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Lunedì 19 Marzo 2012 02:40

In ricordo di Gino Girolomoni



Si è spento la mattina del 16 marzo 2012, all’età di 66 anni. Ma la parola "spento" è sbagliata. Il senso di scomparsa che s'accompagna sempre alla perdita di una persona nota, conosciuta, stimata, amata, in questo caso non sarebbe condiviso da lui stesso, così profondamente credente nella vitalità della Terra da non concepire nemmeno il dubbio che la sua possa in nessun modo dissolversi. Il suo messaggio, l'energia, l'ispirazione.

 

BONELLI: CON UN GIOVANE DISOCCUPATO SU TRE IMMORALE SPENDERE SOLDI IN ARMI
SOLE CHE RIDE A GOVERNO: 'CANCELLARE TUTTO PROGRAMMA CACCIA BOMBARDIERI

I Verdi hanno aderito alla campagna promossa da Sbilanciamoci!, Tavola della Pace e Rete Italiana Disarmo per chiedere al Governo di non procedere all'acquisto dei cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35 e sabato 25 Febbraio parteciperanno a '100 Piazze contro i caccia F-35'.

"L'annuncio del ministro della Difesa Di Paola sul taglio di soli 40 F-35 sui 131 ordinati dall'Italia è insufficiente". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che chiede al Governo "di cancellare tutto il programma per l'acquisto degli F-35. Con un giovane su tre disoccupato è immorale spendere miliardi di euro per l'acquisto di armi. Cancellando l'acquisto dei 90 F-35 rimasti si potrebbero costruire 300mila km di pista ciclabile; acquistare 45 mila autobus ecologici; acquistare 4.200 treni per i pendolari; effettuare l'adeguamento strutturale di 29.000 scuole in zona a rischio sismico; costruire 142 km di metropolitana leggera (su modello di Torino)".

"Oggi più che mai con una crisi economica drammatica è necessario destinare risorse per dare lavoro ai giovani, investendo nella Green Economy, nella difesa del suolo, nelle rinnovabili e nel risparmio energetico - conclude Bonelli -. Il programma degli F-35 è incompatibile con la crisi e con i durissimi sacrifici che vengono chiesti agli italiani. Chiediamo al governo Monti di fare quello che la cancelliera Angela Merkel ha fatto nel 2010 quando la Germania ha tagliato la spesa per gli armamenti di ben 10 miliardi di euro".

Roma, 22 Febbraio 2012

 

Domenico-FiniguerraSi è appena conclusa l’assegnazione del premio Personaggio Ambiente Italia 2011. Il vincitore di questa edizione è Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, eletto dall’insindacabile giudizio del popolo del web con quasi il 17% dei voti.
Il Comitato Tecnico, composto da direttori di testate giornalistiche ambientali, giornalisti, responsabili di siti e blogger italiani di canali ambientalisti, vuole invece conferire una menzione speciale al Forum italiano dei movimenti per l’acqua, promotori e fondamentali sostenitori per il referendum sull’acqua pubblica dello scorso giugno.

Grande partecipazione di pubblico e grande soddisfazione per il premio Personaggio Ambiente Italia 2011, con oltre 7.500 votanti e tantissime nuove adesioni; come spiega Mario Notaro, segretario del Comitato Tecnico

"Siamo orgogliosi e felicemente stupiti della partecipazione del popolo del web al Premio. Abbiamo, infatti, più che raddoppiato i voti rispetto all’edizione precedente, sintomo del crescente interesse a tematiche legate all’ambiente, al clima, alla sostenibilità. Premiare una personalità che si è distinta per l’impegno nei confronti del notro Pianeta, in termini di sviluppo osstenibile, è un modo di veicolare l’attenzione di media e opinione pubblica su un tema di interesse comune: la salvaguardia dell’ambiente."

Il premio va a Domenico Finiguerra per il suo impegno nel movimento nazionale “Stop al Consumo di Territorio” che ha preso il via da Cassinetta di Lugagnano nel 2009. Il sindaco della cittadina della provincia di Piacenza è stato anche tra i primi firmatari per la Costituente Ecologista Civica. Tra i nomi candidati per il premio Personaggio Ambiente 2011 vi erano anche Wangari Maathai, Gisele Bundchen e molto altri volti noti nel campo della difesa dell’ambiente e dell’ecologia, per un totale di 21 candidati scelti dal popolo del web per essersi distinti con le loro idee e con le loro azioni nel settore ambientale in Italia. Tra questi, il secondo posto del premio Personaggio Ambiente 2011 va ai pescatori di Torre Guaceto, con il 14,2% di voti. Essi si sono distinti per aver scelto un progetto di pesca sostenibile nella Riserva di Torre Guaceto (Brindisi), in collaborazione con il Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta, decidendo di pescaee una volta a settimana, unicamente in una zona specifica, con reti più corte e maglie più larghe, azione che ha permesso il recupero della fauna ittica e dell’ecosistema nel suo complesso. Il terzo posto è invece per Peter Brandauer, presidente di Alpine Pearls, associazione di promozione per una vacanza ecocompatibile nei paesaggi incontaminati delle Alpi italiane.

Venerdì 28 Ottobre 2011 03:00

GIORNATA DI MOBILITAZIONE CONTRO IL CARBONE

 

CONTRO L’USO DEL CARBONE, PER UN LAVORO DEGNO,
PER CONTRASTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI E TUTELARE LA SALUTE
DANDO SPERANZA AL NOSTRO FUTURO

APPELLO PER UNA MANIFESTAZIONE NAZIONALE NEL POLESINE
E PRESIDI DAVANTI ALLE CENTRALI A CARBONE

www.fermiamoilcarbone.it

 

La scelta di incrementare l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica è una scelta nociva e sbagliata, soprattutto oggi che i cambiamenti climatici costituiscono una minaccia per il futuro del Pianeta e le fonti rinnovabili, insieme all’efficienza energetica, rappresentano l’alternativa efficace e praticabile. La combustione del carbone in centrali elettriche rappresenta, infatti, la più grande fonte “umana” di inquinamento da CO2, più del doppio di quelle a gas. A parole tutti sono per la lotta ai cambiamenti climatici, ma in Italia si fanno scelte in senso contrario, nonostante l’Unione Europea abbia assunto la decisione di ridurre entro il 2020 di almeno del 20% le emissioni di gas serra, rispetto ai livelli del 1990.

Il carbone è anche una grave minaccia per la salute di tutti: la combustione rilascia un cocktail di inquinanti micidiali (Arsenico, Cromo, Cadmio e Mercurio, per esempio), che coinvolgono un’area molto più vasta di quella intorno alla centrale. L’Anidride solforosa emessa, combinandosi con il vapore acqueo, provoca le piogge acide, per non parlare dei danni alla salute derivanti dalle polveri sottili.

La consapevolezza del legame tra danno ambientale e minacce per la salute umana, con inevitabili costi per la collettività, dovrebbe ormai costituire una consapevolezza comune. Ciò nonostante, e per mere convenienze proprie legate all’attuale prezzo del carbone (peraltro in salita), alcune aziende insistono per costruire nuove centrali a carbone o riconvertire centrali esistenti.

