
Intervista Il senatore Pd ed ex leader di Legambiente concorda con il presidente del Sole che ride, giunto al quinto giorno di sciopero della fame. Un sondaggio rivela: per tre persone su quattro i temi ecologici sono penalizzati dai media
Quasi tre persone su quattro, in Italia, pensano che i temi ambientali siano sostanzialmente assenti dai mezzi di informazione. E, a conferma del dato di oscuramento, Ipr Marketing ha rilevato anche che solo il 7 per cento degli italiani sa che è in corso lo sciopero della fame del presidente dei Verdi Angelo Bonelli affinchè il servizio pubblico televisivo dia spazio alle notizie sull'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo (e che ci renderanno sempre più cara), il clima in cui viviamo.
Abbiamo chiesto un parere al senatore del Pd Roberto della Seta, ex presidente di Legambiente e uno dei parlamentari maggiormente impegnati in campo ambientale. «Il problema della visibilità dell'ambiente esiste e putroppo non è nuovo.
Gli ultimi due anni però, hanno segnato un netto peggioramento della situazione soprattutto se si considera la distanza siderale che separa il peso del tema ambiente sui nostri media dall'attenzione che ottiene nell'informazione degli altri paesi del mondo. Alla base c'è storicamente un'arretratezza culturale del nostro sistema dei media, una mentalità di chi gestisce e dirige i giornali che fatica moltissimo a riconoscere nella questione ambientale un tema della modernità, che incrocia economia, sviluppo e uscita dalla crisi.
Nella mentalità della classe dirigente degli organi di informazione e della classe dirigente italiana tout court vince un panorama novecentesco in cui tutt'al più questi temi sono oggetto di curiosità, un fatto di costume. A questo fattore se ne aggiunge uno di stretta attualità politica. Le televisioni oscurano il tema ambientale perchè occupandosene metterebbero in discussione le scelte del governo Berlusconi, che è per lo meno - a essere molto benevoli - indifferente al tema.
Le tv dovrebbero occuparsi del perché si torna su un nucleare anacronistico, del perché il Parlamento vota mozioni sul clima che sarebbero giudicate ridicole ovunque in Europa. E a mancare è, come ha sottolineato lo stesso Bonelli, l'informazione dai territori: con le due maggiori città governate dal centrodestra, occuparsi di smog significa mettere in discussione la dimensione politica».
Basta lo sciopero della fame per attirare l'attenzione?
A giudicare dai sondaggi, il silenzio sull'ambiente si estende anche all'iniziativa di Bonelli. Questa situazione meriterebbe non solo la protesta, giusta, dei Verdi, ma anche una mobilitazione politica ampia.
Putroppo l'opposizione non ha messo questi temi al centro delle politiche. Lo sciopero della fame è uno strumento estremo, ma in Italia se ne è fatto un uso che lo ha banalizzato. Per questo un'iniziativa di questo genere ha difficoltà a essere vista e riconosciuta nel suo valore di grido di allarme generale, per tutta la società e non solo in nome di un valore di parte.
Capisco che del resto sia difficile trovare in questa situazione altri mezzi. E mi auguro che l'iniziativa di Bonelli costringa la Rai a occuparsi dell'ambiente e dei Verdi che hanno fatto politicamente una scelta non scontata, che merita un'attenzione più vasta di quella che raccoglie.
Simonetta Lombardo da Terra







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