I VERDI HANNO APERTO ALCUNI SPORTELLI DOVE OTTENERE I MODULI PER ELIMINARE LA QUOTA SULLE BOLLETTE CANCELLATA DAL REFERENDUM DI GIUGNO 2011
Il movimento per l'acqua ha più volte chiesto un incontro con il ministro dell'Ambiente Corrado Clini senza ottenere risposta. Per chiedere il rispetto dell'esito del referendum contro la "privatizzazione dell'acqua", in particolar modo il quesito che ha abolito la remunerazione del capitale investito per una quota corrispondente al 7 per cento delle bollette.
A mali estremi, estremi rimedi: ci è voluta un'occupazione goliardica della sede del ministero per più di un'ora per riuscire ad essere ricevuti dal ministro Clini. Che a quel punto ha addirittura aperto alle istanze dei tanti italiani che hanno mandato democraticamente un chiaro messaggio: l'acqua è vita, è un bene comune e non può essere lasciato in mano al profitto delle multinazionali.
NO A TRUCCHI PER PRIVATIZZARE GESTIONE RISORSE IDRICHE
27 MILIONI DI ITALIANI SI SONO GIÀ ESPRESSI, RISPETTARE VOLONTÀ POPOLARE
Hanno fatto di tutto per privatizzare l'acqua, hanno tentato anche di vanificare i referendum di giugno 2011. Ma gli italiani hanno deciso, con la consultazione popolare, che l'acqua deve rimanere un bene pubblico: non possono essere il profitto e la speculazione i principi di gestione del servizio idrico. Nonostante questa scelta dei cittadini, alcuni politici hanno continuato a parlare di privatizzazione delle aziende che hanno la gestione del servizio.
LE PAROLE DEL SOTTOSEGRETARIO POLILLO SUL REFERENDUM SULL'ACQUA SONO GRAVI. LA VOLONTÀ POPOLARE È CHIARISSIMA
Il risultato dei referendum di giugno 2011 è stata la risposta degli italiani al governo Berlusconi e alla malapolitica che decideva a favore di certi gruppi di potere invece che del bene comune. La volontà dei cittadini di partecipare alle scelte e di riprendersi la politica attraverso metodi democratici, dicendo no al nucleare e al legittimo impedimento ma soprattutto decidendo che i servizi pubblici locali, a partire dall'acqua, devono rimanere beni pubblici.

Gli abitanti di una cittadina australiana del Nuovo Galles del Sud, a 150 chilometri da Sidney, hanno deciso di vietare la vendita di acqua in bottiglia nel loro paese.