nucleare. Ce la farete a farla rispettare? Sarà davvero dura. In Belgio il 55 per cento della produzione dell’energia dipende dall’atomo. La lobby nucleare è legata a tutti i partiti politici. Nel 2015 dovrebbero chiudere i primi tre reattori. Ma i nuclearisti sono già andati all’attacco facendo credere che se questo dovesse avvenire i belgi si ritroveranno presto a lume di candela. In realtà non è vero, abbiamo calcolato che già da oggi potremmo essere in rado di rimpiazzare quella quantità di energia con le fonti alternative.
Susan Dabbous da Bruxelles
TERRA






