Se Europa è sinonimo di austerità, rigore e sacrifici privi di equità e crescita, non è strano che il voto greco, che ha premiato i partiti più critici sul piano di salvataggio UE, venga visto un voto anti-Europa. Il che è profondamente inesatto visto che i Greci, intervistati per sondaggio poco prima delle elezioni, dichiaravano a larga maggioranza di non voler uscire dall'Europa. Contraddizione? Niente affatto. L'idea di 'Europa' cui probabilmente si riferiscono i cugini ellenici, infatti, va ben al di là della moneta unica o del rigore fiscale. Ce lo ricorda il partito dei Verdi Europei che, nello scorso fine settimana, ha celebrato il 16° consiglio a Copenaghen per parlare dei temi politici e ambientali di più stretta attualità e per ravvivare quel sogno di Europa che sembra affievolirsi sempre più sull'onda della crisi greca e della 'rigidità contabile' della Merkel.
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Caro Angelo,
Per tutti i Verdi europei, il superamento della profonda crisi sociale, economica ed ecologica attraverso un nuovo modello di sviluppo capace, tra l'altro, di superare la contrapposizione fra protezione dell'ambiente e della salute e l'occupazione rappresenta la priorità assoluta della nostra azione politica.
Il partito Verde europeo ha espresso il suo forte e fermo supporto al popolo greco in questo periodo di crisi della nazione. Questa settimana l'europarlamentare Daniel Cohn Bendit (co-presidente del Parlamento Europeo) e Eva Joly (candidata di Europe Ecologie per le elezioni presidenziali francesi) hanno visitato Atene e hanno incontrato gli Ecologisti Verdi greci, per discutere della crisi del debito, la situzione con cui si sta confrontando la Grecia e come i Verdi europei possano affrontare, assieme ai cittadini, l'agenda della Troika basata sull'austerità.
La Grecia sta infatti affrontando l'imposizione di ulteriori tagli in cambio di un pacchetto di salvataggio per un totale di 130 miliardi, in modo che possa adempiere i suoi obblighi di rimborso del debito il 20 marzo.
I rappresentanti del Partito Verde Europeo hanno adottato il 13 novembre a Parigi un documento di 12 proposte politiche per uscire dall'attuale crisi economico-finanziaria e sociale che sta affliggendo l'Europa, e una tabella di marcia per il rilancio del progetto Europeo: i Verdi europei sono convinti che il progetto Europeo ha bisogno di trovare una nuova direzione e un nuovo scopo.
«Queste crisi stanno erodento la coesione sociale e portando alla disintegrazione politica del continente, guidandoci verso l'irrilevanza nel 21o secolo. Alcuni scenari portano alla spaccatura dell'Eurozona, che sarebbe il primo passo verso la distruzione politica dell'Europa, una cosa inaccettabile per noi. Al contrario, un potenziamento dell'integrazione politica dell'Eurozona non può portare alla cristallizzazione di una Europa a due velocità», è quanto ha detto Philippe Lamberts, membro del parlamento europeo e co-portavoce del Partito Verde Europeo.
Ieri i partiti verdi belgi Groen! e Ecolo sono stati esclusi dalle negoziazioni per creare il governo. Dopo mesi di negoziazioni, inclusi i due partiti ecologisti, raggiunsero un accordo per la riforma dello stato belga. L'attegiamento costruttivo dei Verdi non è stato evidentemente premiato, è stato infatti posto un veto dai partiti liberale e cristiano-democratico fiamminghi.
Prima dell'esclusione la famiglia verde ha partecipato da luglio 2010 alla lunga discussione che è stata conclusa con un ambizioso accordo istituzionale. Lavorando insieme Ecolo e Groen! hanno contribuito a trovare soluzioni per la questione linguistica belga. Il bilancio delle riforme ottenute deve molto al ruolo cooperativo giocato dai verdi.
Daniel Cohn Bendit critica il comportamento di Berlusconi, "nessuno lo prende sul serio".
«Se Berlusconi viene a Strasburgo, come ha fatto Papandreu (il primo ministro greco), per spiegare la manovra è legittimo. il problema è che lo ha fatto oggi (ieri, ndr), è che lui strumentalizza l'Europa per non andare dai giudici». Così si è espresso Daniel Cohn Bendit, europarlamentare e co-presidente del gruppo Verdi-Alleanza libera europea, durante un'intervista pubblicata su Radio Radicale. Il giorno stesso in cui il presidente del Consiglio dei ministri italiano si è presentato nella sede europea invece che presentarsi davanti al giudice, che avrebbe dovuto interrogarlo in quanto potenziale vittima di ricatti da parte di Lavitola e Tarantini.