Patagonia - Grazie ad informazioni confidenziali messe in rete, bloccati i lavori per le cinque centrali che devasterebbero zone protette del Paese. Il presidente Pinera parte attiva nel progetto
- È un'ennesima vittoria della rete e dell'ambiente, coordinata da organizzazioni in difesa della Patagonia, quella sulle cinque centrali idroelettriche nel Cile australe di Endesa-Enel con la cilena Colbùn, unite nella joint venture Hidroaysen. Approvati a maggio dalla commissione di valutazione ambientale con membri del governo di destra cileno, i lavori sono stati bloccati dalla Corte di Puerto Montt che ha accolto il ricorso dell'associazione "Patagonia sin Represa" sull'impossibilità di innovazioni per irregolarità sulle verifiche di impatto ambientale.
A settembre è annunciato il non alla megaopera. Fondi dirottati per collegare Berlino a Bari. Ora si spera che i soldi stanziati dal Cipe siano impiegati per bonificare le zone franose del messinese
- Nelle nostre disgrazie (conti pubblici, manovra, speculazioni sull'euro, e, soprattutto, governo Berlusconi) almeno una buona notizia è arrivata: l'Ue gira le spalle al mitico ponte sullo Stretto, sospende io promesso lauto contributo alla inutile, faraonica opera, e dirotta i fondi su altra meta. La decisione formale è fissata per il 21 settembre a Bruxelles, e immaginatevi quanti lavori, quante pressioni si scateneranno - anzi, si sono grà scatenate . perché il governo intervenga sulla Commissione europea perché ci ripensi. (A proposito: ironia degli effetti delle risse spartitorie e di un rimpasto sempre rinviato, il ministro delle Poitiche comunitare non c'è da sette mesi, e chisà quanti ancora ne dovranno passare).
Negli ultimi giorni sono stati usati numerosi aggettivi per definire la manovra. Dal nostro punto di vista quelli più adatti sono: ingiusta, recessiva, iniqua, classista. Sì, perché le misure varate hanno un duplice e vergognoso limite. Da un lato colpiscono le fasce più deboli della società e le famiglie, sommergendole di nuove tasse. Dall’altro preservano, integri e inalterati, gli odiosi privilegi di una classe politica che va oltre la casta e che rischia di essere travolta da una tangentopoli ben più ampia di quella del ’92. È evidente che il governo Berlusconi, ormai asfissiato da una crisi di credibilità internazionale e da un deficit di consenso popolare, ha deciso di far pagare il prezzo dei propri errori agli italiani che, adesso, dovranno fare i conti con tagli devastanti sulle spese e sui servizi sociali e con un prelievo fiscale che tocca i massimi storici.Prima lo scippo di quattro miliardi, poi la sforbiciata sulle agevolazioni per figli a carico, asili nido e sanità. Le associazioni "rosa" tornano in protesta davanti a Palazzo Madama
- Se è vero, come ha sostenuto l'ammiraglio Tremonti, che dal «Titanic non si salveranno nemmeno le prime classi», qualcuno certo patirà sofferenze maggiori. Per la componente femminile della popo lazione e per il patrimonio ambientale del nostro Paese la manovra approvata al Senato ha smarrito ogni orientamento: donne e sostenibilità del sistema produttivo dovranno sopportare interamente i rischi della deriva in alto mare. Tutte le 483 agevolazioni fiscali, comprese quelle per le famiglie, subiranno una riduzione del 5 per cento per il 2013, del 20 per cento dal 2014, risoettivamente 4 e 20 miliardi in meno. Vengono colpiti i nuclei familiari con figli a carico, le spese per l'istruzione e per la sanità, i fondi per glli asili nido. La sforbiciata lineare sui regimi fiscali di favore non sarà effettuata soltanto se entro il 30 settembre del 2013 si saranno approvati altrei provvedimenti legislativi in grado di correggere il tiro. Intanto, però si procede. E si tagliano i bonus per le eco-ristrutturazioni edilizie, il Terzo settore, le Onlus, le accise e i crediti d'imposta.
Bruxelles - Cambia la politica del settore ittico europeo. Critiche le assocaizioni ambientaliste: il sistema di quote di acttura trasferibili affida al mercato la riduzione della pressione della pesca
Come da tempo annunciato, ieri da Bruxelles è arrivata la tanto ventilata riforma del settore ittico, mirata a stabilire un nuovo approccio globale alla gestione della pesca nel Vecchio continente. L'obiettivo è quello di garantire la sopravvivenza degli stock ittici e dei mezzi di sussistenza dei pescatori e porre un freno all'eccessiva pressione delle flotte industriali. Il pacchetto di riforme della nuova Politica comune della pesca (Pcp) ha fissato come parola d'ordine "sostenibilità" e mira, entro il 2015, a sfruttare gli stock a livelli più contenuti in Europa attraverso misure che passano attraverso cinque documenti riguardanti il regolamento sulla futura Pcp; il rapporto su conservazione e sfruttamento delle risorse ittiche; il regolamento sull'organizzazione comune dei mercati della pesca e dell'acquacoltura; la dimensione esterma della Pcp.