Con i recenti referendum oltre 26 milioni di italiani hanno rivendicato il diritto a decidere del proprio futuro, un futuro in cui i cambiamenti climatici non raggiungano livelli distruttivi per l’ambiente, il benessere e la stessa specie umana, un futuro di vera sicurezza energetica, un futuro di vera e stabile occupazione. In contrasto con questa ampia richiesta popolare Governo, Enel e altri lanciano invece un “piano carbone” che, oltre a Porto Tolle, riguarda la riconversione di vecchie centrali come Rossano Calabro, la realizzazione di nuovi gruppi come a Vado Ligure e Porto Torres o addirittura la costruzione di nuove centrali come Saline Ioniche, con un livello di investimenti, pubblici e privati, dell’ordine di 10 miliardi di euro. Con buona pace del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. Rivendichiamo il diritto a essere coinvolti in scelte chiare, fondate su strategie e piani condivisi e non dettati dalle lobby energetiche, ma dall’interesse di tutti e dal bene comune.

Proponiamo il territorio polesano come laboratorio nazionale per cominciare ad immaginare ed attuare l’alternativa energetica, per uscire dalle fonti fossili.

Cominciamo questo percorso con una giornata di mobilitazione nazionale contro il carbone il 29 ottobre, e con una manifestazione nazionale nel Polesine.

A Porto Tolle, l’ENEL vuole – anche con modifiche alle leggi e alle normali procedure, operate da una politica compiacente – convertire una centrale a olio combustibile in una centrale a carbone della potenza di 2000 MW, nel mezzo del parco del Delta del Po. Questa centrale a carbone emetterebbe in un solo anno 10 milioni di tonnellate di CO2 (4 volte le emissioni di Milano), 2800 tonnellate di ossidi di azoto (come 3.5 milioni di auto), 3700 tonnellate di ossidi di zolfo (più di tutti i veicoli in Italia), richiedendo lo smaltimento di milioni di tonnellate di gessi e altre sostanze.

La centrale a carbone di Porto Tolle non ha alcun senso.
La riconversione avverrebbe al di fuori e contro di ogni strategia di riduzione delle emissioni di anidride carbonica (strategia che ancora oggi non c’è) e persino di ogni logica energetica, dal momento che l’Italia ha una potenza istallata quasi doppia rispetto al picco della domanda, al punto che i produttori di energia elettrica lamentano che gli impianti vengono oggi usati per un terzo della loro potenzialità.
Non solo: oggi le maggiori prospettive di nuovi posti di lavoro, nel mondo e in Italia, sono nei settori delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, con numeri che in alcuni Paesi ormai superano l’industria tradizionale; al contrario, la centrale a carbone porrebbe a rischio l’occupazione già esistente, e quella futura, nell’agricoltura, nel turismo e nella pesca.

La riconversione a carbone avverrebbe con una tecnologia di combustione che, pur spinta ai suoi migliori livelli, resta sempre assai più inquinante di quella basata sul gas naturale, e dannosa per la salute; nel caso di Porto Tolle, i dati di rilevazione e le epidemiologie mostrano che l’inquinamento e i danni sanitari si estenderebbero per buona parte della Pianura Padana.
Il ricatto occupazionale di ENEL, dunque, va rifiutato da tutti con dignità e fermezza, perché oggi più che ieri il futuro è nell’economia sostenibile per l’ambiente e la salute, tanto più che, sul piano occupazionale, la bonifica dell’area ed una sua riconversione verso impianti e produzioni nel settore delle energie rinnovabili pulite darebbero lavoro stabile e sicuro ad un maggior numero di persone.

Con la giornata del 29 ottobre ci rivolgiamo a tutti, anche a coloro che subiscono il ricatto occupazionale, nel Polesine e ovunque in Italia vi siano centrali a carbone o progetti di costruzione di nuove centrali o di ampliamento di quelle esistenti, per rifiutare tutti insieme la contrapposizione tra lavoro ambiente e salute, cominciando invece a costruire un lavoro dignitoso, una società basata sull’interesse comune e non sugli interessi di poche lobbies, sulla possibilità di un futuro per tutte e tutti.

 


 

 

L'appello è stato lanciato su internet e condiviso da movimenti e associazioni, tra cui i Verdi, che hanno anche aderito alla manifestazione che avverrà a Adria, in provincia di Rovigo. 

Assieme ai Verdi, impegnati in questi giorni nello svolgimento delle primarie del simbolo della nuova federazione tra ecologisti e civici, ci sarà anche il presidente Angelo Bonelli. «Domani sarò alla manifestazione di Adria perché una politica energetica pulita, amica dell'ambiente e meno costosa per i cittadini e le imprese è possibile», dice il leader ecologista che aggiunge che «2000 MW di energia prodotta da carbone (ossia quelle che verrebbero prodotte nella Centrale Enel di Porto Tolle, nel Parco del Delta del Po) equivalgono ad almeno 10 milioni di tonnellate di anidride carbonica immessa nell'atmosfera oltre che a milioni di tonnellate di polveri sottili, vere e proprie polveri killer che andrebbero ad inquinare l'aria che respiriamo ogni giorno e l'agricoltura».

Bonelli ha anche bacchettato le politiche di retroguardia di questo governo affermando che «le politiche energetiche dell'Italia devono puntare sull'efficienza, sul risparmio energetico e sulle rinnovabili che rappresentano il futuro dell'energia, come dimostra il fatto che grandi potenze economiche come la Germania prevedono di produrre al 2050 l'80% della propria energia da fonti rinnovabili. L'Italia la smetta di essere il fanalino di coda in Europa e scelga la via delle energie pulite che, a differenza del carbone vecchio e inquinante, sono amiche dell'ambiente e della salute».

MOZIONE POLITICA

 

Il Consiglio Federale Nazionale dei Verdi, riunito a Roma il 19 giugno 2011, ascoltata la relazione generale del Presidente nazionale Angelo Bonelli, ascoltato l'ampio dibattito politico che è seguito ed ha arricchito le proposte contenute nella relazione introduttiva approva la relazione del Presidente;

Si impegna a continuare la discussione dei temi dibattuti a livello locale e regionale e in un successivo Consiglio Federale Nazionale entro il prossimo settembre 2011;

dà mandato all'Esecutivo Nazionale ed all'Ufficio di Presidenza, allargato ai Presidenti regionali, di ricercare la migliore soluzione (anche grafica) del simbolo e del nome per la conclusione del processo costituente, da sottoporre alle "primarie" del prossimo autunno per il nuovo soggetto politico ecologista, verde e civico.

Lomelo, Carrabs, Zanella, Bonessio, Mossutto, Diolaiti, Ripamonti, Finocchiaro, Montanari, Giorgetti, Spedicati, Belardo, Pascuzzi, Greco, Ciaccia, Catalani, Russo, Giugliano.

Approvata all'unanimità

 

MOZIONE BILANCIO

 

Il Consiglio Federale nazionale dei Verdi, riunito a Roma il 19 giugno 2011, sentita la relazione del Tesoriere nazionale, approva il bilancio consuntivo 2010 della Federazione dei Verdi.

Approvata all'unanimità

 

MOZIONE SU NOMINA GIURI' NAZIONALE

 

Il Consiglio Federale nazionale dei Verdi, riunito a Roma il 19 giugno 2011, visto l'art.22 dello Statuto, su proposta dell'Esecutivo nazionale, elegge con voto palese all'unanimità dei presenti il nuovo collegio del Giurì così composto: Avv. Maurizio Rizzo Striano in qualità di Presidente, Prof. Avv. Giuseppe Carugno componente, Avv. Rocco Panetta componente, Avv. Valentina Stefutti componente, Avv. Viviana Straccia componente.

