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Governatori alla carica

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I presidenti delle Regioni bocciano all’unanimità la manovra. Il governo Berlusconi riesce nella difficile impresa di mettere d’accordo tutta Italia, dalle Alpi a Lampedusa, dalla destra alla sinistra

La manovra è «irricevibile » e deve «cambiare». è un coro all’unisono quello intonato dai presidenti delle consigli regionali   delle Province autonome, messo nero su bianco nel documento programmatico votato all’unanimità, ieri, a  Roma, a conclusione della riunione straordinaria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, tenutasi per discutere dei draconiani tagli del governo.
Una bocciatura, in primis, nel metodo: «la manovra è stata costruita dal  governo senza condivisione, né sulle misure né sull’entità del taglio, riproponendo una situazione di assenza e di  coinvolgimento diretto». Una bocciatura, anche nella sostanza: «Ci saranno ricadute oggettive che riguardano le  competenze fondamentali per i cittadini e le imprese nonché per la corretta applicazione del federalismo fiscale», ha  aggiunto il presidentedella Conferenza delle Regioni Vasco errani. a partire dal 2011, verranno tagliati 4,3 miliardi, mentre  e competenze che costituzionalmente spettano alle Regioni restano invariate. anzi, le attuali riforme dello stato sociale, che puntano sempre di più sul welfare market, il cui pilastro principale sono le autonomie, coerentemente con i  principi di sussidiarietà enunciati nel Titolo V della Costituzione, rendono lecito ritenere che il ruolo delle Regioni nella  produzione ed erogazione dei beni pubblici andrà addirittura ampliandosi. insomma, alle Regioni si chiede di più ma si dà  oro meno. Nè l’enti-tà dei tagli può rappresentare un semplice incentivo all’efficienza e al risparmio. Si tratta di un  macete scagliato contro i servizi alla persona e i diritti dei cittadini. Paradossalmente, questi tagli rappresentano quasi un  modo di affogare nella culla il federalismo sul quale punta il governo. e non è un caso che anche i governatori del  “profondo Nord” non utilizzino il fioretto per liquidare la manovra di Tremonti. «Questi tagli sono incostituzionali - tuona il  presidente della Regione lombardia Roberto Formigoni -. alle Regioni vengono tolti i soldi ma non le funzioni: questo   contraddice quanto disposto dalla Corte Costituzionale», insiste il governatore. Un altro berluscones di ferro, giuseppe  Scopelliti, presidente della Calabria e coordinatore regionale del Pdl, è ugualmente sferzante: «la Calabria paga già un  gap strutturale atavico ed ulteriori tagli potrebbero minare il percorso di crescita e sviluppo che stiamo avviando». Se i  governatori “padani” temono che i tagli si ripercuoteranno negativamente sulle imprese, al Sud la preoccupazione  maggiore è rappresentata da quelle fasce deboli della popolazione che maggiormente si basano sui ser-vizi assistenziali  elargiti dalle autonomie. i tagli significheranno, quindi, mettere a rischio i diritti di cittadinanza ma anche la corretta gestione dell’ambiente. Si risparmierà sulla tutela al territorio, facendo pagare il conto alle generazioni che verranno. il  capolavoro politico del governo è compattare il fronte delle Regioni,  spaccato fra chi anela al federalismo e chi lo teme.    Formigoni, inoltre, in forza del taglio sui trasporti, crede che molte Regioni non potranno onorare i contratti con i  concessionari pubblici e con Trenitalia, esponendosi ad un rischio contenziosi che vedranno gli enti, alla fine,  soccombenti. Secondo errani, le Regioni rischiano di pagare la crisi di più dello Stato centrale nonostante si siano  comportate meglio, avendo ridotto il contributo al debito pubblico del 6% mentre lo Stato centrale ha incrementato  la sua    ota di oltre il 10%.   

 

 

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