NO A TRUCCHI PER PRIVATIZZARE GESTIONE RISORSE IDRICHE
27 MILIONI DI ITALIANI SI SONO GIÀ ESPRESSI, RISPETTARE VOLONTÀ POPOLARE
Hanno fatto di tutto per privatizzare l'acqua, hanno tentato anche di vanificare i referendum di giugno 2011. Ma gli italiani hanno deciso, con la consultazione popolare, che l'acqua deve rimanere un bene pubblico: non possono essere il profitto e la speculazione i principi di gestione del servizio idrico. Nonostante questa scelta dei cittadini, alcuni politici hanno continuato a parlare di privatizzazione delle aziende che hanno la gestione del servizio.
Le chiazze avvistate ieri intorno al relitto della Costa Concordia avevano fatto venire i sudori freddi a tutti. La Guardia Costiera oggi ha assicurato che si tratta di “sostanze leggere ed evaporabili”, probabilmente diesel o ad acque reflue di sentina, che è normale si accumulino intorno a una nave di quelle dimensioni per più di 114 mila tonnellate. Non si tratta, quindi – come si temeva - di carburante.
Il cargo Rena si spezza in due rilasciando container e carburante
Chiazza di 3 km nelle acque, morti 2mila uccelli marini
E' rimasta 3 mesi in mare, dopo essersi incagliata su degli scogli, provocando la perdita di centinaia di tonnellate di petrolio in mare. La nave petroliera Rena ora si è spezzata in due tronconi, come dimostrano immagini e video, dopo una forte tempesta avvenuta nell'area della scogliera di Astrolabe. Il rischio è di aggravare quello che è considerato il peggior disastro ambientale avvenuto in Nuova Zelanda.
- Torna a far discutere il tema spiagge, dopo le tante polemiche sollevate dal diritto di superficie e dalla paventata possibilità di costruzione e privatizzazione delle coste italiane. In attesa di vedere gli sviluppi definitivi di questa vicenda, il Coordinamento Spiaggia Bene Comune rilancia organizzando un’iniziativa ad Ostia per sabato 2 luglio. Spiaggia Bene Comune è un coordinamento di associazioni, comitati e partiti, (tra cui Federazione dei Verdi, Movimento Cinque Stelle, Lipu Ostia, Ostia che Cammina, Non Bruciamoci il Futuro, Teatro del Lido, Comitato Civico e per l’Ambiente, Comitato Amici della Madonnetta, Podistica Ostia e decine di altre sigle e realtà territoriali), attivo da diverso tempo sul Litorale romano e non solo.
«Il disastro ambientale di Porto Torres è una piccola Louisiana italiana completamente ignorata dal governo che ha lasciato sole le comunità locali. E' inaccettabile che il governo ancora non abbia deciso di costituirsi come parte civile e che la Regione Sardegna ancora oggi stia valutando se farlo o meno». Dice il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: «Siamo in presenza di un disastro ambientale di una gravità inaudita che èstato troppo frettolosamente archiviato dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Chiediamo che si facciano analisi e monitoraggi in continuo nel tratto di mare interessato, anche in profondità e che si proceda immediatamente ad un controllo ed ad una bonifica del tratto di costa contaminato».
«Per stessa ammissione dell'assessore all'Ambeinte della Regione Sardegna è evidente che il disastro di Porto Torres ha l'area nord dell'Isola è vulnerabile dal punto di vista ambientale per la mancanza di alcune infrastrutture necessarie per intervenire immediatamente in caso di incidenti - conclude Bonelli -. Per questa ragione chiediamo al governo un provvedimento immediato per estendere il divieto di navigazione nelle Bocche di Bonifacio a tutte le navi cisterna e le petroliere e non solo a quelle italiane e francesi».
Del resto il problema dello sversamento di olio combustibile nel Nord Sardegna ha evidenziato che quella parte dell'Isola e' vulnerabile dal punto di vista ambientale anche per la mancanza di alcune infrastrutture necessarie per intervenire immediatamente in caso di incidenti. E' quanto emerso nel corso dell'audizione dell'assessore regionale dell'Ambiente, Giorgio Oppi, e dei rappresentanti delle Province di Sassari ed Olbia. E' stato il consigliere regionale dell'Mpa, Franco Cuccureddu, a sottolineare che «a Porto Torres dalle 22 alle 6 del mattino non e' a disposizione neanche un mezzo antincendio, se dovesse esplodere una petroliera non si potrebbe agire immediatamente e si creerebbe un danno ambientale che non sarebbe risolvibile neanche in 300 anni. Inoltre non esiste neanche un radar di terra per gestire il traffico o un sistema che permetta di controllare le navi cisterna fino a quando lasciano le acque della Sardegna».