Approvata all'unanimità

 

MOZIONE DI INDIRIZZO

 

Il Consiglio Federale nazionale dei Verdi, riunito a Roma il 19 giugno 2011, decide di avanzare una proposta di legge di iniziativa popolare per la sobrietà nella politica e la restituzione alle assemblee elettive dei poteri di decisione sottratti per attribuirli agli esecutivi.

Turroni, Diolaiti

Mozione non posta in votazione ma acquisita come indirizzo dalla Presidenza e demandata per la sua discussione ad un successivo Consiglio Federale.

Mercoledì 13 Aprile 2011 21:48

IL PIANO B

L'OPZIONE AMERICANA PER LE CENTRALI ITALIANE
IL GOVERNO NON HA RINUNCIATO AL NUCLEARE
I VERI MOTIVI DELLA MORATORIA



Introduzione

Ad un mese dal disastro di Fukushima gli ardori atomici del governo Berlusconi non sono affatto placati. Nonostante la moratoria di 12 mesi per la costruzione delle centrali italiane l’attività del governo freme. Lo dimostra il fatto che contestualmente alla moratoria è stato approvato il decreto sulla localizzazione delle centrali con le correzioni necessarie dopo la sentenza della Corte costituzionale che bocciava il primo decreto.

La pausa imposta dall’apprensione di Berlusconi rispetto al fatto che il referendum sul nucleare potesse tirare la volata a quello sul legittimo impedimento ha riaperto i giochi nel governo e diversi ministri si scontrano per scegliere la cordata a cui affidare il business atomico da 30 miliardi.

Ritornano d’attualità gli americani di Westinghouse che già avevano avviato contatti in fase avanzata con membri dell’esecutivo fra cui il ministro degli Esteri Franco Frattini.

Prima priorità? Far saltare il referendum del 12 e 13 giugno che rappresenterebbe la pietra tombale sui piani atomici del governo e rappresenterebbero una minaccia per il Presidente del Consiglio.

E si comincia a parlare dei mini reattori IRIS…


IL PIANO DI “RISERVA” PER L’ATOMO ITALIANO

Il piccolo reattore inserito nel piano nucleare

Distratti dal reattore Epr, dagli accordi ai massimi livelli tra Sarkozy e Berlusconi sul nucleare, ben pochi si sono accorti che all’interno del documento di scenario realizzato nel 2009 dal Politecnico di Milano e dall’Enea per il MSE sono presenti oltre l’Epr  di Areva, l’Ap1000 di Westinghouse anche l’Iris, reattore modulare, nel senso che se ne possono affiancare più di uno nello stesso sito su modello Fukushima, da 335 MWe, dal costo di circa un miliardo di euro, secondo gli estensori del rapporto, (tra i quali c’è il Professor Marco Enrico Ricotti, ora anche membro della neonata Agenzia per la sicurezza nucleare). Si tratta di un “nucleare minore” che potrebbe essere appetibile a una moltitudine di soggetti, oltre a Enel ed Eni, e che si “adatterebbe” bene all’orografia del nostro Paese, poiché necessita di reti di trasmissione elettriche di medie dimensioni e di poca acqua per il raffreddamento. In uno degli scenari descritti dal rapporto, i primi due Iris gemelli saranno realizzati a partire dal 2020 per arrivare a installarne nel 2020 ben dieci unità gemelle: in totale venti reattori su 10 siti.


Le dichiarazioni di Veronesi

Il piano di proliferazione del “piccolo” nucleare è passato in sordina di fronte agli annunci e alle pressioni commerciali dei francesi di Areva, fino all’incidente di Fukushima al quale sono seguite, il 19 marzo scorso, alcune dichiarazioni ‘illuminanti’ del Professor Umberto Veronesi, che è a capo dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare: «Molti si domandano se il modello delle centrali nucleari di grossa taglia, come sono oggi tutte quelle del mondo, sia quello da continuare a realizzare; oppure se non è possibile ed opportuno considerare l'adozione di reattori più piccoli e modulari: una rete di minireattori. Alcuni di questi modelli progettuali sono già in produzione e dovremo studiarne a fondo le caratteristiche e la fattibilità».

Ecco sdoganato Iris. Ma come mai tanta attenzione a questo piccolo reattore?


Il ruolo di Ansaldo nel nucleare

Per capire il coinvolgimento dell’Italia sul “piccolo” nucleare bisogna tornare al febbraio 2009, all’epoca dell’accordo Berlusconi-Sarkozy che apre le porte all’Epr di Areva e taglia le gambe all’Ap1000 di Westinghouse, reattore quest’ultimo che già nel rapporto di scenario 2009 dal Politecnico di Milano e dall’Enea per il MSE, non è inserito come opzione reale e ha un ruolo solo da comparsa nonostante Ansaldo Nucleare (Finmeccanica) abbia un ruolo di primo piano nella sua realizzazione, lavori da anni sulla tecnologia nucleare di Westinghouse e sia ampiamente coinvolta nei quattro reattori Ap1000 oggi in costruzione in Cina. All’epoca dell’accordo - inspiegabile ai più, poiché si era scelta una tecnologia nucleare inedita e mai realizzata prima senza avere un’Agenzia per la Sicurezza Nucleare che validasse la scelta - Ansaldo criticò aspramente questa scelta.


IL viaggio di Scajola negli Usa

Per rimediare a ciò, anche su pressioni da parte degli Stati Uniti, come ha rivelato Wikileaks, l’allora ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha sottoscritto con il ministro per l’energia USA Steven Chu una dichiarazione congiunta «in tema di cooperazione industriale e commerciale nel settore dell'energia nucleare», nella quale si punta a: «favorire sui mercati internazionali di Westinghouse e Ansaldo Nucleare, che già lavorano assieme sulla Cina e a garantire spazio all’Ap1000, con quattro reattori, nel programma nucleare italiano. A suggellare tutto c’è la nomina da parte del Governo di Francesco Mazzucca a Commissario di Sogin, la società che gestisce lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari, il quale proviene proprio da Ansaldo Nucleare.


Gli intrecci sul nucleare

Nel frattempo altri appetiti si concentrano sul nucleare. E.On e GdF-Suez costituiscono una seconda cordata, l’altra è Enel-Edf per il nucleare con la benedizione di Gianni Letta, ma alla cordata hanno manifestato interesse Saipem (Eni), Ansaldo Energia (portatrice della tecnologia Westinghouse) e le utility A2A, Hera e Iren, mentre Edison è orientata verso Enel-Edf. Ap 1000 e Iris sono i reattori ideali per questi soggetti che possono così giocare ad avere un ruolo con il nucleare anche a livello locale.


Lo strano accordo

L’otto marzo 2011, tre giorni prima di Fukushima, Westinghouse annuncia un accordo con Endesa (controllata da Enel) per uno “scambio d’informazioni” in materia di Ap1000 propedeutico alla realizzazione di tali reattori in Spagna e in America Latina. Enel in Italia ha scelto, due anni fa, la tecnologia concorrente francese di Areva (Epr). È un segnale netto circa il fatto che gli interessi Usa in Italia riescono a influenzare anche rapporti già consolidati come quelli tra Enel ed Areva.


L’incontro di Washington

Nel frattempo continuano i giochi sul nucleare. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, infatti, ha fortemente voluto un appuntamento organizzato dai ministeri degli Esteri, dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e dall’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, “Global Energy”, negli Stati Uniti, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Roberto Adinolfi, CEO di Ansaldo Nucleare; Aris Candris, CEO di Westinghouse Electric Company; Daniel L. Roderick, Senior Vice President di General Electric-Hitachi. Tre gli sponsor dell’appuntamento: Enel, Edison e Finmeccanica.


