Dopo le numerose proteste sull'affare dell'acquisto dei 131 caccia bombardieri alla fine il governo, per voce del ministro della Difesa, ha deciso di ridurre a 90 il numero di caccia Joint Strike Fighter. Troppo poco, considerando che gli aerei sono solo una parte della corposa campagna acquisti militare.
Ecologisti e Verdi hanno preteso a più riprese l'annullamento della fornitura, tenendo in considerazione i forti tagli decisi e voluti dall'esecutivo guidato da Mario Monti e sostenuto in Parlamento da Pd, Pdl e Terzo Polo, che hanno provocato l'allungamento dell'età pensionabile oltre alle numerose tasse inflitte agli italiani per non rischiare il default.
Ad Agorà (Raitre) si è parlato delle ingenti spese militari che il governo sembra non voler ridurre.
Bonelli: "diamo lavoro ai giovani investendo sulla green economy"
Le spese militari sono diventate, anche grazie all'azione dei Verdi, un tema sentito dall'opinione pubblica italiana. La cifra di 18,2 miliardi di euro per 131 caccia bombardieri (a novara con componenti italiane) è stato uno degli argomenti di cui si è parlato giovedì al programma di Rai Tre Agorà. L'approfondimento, intitolato "Cari armati", a cui hanno partecipato anche il presidente dei Verdi Angelo Bonelli e l'ex sottosegretario alla Difesa del governo Berlusconi Guido Crosetto, ha incominciato con un video che fa il punto della situazione sul programma e sulle cifre.
ANCHE I TG SI SONO ACCORTI DEL FOLLE ACQUISTO DEI 131 CACCIA MA IL GOVERNO TACE
BONELLI: TAGLIARE SUBITO LE SPESE DI 12 MILIARDI DI EURO
La riduzione delle spese militari comincia a non essere più un tabù per i media anche se il governo Monti, sull'argomento, continua a tacere. La battaglia che i Verdi hanno portato avanti da mesi, producendo anche il dossier "Gli intoccabili" (scaricabile sul web), ha fatto capolino sui media, a partire dai telegiornali e un sondaggio di opinione. Perfino su Twitter la parola F35 era diventato un trend. Ma il ministro della Difesa di Paola ha affermato di non avere alcuna intenzione di bloccare l'acquisto dei 131 caccia bombardieri F-35, sostenendo che l'Italia sarebbe sata costretta a pagare ingenti somme in caso di disdetta. Tesi però confutata da un'inchiesta di Altreconomia, che sostiene che il nostro Paese non debba pagare penali in caso di rinuncia.
NON CI OFFENDIAMO SE LO FA DA PORTA A PORTA MA PREMIER RISPONDA
BONELLI: EVIDENTEMENTE GLI AFFARI SULLE ARMI SONO PIU' FORTI DELLA CRISI E DELL'EQUITA'
Rigore, equità e crescita. Queste sono le tre paroline magiche che sono diventate il motto del presidente del Consiglio Mario Monti e del suo governo. Ma nella manovra che più che di sacrifici sembra fatta di 'lacrime e sangue', di equità e crescita non c'è traccia mentre il rigore si è manifestato prevalentemente nei confronti delle famiglie e dei cittadini che dovranno caricarsi sulle spalle una vera e propria stangata che la Cgia di mestre quantifica in oltre 600 euro a nucleo famigliare.
In un momento di forte difficoltà per l'Italia e per l'intera Europa sarebbe ovvio che a dare qualcosa di più sia chi possiede più ricchezza. In particolar modo non si capisce perché, visto che si taglia tutto dalla sanità alle pensioni, dal trasporto pubblico ai servizi, i fondi destinati all'acquisto di nuovi armamenti non siano ridotti nemmeno di un centesimo. E' assurdo che mentre si chiedano sacrifici alle famiglie si continuino ad acquistare aerei da guerra, navi, sommergibili ed elicotteri come se niente fosse. In particolare l'Italia continua nel programma di acquisto di 200 caccia da 120 milioni di euro l'uno: l'equivalente di quanto è necessario per costruire e far funzionare 83 asili nido.
La manovra del governo Monti è arrivata oggi in Parlamento. Del rigore e dell’equità sociale però sembra aver conservato solo il primo perché il risultato è che a pagare saranno, ancora una volta, le stesse persone che hanno pagato finora mentre alcune, determinate ‘caste’ non vengono toccate.
"Prima di tutto via gli sprechi della casta degli armamenti e provvedimenti basati sull'equità sociale"
- In questi giorni il governo Monti Monti sta valutando i provvedimenti da adottare per risanare le finanze italiane e per fare alcune riforme strutturali. La speranza è che le parole del nuovo presidente del Consiglio, su provvedimenti basati sull’equità sociale, vengano seguite nei prossimi giorni dai fatti. Anche perché le opzioni messe in campo lasciano qualche dubbio.
"I primi provvedimenti che ci aspettiamo dal nuovo governo sono una patrimoniale che faccia pagare a chi ha di più e negli ultimi anni ha pagato meno (o nulla) e la riduzione della spese militari così come ha fatto nell'ultimo anno il governo tedesco guidato da Angela Merkel". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge:
Al costo di un cacciabombardiere F-35 si potrebbero realizzare 183 asili nido per settanta bimbi, stipendi per insegnanti compresi. L'Italia ne ha appena comprati 131: di cacciabombardieri, non di asili. Per non parlare del piano Eurofighter e dei sommergibili. Una per una, le cifre di un Paese che taglia su tutto ma non sulla guerra.
- Ottanta milioni di euro di spese militari al giorno, pari a 500 dollari pro-capite. Oltre 600 generali, 2 mila e 700 colonnelli, 13 mila ufficiali, quasi 26 mila sottoufficiali e ben 70 generali di corpo d'armata, più del doppio dei corpi d'armata: una massa sterminata di dirigenti con ricchi stipendi a guidare un numero sempre più esiguo di soldati. Una spesa per armamenti che cresce senza freni e non conosce crisi. Un sistema, quello dell'industria bellica nazionale, che è immune dai tagli della manovra. Se in Germania, la cancelliera Angela Merkel, ha ridotto, già dal 2010, le spese per armamenti di 10 miliardi, in Italia il governo non ne vede la necessità.