Legion d’Onore

Un ruolo fondamentale circa la scelta del nucleare francese lo svolge il braccio destro di Scajola ed ex direttore del ministero dello Sviluppo Economico Sergio Garribba che ha spinto con forza sull’opzione francese, ricevendone in cambio l’11 ottobre 2010 la Legion d’Onore francese poiché: «Sergio Garribba, ha fortemente contribuito a sviluppare un partenariato strategico “totale e senza limiti” tra Italia e Francia nell’ambito dell’energia nucleare». Un riconoscimento significativo per Garribba che si era visto soffiare al fotofinish la guida dell’Enea per la quale era i pole position.


Wikileaks

L’ambasciata Usa a Roma si allarma quando nel 2008 s’intravedono i primi segnali di ritorno al nucleare perché «vede un’azione di lobby ad alto livello da parte dei leader di Inghilterra, Francia e Russia» e arriva a paventare che «i francesi abbiano una corsia preferenziale» e ancora «l’intensa pressione dei francesi forse comprende tangenti a funzionari del governo italiano».


Il “non ruolo” dell’Agenzia per la Sicurezza nucleare italiana

Che i giochi sul nucleare e sulle tecnologie si facciano in Italia a livello politico è un dato di fatto. Da un lato, infatti, si nomina un oncologo ai vertici dell’Agenzia per la Sicurezza nucleare, mentre dall’altro la legge stessa depotenzia il suo ruolo a quello di comprimario. L’Agenzia, infatti, in tema di tecnologie si affida alla ratifica d’Agenzie di altri Stati con i quali l’Italia ha sviluppato accordi. Usa e Francia, quindi, potranno importare “chiavi in mano” i loro reattori, poiché nel nostro Paese non ci sono autorità veramente indipendenti in grado di valutare i progetti.



Chi è con chi nella cordata nucleare

Con l’uscita di scena di Scajola e del potente Garribba, quindi, l’asse politico del nucleare sembra essersi spostato verso gli Usa. Sicuramente Prestigiacomo, Frattini e Letta sono per questa opzione, Romani è su una posizione d’attesa e anche Berlusconi, viste le frizioni sul piano internazionale con Sarkozy, è diventato abbastanza freddo sull’Epr.


Il piccolo reattore inserito nel piano nucleare

Distratti dal reattore Epr, dagli accordi ai massimi livelli tra Sarkozy e Berlusconi sul nucleare, ben pochi si sono accorti che all’interno del documento di scenario realizzato nel 2009 dal Politecnico di Milano e dall’Enea per il MSE sono presenti oltre l’Epr  di Areva, l’Ap1000 di Westinghouse anche l’Iris, reattore modulare, nel senso che se ne possono affiancare più di uno nello stesso sito su modello Fukushima, da 335 MWe, dal costo di circa un miliardo di euro, secondo gli estensori del rapporto, (tra i quali c’è il Professor Marco Enrico Ricotti, ora anche membro della neonata Agenzia per la sicurezza nucleare). Si tratta di un “nucleare minore” che potrebbe essere appetibile a una moltitudine di soggetti, oltre a Enel ed Eni, e che si “adatterebbe” bene all’orografia del nostro Paese, poiché necessita di reti di trasmissione elettriche di medie dimensioni e di poca acqua per il raffreddamento. In uno degli scenari descritti dal rapporto, i primi due Iris gemelli saranno realizzati a partire dal 2020 per arrivare a installarne nel 2020 ben dieci unità gemelle: in totale venti reattori su 10 siti.

 

Le dichiarazioni di Veronesi

Il piano di proliferazione del “piccolo” nucleare è passato in sordina di fronte agli annunci e alle pressioni commerciali dei francesi di Areva, fino all’incidente di Fukushima al quale sono seguite, il 19 marzo scorso, alcune dichiarazioni ‘illuminanti’ del Professor Umberto Veronesi, che è a capo dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare: «Molti si domandano se il modello delle centrali nucleari di grossa taglia, come sono oggi tutte quelle del mondo, sia quello da continuare a realizzare; oppure se non è possibile ed opportuno considerare l'adozione di reattori più piccoli e modulari: una rete di minireattori. Alcuni di questi modelli progettuali sono già in produzione e dovremo studiarne a fondo le caratteristiche e la fattibilità».

Ecco sdoganato Iris. Ma come mai tanta attenzione a questo piccolo reattore?

 

Il ruolo di Ansaldo nel nucleare

Per capire il coinvolgimento dell’Italia sul “piccolo” nucleare bisogna tornare al febbraio 2009, all’epoca dell’accordo Berlusconi-Sarkozy che apre le porte all’Epr di Areva e taglia le gambe all’Ap1000 di Westinghouse, reattore quest’ultimo che già nel rapporto di scenario 2009 dal Politecnico di Milano e dall’Enea per il MSE, non è inserito come opzione reale e ha un ruolo solo da comparsa nonostante Ansaldo Nucleare (Finmeccanica) abbia un ruolo di primo piano nella sua realizzazione, lavori da anni sulla tecnologia nucleare di Westinghouse e sia ampiamente coinvolta nei quattro reattori Ap1000 oggi in costruzione in Cina. All’epoca dell’accordo - inspiegabile ai più, poiché si era scelta una tecnologia nucleare inedita e mai realizzata prima senza avere un’Agenzia per la Sicurezza Nucleare che validasse la scelta - Ansaldo criticò aspramente questa scelta.

 

IL viaggio di Scajola negli Usa

Per rimediare a ciò, anche su pressioni da parte degli Stati Uniti, come ha rivelato Wikileaks, l’allora ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha sottoscritto con il ministro per l’energia USA Steven Chu una dichiarazione congiunta «in tema di cooperazione industriale e commerciale nel settore dell'energia nucleare», nella quale si punta a: «favorire sui mercati internazionali di Westinghouse e Ansaldo Nucleare, che già lavorano assieme sulla Cina e a garantire spazio all’Ap1000, con quattro reattori, nel programma nucleare italiano. A suggellare tutto c’è la nomina da parte del Governo di Francesco Mazzucca a Commissario di Sogin, la società che gestisce lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari, il quale proviene proprio da Ansaldo Nucleare.

 

Gli intrecci sul nucleare

Nel frattempo altri appetiti si concentrano sul nucleare. E.On e GdF-Suez costituiscono una seconda cordata, l’altra è Enel-Edf per il nucleare con la benedizione di Gianni Letta, ma alla cordata hanno manifestato interesse Saipem (Eni), Ansaldo Energia (portatrice della tecnologia Westinghouse) e le utility A2A, Hera e Iren, mentre Edison è orientata verso Enel-Edf. Ap 1000 e Iris sono i reattori ideali per questi soggetti che possono così giocare ad avere un ruolo con il nucleare anche a livello locale.

 

Lo strano accordo

L’otto marzo 2011, tre giorni prima di Fukushima, Westinghouse annuncia un accordo con Endesa (controllata da Enel) per uno “scambio d’informazioni” in materia di Ap1000 propedeutico alla realizzazione di tali reattori in Spagna e in America Latina. Enel in Italia ha scelto, due anni fa, la tecnologia concorrente francese di Areva (Epr). È un segnale netto circa il fatto che gli interessi Usa in Italia riescono a influenzare anche rapporti già consolidati come quelli tra Enel ed Areva.

 

L’incontro di Washington

Nel frattempo continuano i giochi sul nucleare. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, infatti, ha fortemente voluto un appuntamento organizzato dai ministeri degli Esteri, dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e dall’Istituto Nazionale per il Commercio Estero, “Global Energy”, negli Stati Uniti, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Roberto Adinolfi, CEO di Ansaldo Nucleare; Aris Candris, CEO di Westinghouse Electric Company; Daniel L. Roderick, Senior Vice President di General Electric-Hitachi. Tre gli sponsor dell’appuntamento: Enel, Edison e Finmeccanica.

 

Legion d’Onore

Un ruolo fondamentale circa la scelta del nucleare francese lo svolge il braccio destro di Scajola ed ex direttore del ministero dello Sviluppo Economico Sergio Garribba che ha spinto con forza sull’opzione francese, ricevendone in cambio l’11 ottobre 2010 la Legion d’Onore francese poiché: «Sergio Garribba, ha fortemente contribuito a sviluppare un partenariato strategico “totale e senza limiti” tra Italia e Francia nell’ambito dell’energia nucleare». Un riconoscimento significativo per Garribba che si era visto soffiare al fotofinish la guida dell’Enea per la quale era i pole position.

 

Wikileaks

L’ambasciata Usa a Roma si allarma quando nel 2008 s’intravedono i primi segnali di ritorno al nucleare perché «vede un’azione di lobby ad alto livello da parte dei leader di Inghilterra, Francia e Russia» e arriva a paventare che «i francesi abbiano una corsia preferenziale» e ancora «l’intensa pressione dei francesi forse comprende tangenti a funzionari del governo italiano».

 

Il “non ruolo” dell’Agenzia per la Sicurezza nucleare italiana

Che i giochi sul nucleare e sulle tecnologie si facciano in Italia a livello politico è un dato di fatto. Da un lato, infatti, si nomina un oncologo ai vertici dell’Agenzia per la Sicurezza nucleare, mentre dall’altro la legge stessa depotenzia il suo ruolo a quello di comprimario. L’Agenzia, infatti, in tema di tecnologie si affida alla ratifica d’Agenzie di altri Stati con i quali l’Italia ha sviluppato accordi. Usa e Francia, quindi, potranno importare “chiavi in mano” i loro reattori, poiché nel nostro Paese non ci sono autorità veramente indipendenti in grado di valutare i progetti.

 

 

Chi è con chi nella cordata nucleare

Con l’uscita di scena di Scajola e del potente Garribba, quindi, l’asse politico del nucleare sembra essersi spostato verso gli Usa. Sicuramente Prestigiacomo, Frattini e Letta sono per questa opzione, Romani è su una posizione d’attesa e anche Berlusconi, viste le frizioni sul piano internazionale con Sarkozy, è diventato abbastanza freddo sull’Epr.

Mercoledì 06 Aprile 2011 00:42

Partito Verde Europeo Intervento in Libia

Partito Verde Europeo
14° RIUNIONE DEL CONSIGLIO
Budapest, Ungheria, 1-3/4/2011
(adottata all'unanimità)
(english text follows)
 

Intervento in Libia

1. Il Partito Verde Europeo esprime il suo pieno sostegno al popolo libico, al suo tentativo di porre fine alla più lunga dittatura della regione e ai suoi sforzi per istaurare un regime democratico.

2. L'escalation bellica in Libia - dopo che Muammar Gheddafi ha cominciato a bombardare il suo popolo - ha dimostrato nel modo più drammatico che molto tempo prezioso è stato sprecato; una diplomazia più convincente e un'iniziativa politica più efficace da parte dell'Unione europea, specialmente attraverso il suo Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, e dei suoi Stati membri sarebbe stata necessaria.

3. La crisi dimostra che l'Unione europea e i suoi stati membri devono completamente rivedere la loro politica verso il Mediterraneo accettare le loro responsabilità nell'instabilità attuale. Per anni è stata data la priorità al tornaconto economico e alla "stabilità" a scapito delle riforme democratiche e del rispetto dei diritti umani. Questo atteggiamento ha portato ad un supporto esplicito per i dittatori della regione e in particolare per Gheddafi. L'UE deve inoltre aprire un'inchiesta sulle sue relazioni economiche con la Libia, in particolare circa la vendita di armi dai paesi membri e le possibili violazioni dei criteri del codice di condotta dell'Unione europea sul commercio d'armi. L'UE e i suoi Stati membri devono inoltre dare piena attuazione dell'embargo petrolifero deciso a livello comunitario.

4. Il sostegno alle forze democratiche in Bahrain, Yemen, Siria e Arabia Saudita e paesi del Nord Africa e del Medio Oriente deve essere visibile e tangibile; la credibilità dell'Unione europea e dei suoi Stati membri dipende dalla capacità di sostenere tutti i movimenti di liberazione democratica e non violenta e non solo alcuni.

5. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1973 è stata adottata dopo una richiesta forte da parte dell'opposizione libica per proteggere i civili dalle forze di Gheddafi. Un ampio consenso dei membri del Consiglio, della Lega Araba e dell'Unione africana si é progressivamente costruito attorno alla necessità di un'azione rapida a fronte dell'avanzata violenta delle forze di Gheddafi e alle minacce fatte al suo popolo. Questo è stato un consenso senza precedenti e importante. Sosteniamo l'obiettivo principale della risoluzione di proteggere i civili da entrambe le parti e di non prevedere un intervento militare sul terreno. Ribadiamo la necessità di preservare l'unità della Libia.

6. Gli attacchi in Libia da parte delle forze della coalizione, che non sono finalizzati alla protezione dei civili superano le disposizioni della risoluzione ONU 1973. L'obbligo di rispettare la richiesta di un cessate il fuoco vale per tutte le parti. Fornire assistenza militare ai ribelli in Libia è una violazione dell'embargo sulle armi.

7. I Verdi europei esprimono la loro preoccupazione per il perdurare del conflitto e chiedono di rispettare rigorosamente le disposizioni della risoluzione ONU 1973. L'obiettivo prioritario deve essere la creazione delle condizioni per un cessate-il-fuoco, che porti all'apertura di una mediazione tra le parti. Mediazione che deve avere come scopo di facilitare le riforme politiche necessarie per trovare una soluzione pacifica e sostenibile e garantire l'indipendenza e l'integrità della Libia.

8. Per tutto questo, i Verdi europei ritengono che ogni intervento necessario per proteggere i civili non dovrebbe in alcun modo essere considerata un assegno in bianco a qualsiasi tipo di azione da parte della coalizione. I limiti della risoluzione devono essere rigorosamente rispettati.

9. L'applicazione della no-fly zone e la protezione della popolazione deve essere accompagnata da una forte azione diplomatica, guidata dalle Nazioni Unite per giungere a un cessate il fuoco immediato. La risoluzione Onu non giustifica attacchi a coloro che fuggono dalle zone di conflitto; gli obblighi internazionali vigenti devono essere rispettati. Le Nazioni Unite devono organizzare gli aiuti per gli sfollati in Libia e, soprattutto, creare un corridoio umanitario per i rifugiati. E 'inoltre essenziale che l'UE metta in atto al più presto possibile dei meccanismi adeguati per l'accoglienza dei rifugiati e degli sfollati che potrebbero cercare di fuggire dalla Libia. In questo senso, il mandato di Frontex deve essere ridefinito in modo da garantire la protezione dei civili e il diritto di fuga dalla guerra. Le future autorità libiche dovranno inoltre prendere l'impegno di ratificare la convenzione di Ginevra sui rifugiati.

10. Va inoltre sottolineato che a seguito del Trattato di Lisbona, la politica comune dell'UE in materia di asilo, immigrazione e controllo delle frontiere esterne è regolata dal principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario. Questo principio della solidarietà deve essere applicato in materia di politica di asilo e migrazione.

European Green Party
14th COUNCIL MEETING
Budapest, Hungary, 1-3/4/2011

Adopted resolution

Intervention in Libya

1. The EGP expresses its full support for the Libyan people in their attempt to terminate the longest dictatorship in the region and their efforts to bring about a democratic regime.
2. The escalating situation in Libya – after Muammar Gaddafi has started to bomb his own people – has proven in the most dramatic way that much valuable time was wasted. A more persuasive diplomacy and a more effective political initiative from the European Union, especially through its High Representative for Foreign Affairs and Security Policy, and its member countries at that stage would have been needed.
3. EU and its members must fully review their policy towards the Mediterranean and accept their responsibilities in the current instability. Economic self-interest and preservation of the status quo was given priority at the expense of democratic reforms and respect for human rights. That attitude led to explicit support for the dictators of the region and in particular for Gaddafi. It is necessary, in this regard, to implement fully the EU's oil embargo. The EU should also open an investigation into its economic relations with Libya, in particular about arms sales by the member countries, in possible violations of the criteria of the EU Code of Conduct on Arms Trade.
4. Support for democratic forces in Bahrain, Yemen, Syria and Saudi Arabia and North African and Middle east countries must also be visible and tangible, as the credibility of the EU and its member states depends on the ability to support all democratic and non-violent liberation movements and not just some.
5. The Security Council resolution 1973 was adopted after a strong plea from the Libyan opposition to protect civilians from Gaddafi's forces. A broad consensus of the members of the Council, the Arab League and the African Union has gradually built around the need for swift action in the face of the violent advances of Gaddafi's forces and the threats made to his own people. This was an unprecedented and important consensus. We support the primary objective of the resolution to protect civilians on both sides and reject a military intervention on the ground. We reaffirm the necessity of preserving the unity of Libya.
6. The bombardment of Libya by colalition forces that is not aimed at the protection of civilians exceed the provisions of UN Resolution 1973. The obligation to respect the demand of a cease-fire applies equally to all parties. Supplying military assistance to the rebels in Libya is a violation of the arms embargo.
7. The European Greens express their concern on the continuing conflict and call for the international intervention to comply strictly with the provisions of UN Resolution 1973. We consider as an objective priority to establish the conditions for a cease-fire and protect the civilian population, culminating in the opening of mediation between the parties. It will aim at facilitating a dialogue leading to the political reforms necessary to find a peaceful and sustainable solution and ensuring the independence and integrity of Libya.
8. For all this, The European Greens believe that any necessary international intervention to protect civilians should in no way be considered a blank cheque to any kind of action by the coalition. The limits of the resolution must be strictly respected.

9. The enforcement of the no-fly zones and protection of the population must be accompanied by a strong diplomatic action, led by the UN to reach an immediate ceasefire. The UN resolution does not involve war on those fleeing from conflict zones, on the contrary there are international obligations to be respected. The UN diplomacy must organize aid for displaced persons in Libya and above all the creation of a humanitarian corridor for refugees. It is also essential that the EU put in place as soon as possible adequate mechanisms for the reception of refugees and displaced persons who may seek to escape from Libya. In this sense, the mandate of Frontex must be redefined in order to guarantee the protection of civilians and the right to escape from war. The post-conflict Libyan authorities should be party to, and ratify the Geneva Convention on Refugees.

10. It should also be underlined that following the Lisbon Treaty, the EU common policy on asylum, immigration and external border control shall be governed by the principle of solidarity and fair sharing of responsibility, between the Members States, including its financial implications. This principle of solidarity must be applied at the present time in matters of asylum and migration policy.

Mercoledì 06 Aprile 2011 00:39

Partito Verde Europeo sull'uscita dal nucleare

Partito Verde Europeo
14° Consiglio
Budapest, Hungary, 1-3/4/2011

 

SULL'USCITA DAL NUCLEARE
Adottata all'unanimità

Dopo il terremoto e lo tsunami del popolo giapponese di fronte a una catastrofe nucleare che non si è ancora conclusa. I Verdi europei esprimono la loro più completa solidarietà con il popolo giapponese e presentano le proprie sincere condoglianze per le vittime di questo triplice disastro. Le perdite umane e danni materiali non sono ancora stati pienamente valutati. Noi lodiamo il coraggio, la mobilitazione e la determinazione del popolo giapponese e delle autorità in risposta a questo disastro.

Tenendo conto che:
La minaccia nucleare in Giappone, in seguito al devastante terremoto e lo tsunami, ha appesantito drammaticamente l'esperienza traumatica delle persone colpite da questa catastrofe naturale. I lavoratori Daiichi a Fukushima in Giappone, nel tentativo di evitare il precipitare della situazione, si trovano ad operare in condizioni estremamente pericolose.

Ricordando le tragiche conseguenze della catastrofe nucleare di Chernobil, 25 anni fa:
I tragici eventi di Fukushima (Giappone) mostrano - ancora una volta – gli effetti devastanti del fatto che il "rischio zero" non esiste per il nucleare. Il disastro rafforza i dubbi sulla credibilità delle rassicurazioni dell'industria del nucleare sulla sicurezza dei reattori, che è impossibile da garantire. C'è sempre un "rischio residuo".
Invitando alla completa ed integrale applicazione della Convenzione di Aarhus,
come un quadro fondamentale per la trasparenza e il coinvolgimento dei cittadini e delle organizzazioni non governative nei processi decisionali riguardanti l'ambiente e la salute.

Notando che:
Molti incidenti legati che hanno effetti sulla sicurezza sisono verificati in tutto il mondo, in tutti i tipi di impianti nucleari e in tutti i progetti di reattori e che vi sono eventi molto gravi che sono andati del tutto inosservati dai media e dal grande pubblico e/o rimangono ampiamente sotto-valutati quando si tratta di loro rischio potenziale. Negli ultimi decenni anche in Europa si sono verificati alcuni incidenti gravi, ad esempio in Tihange 1 (Belgio), Civaux Blayais 1 e 2 (Francia), Phillipsburg, Krümmel e Brunsbüttel (Germania), 5 Kozloduy (Bulgaria), Paks (Ungheria) , Rivne 1 (Ucraina) e Forsmark Barsebäck 2 (Svezia).

Rilevando che:
In risposta agli eventi in Giappone e sotto la pressione dell'azione di cittadini e associazioni: la Germania ha imposto una moratoria di tre mesi della decisione di estendere la durata dei suoi impianti nucleari e chiuso temporaneamente sette reattori andati in funzione prima del 1980; la Francia ha chiesto un test di sicurezza globale; l'Italia si è impegnata per una moratoria di due anni sulla sua strategia energetica pro-nucleare e di un anno della decisione sui potenziali siti di costruzione e ha mantenuto il referendum previsto il 12 giugno; il Belgio ha mantenuto il programma di uscita dal nucleare la sua graduale e ha concordando una moratoria sulla decisione di prolungare la vita dei suoi reattori; la Svizzera e la Cina hanno congelato il loro nuovo programma di costruzione di impianti nucleari;

Sottolineando che:
L'energia nucleare non è sicura, non è pulita e molto ad alto rischio. La tecnologia nucleare è sempre collegata con attività di estrazione pericolose, i rischi di incidenti gravi, il problema irrisolto delle scorie nucleari e il rischio di proliferazione e di terrorismo.
Anche dopo più di 50 anni dall'inizio dell'uso dell'energia nucleare, il problema dello smaltimento e dello stoccaggio definitivo - in particolare di rifiuti altamente radioattivi - rimane irrisolto. La maggior parte dei rifiuti radioattivi d'Europa è attualmente immagazzinato in depositi temporanei, dove dovrà rimanere per molti decenni. In molti casi, i requisiti di sicurezza sono dubbi.
Il costo delle infrastrutture per la produzione di energia nucleare, anche senza includere quello dello smantellamento, non solo è molto elevato, ma è spesso nascosto in voci di bilancio dello stato che non emergono chiaramente

Rilevando inoltre che:
Attualmente quasi 5 volte di più fondi di ricerca dell'UE sono impegnati nella ricerca nucleare, in particolare per la fusione e il suo elefante bianco "Iter", rispetto alla ricerca per le energie rinnovabili e l'efficienza.

Tenendo conto che,
Dal momento che l'uranio non è una risorsa infinita, il nucleare non può essere considerato come una soluzione alla luce della sua scarsità e del suo potenziale esaurimento. Inoltre, l'uranio è quasi interamente importato in Europa, cosa che non aiuta la nostra indipendenza energetica. Inoltre l'estrazione di uranio conduce a insopportabili condizioni di lavoro e a gravi conseguenze sull'ambiente nei paesi produttori.

Ulteriormente sottolineando che:
Non c'è nessun bisogno di fare affidamento su questa tecnologia ad alto rischio, perché esistono ormai alternative sicure, pulite e sostenibili a nostra disposizione. Puntando al risparmio e all'efficienza energetica, e spingendo l'uso delle energie rinnovabili saremo presto in grado di fornire un approvvigionamento energetico sicuro in Europa.

Riconoscendo che:
Diversi studi come quello della European Renewable Energy Council (EREC), della European Climate Foundation (ECF) o la "Vision Scenario" dall'ÖkoInstitut hanno dimostrato che piani d'azione ambiziosi che puntano sull'efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili, abbinati all'ammodernamento delle infrastrutture energetiche, rende perfettamente possibile la progressiva uscita dalla dipendenza dal nucleare e dal carbone. Nel 2050 è possibile arrivare a coprire tutto il nostro fabbisogno energetico con le fonti rinnovabili. Ma questo richiede profondi cambiamenti in termini di produzione e consumo di energia, nonché uno sforzo concertato a tutti i livelli - locale, regionale, nazionale ed europeo.

Il Partito Verde Europeo chiede:

Una completa trasformazione del nostro modello energetico e che conduca entro il 2050 ad un sistema 100% rinnovabili ed efficienza, anche per raggiungere i nostri obiettivi climatici. Per riuscire, dobbiamo cominciare oggi. Non c'è tempo da perdere. Per questo, l'Europa deve iniziare subito ad organizzare l'uscita dal nucleare.

Ciò comporta:

• Nessun nuovo reattore nucleare debba essere costruito, si devono bloccare quelli in costruzione e annullare la progettazione di quelli previsti;
• Nel processo di uscita progressiva dal nucleare, i reattori che presentano maggiori rischi devono essere immediatamente chiusi, come i reattori in regioni sismiche, i reattori senza un contenimento secondario di pressione completo, e quelli più vecchi.
• Un completo aggiornamento vincolante ed efficace delle norme di sicurezza deve essere attuata in tutta l'UE per i reattori che continuano a funzionare a medio termine e fino alla loro chiusura.
• Lo stop alla decisione di estendere la vita degli impianti e / o alle decisioni che hanno per effetto di aumentare al di là di quello previsto in origine. Lo "stress test" suggerito dalla Commissione europea non deve essere usato come una scusa per prolungare la durata di vita delle centrali nucleari esistenti, e questo sia nell'UE che nei paesi candidati all'adesione, inclusa la Turchia.
• Lo stress test si deve applicare anche alle scorie nucleari, ivi compresi i combustibili esausti.
• Investimenti pubblici per la fissione e la fusione nucleare devono essere sospesi e la piena responsabilità degli operatori, compresi gli azionisti degli operatori, dovrà applicarsi in caso di incidenti o infortuni.
• Il divieto esportazione di tecnologia nucleare e della relativa proprietà intellettuale.
• Il superamento del trattato Euratom (che sarebbe dovuto scadere nel 2008) e la creazione di una Comunità europea per le energie rinnovabili (ERENE).

Questo rende inoltre necessario che:

• I leaders europei fissino con urgenza dei piani per realizzare l'obiettivo di un'economia 100% efficienza/ energie rinnovabili entro il 2050 e rivedere la 2050 Energy Roadmap appena presentata dalla Commissione Europea; a tal fine, un ambizioso quadro giuridico per l'efficienza e il risparmio energetico deve essere messo in marcia, superando il Piano Energy Efficiency appena presentato dalla Commissione e fissando per il 2020 un obiettivo vincolante di aumento dell'efficienza del 25% rispetto al 2005.
• Vengano fissati ambiziosi obiettivi vincolanti anche per lo sviluppo delle energie rinnovabili (oltre i target 2020) nel periodo intermedio 2030/2040, in vista del Piano 100% rinnovabili al 2050

Rilevando infine che:
• La tragedia del Giappone ha agito come una spinta potente per la sensibilizzazione dell'opinione pubblica europea sui pericoli dell'energia nucleare; la richiesta di un processo di graduale uscita dal nucleare é in aumento anche nei paesi che hanno mostrato finora un sostegno persistente di esso.
Il Partito Verde Europeo
• Esprime il suo pieno sostegno alle campagne e le petizioni a livello nazionale e regionale, e in particolare il referendum sul nucleare che si terrà in Italia il 12 giugno 2011 e le iniziative che sono stati avviate da gruppi di cittadini e da varie ONG in Austria, Francia, Belgio, Germania e altri paesi europei;
• Ritiene inoltre che sia giunto il momento di andare al di là di iniziative nazionali e sostenere una campagna a livello europeo per chiudere con questa tecnologia letale e di realizzare un'economia 100% efficienza/ energie rinnovabili.

• Sostiene l'organizzazione di una petizione a livello europeo in collaborazione con le organizzazioni della società civile e gruppi di cittadini diretta alle istituzioni dell'Unione europea e degli Stati membri; questa petizione potrebbe comprendere, tra l'altro, la richiesta dell'immediata chiusura di impianti ad alto rischio nucleare, la progressiva eliminazione di tutti i reattori nucleari, lo stop ai finanziamenti pubblici di ITER, obiettivi vincolanti di efficienza energetica e la revisione della tabella di marcia dell'UE 2050 secondo lo scenario del 100% di energie rinnovabili.

Mercoledì 16 Marzo 2011 00:43

La trappola radioattiva

celentanodi Adriano Celentano da Corriere.it

Studenti, leghisti, fascisti e comunisti, per il vostro bene non disertate il referendum. Ora sarebbe un suicidio

 

Caro Direttore,
settantamila case distrutte, un milione di sfollati e cinquemila dispersi in quel florido Giappone che nel giro di 6 minuti è improvvisamente precipitato nel buio più scuro. Ma soprattutto migliaia di radiazioni sulla testa dei giapponesi. Ora io non vorrei neanche parlare del clamoroso fuori-tempo (non solo musicale) esternato da Chicco Testa, ospite della bravissima Lilli Gruber dalla voce affascinante. Non vorrei ma come si fa, poi la gente pensa davvero che lui parli per il bene dei cittadini. «Gli impianti nucleari hanno dimostrato di tenere botta». Ha detto il nostro Chicco ormai appassito per mancanza di clorofilla e quindi non più in grado di catturare quell'ENERGIA SOLARE di cui un tempo si nutriva.

Un'immagine dal video «Sognando Chrenobyl»
Un'immagine dal video «Sognando Chrenobyl»
«Chi trae spunto dalla tragedia del Giappone per dare vita a una polemica politica è uno sciacallo». Ha sentenziato. Dopo neanche un'ora esplode la centrale nucleare di Fukushima. Un tempismo davvero sorprendente quello del Chicco. Ma la cosa più incredibile che più di tutti impressiona, è lo stato di ipnosi in cui versano gli italiani di fronte ai fatti sconcertanti di una politica che non è più neanche politica. Ma piuttosto un qualcosa di maleodorante e che di proposito vorrebbe trastullarci in uno stato confusionale. Dove sempre di meno si potrà distinguere il bene dal male, le cose giuste da quelle ingiuste. Sparisce quindi quel campanello d'allarme che ci mette in guardia quando c'è qualcosa che non quadra nei comportamenti di un individuo. Un qualcosa che detto in una parola si chiama SOSPETTO. E di sospetti sul nostro presidente del Consiglio, tanto per fare un esempio, ce ne sono abbastanza.

E così nel bel mezzo di una tragedia come quella che sta vivendo il Giappone, dove fuoco e acqua stanno distruggendo tante vite umane, senza contare l'aspetto più insidioso dovuto alle radiazioni liberatesi nell'aria, il nostro presidente del Consiglio non demorde. Ha subito fatto annunciare dai suoi «CicchittiPrestigiacomini» e dai piccoli insidiosi Sacconi, che il progetto sul nucleare in Italia andrà avanti. L'orientamento popolare contro le centrali nucleari decretato dal referendum fatto 24 anni fa, fu chiarissimo. Ma per Berlusconi non basta: «Chi se ne frega della SOVRANITÀ POPOLARE!». L'unica sovranità che conta per lui è il Potere di guidare gli uomini in una sola direzione come se fossero degli automi.

Tra i vari tg, talk show e quello che si legge sui giornali, ho seguito con un certo interesse il cammino politico del terzo polo. Si spera sempre di intravedere quel «CHE» di trasparenza mai assaporata che per ora, a quanto pare, possiedono in pochi. Uno di questi è Antonio Di Pietro. Ma il governo cerca di ostacolarlo. Le ottocentomila firme raccolte da Di Pietro contro le centrali atomiche e il legittimo impedimento, saranno oggetto di un referendum che «si farà», ha detto il ministro Maroni allievo di Berlusconi. Ma a giugno. Quando la gente va al mare.
E questo naturalmente vale anche per il milione e quattrocentomila firme raccolte dal Forum italiano Movimenti per l'acqua, di cui nessuno parla tranne il loro sito che gentilmente vi indico - www.acquabenecomune.org - per i due quesiti referendari contro la privatizzazione di questo prezioso bene comune.

Una trappola radioattiva quindi per chi non vuole essere schiacciato dalla bevanda nucleare. Ora il mio potrebbe sembrare un appello, ma non lo è. È una preghiera. Una preghiera che non è rivolta ai politici. «LORO NON SANNO QUELLO CHE FANNO». Per cui mi rivolgo a tutti quelli che invece li votano i politici. Di destra, di sinistra, «STUDENTI», leghisti, fascisti e comunisti, per il vostro bene, non disertate il referendum. Questa volta sarebbe un suicidio. Dobbiamo andare a votare anche se il governo spostasse la data del referendum al giorno di Natale. Non sia mai che prendiate sotto gamba questi referendum: saremmo spacciati.

La natura, come vedete, si è incazzata. Gli esperimenti nucleari nel Pacifico, le trivellazioni nei fondali del Golfo del Messico, milioni di ettari di bosco incendiati per favorire la cementificazione abusiva, i tagli alla cultura ridotta ormai in pezzi. Tutte cose, per cui la NATURA «sta perdendo la pazienza». Come vi dicevo ho seguito con un certo interesse il cammino politico del terzo polo. E Casini che fino a prima della tragedia di questi giorni ha sempre parlato in modo equilibrato, subito dopo il terremoto, intanto che le radiazioni cominciavano a liberarsi nell'aria e trecentomila persone venivano evacuate dalle loro case, ci ha tenuto a ribadire, con una certa fierezza, il suo parere favorevole al nucleare, facendo quasi un rimprovero al governo per non aver ancor iniziato i lavori.

Caro Casini, che tu fossi un nuclearista convinto lo sapevamo tutti e io rispetto la tua opinione, anche se è orribile. Ma dirlo proprio in questo momento, non pensi che tu abbia dato una sberla sui denti al tuo elettorato? Tralasciando il piccolo particolare che l'Italia è uno dei Paesi a maggior rischio sismico, come tu sai, le radiazioni sono pericolose non soltanto perché si muore, ma per il modo di come si muore. Una sofferenza di una atrocità inimmaginabile. E poi non si è mai in pochi a morire. Specialmente quando la catastrofe raggiunge dimensioni come quella che sta vivendo la povera gente in Giappone. E non venirmi a dire che le centrali nucleari di terza generazione sono più sicure della seconda, e che ancora più sicure della terza saranno quelle di quarta, disponibili per altro nel lontano 2030. La verità è che tu e Berlusconi siete degli IPOCRITI MARCI. Lo sapete benissimo che per quanto sicure possono essere le centrali atomiche, anche di decima o di undicesima generazione, il vero pericolo sono soprattutto le SCORIE RADIOATTIVE, che nessuno sa come distruggere e che già più di mezzo mondo ne è impestato.

SCORIE collocate in contenitori sui piazzali delle centrali, a cui, tra l'altro, si aggiungono elevatissimi costi economici, sociali e politici richiesti dalla necessità di sorvegliare questo micidiale pericolo per un tempo praticamente INFINITO. Lo sapete benissimo e ciò nonostante continuate a INGANNARE i popoli promettendo loro quel falso benessere che serve solo a gonfiarvi di Potere e ad arricchire le vostre tasche. Mi dispiace ma non c'è niente da imparare dal terzo polo, come non c'è niente da imparare da tutta la classe politica. L'unica buona notizia che galleggia in questo mare di annegati e che mi ha sorprendentemente colpito, è ciò che di veramente buono sta facendo il sindaco Matteo Renzi nella sua Firenze. Finalmente uno che ha intuito cosa c'è nel cuore della gente. E che ha il coraggio di dire no alla cementificazione facile con la quale, secondo i malvagi, si costruirebbe per il bene dei cittadini. Bravo Matteo! Forse tu hai capito tutto e magari ancora non ti rendi conto di quanto sia importante ciò che hai capito.

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Per scaricare i Manifesti per i referendum cliccare sul link qui sotto.
IMPORTANTISSIMO: e' assolutamente necessario aggiungere il nome del committente responsabile:
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