MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA A ROMA DALL'ASSOCIAZIONE SOS RINNOVABILI PER DIRE NO ALLA RIDUZIONE DEL CONTO ENERGIA
- Dovremmo ringraziare le energie rinnovabili e chi sta investendo nelle tecnologie che permettono la produzione di elettricità senza l'inquinamento che avviene tramite il carbone o il petrolio.
Ma qualcuno evidentemente non è affatto contento, spingendo verso la riduzione degli incentivi al solare fotovoltaico e ad altre fonti. Questo perché la diffusione delle nuove tecnologie e dei pannelli fotovoltaici sta portando alla crisi del vecchio sistema di organizzazione e di produzione della corrente elettrica, mettendo le grandi multinazionali dell'energia (tra cui Enel) nella condizione di dover fare dei cambiamenti e investire nella direzione auspicata dai cittadini.
La notizia di un incendio nucleare nella cittadina di Penly, situata nel nord della Francia, ha creato subito timore nel ricordo della perdita radioattiva a seguito di un altro incendio nella centrale di Marcoule. Il tutto a poche settimane dal primo anniversario dell'esplosione di Fukushima.
La situazione è stata in qualche modo tenuta sotto controllo da vigili del fuoco e sicurezza, mentre Edf (la multinazionale francese proprietaria dell'impianto) ha rassicurato in tutti i modi sull'assenza di danni di rilievo a persone o cose.
Dando per scontato che in questi casi non viene mai detto con chiarezza come stanno le cose in caso di incidenti, è ormai chiaro che c'è stata una perdita di acqua radioattiva dal circuito di raffreddamento di uno dei reattori. Perdita che dalla società rassicurano sia rimasta interna alla centrale.
Il 92% degli italiani ne è convinto. Intanto ricerche scientifiche migliorano le prestazioni del fotovoltaico
Più di un italiano su dieci ritiene che l’energia solare sia la fonte energetica del futuro. Il dato è emerso dal sesto rapporto “Gli Italiani e il solare” realizzato dall’Istituto di ricerca IPR Marketing che monitora ormai ogni sei mesi gli umori e le opinioni dei nostri concittadini sull’argomento. Il risultato, a dire il vero, non sorprende: a partire dal settembre 2009, data del primo rapporto, il trend di crescita di ‘favori’ verso il solare è stato sempre positivo, passando esponenzialmente da un 53% iniziale all’80% di persone ‘pro’ nell’ultima indagine prima di questa. Un elemento particolarmente importante risulta dal confronto fra le percentuali dell’ultimo anno, ovvero prima e dopo la tragedia di Fukushima e il referendum di giugno sul nucleare, con il quale gli italiani hanno definitivamente posto la pietra tombale sui folli disegni di ritorno all’atomo del governo Berlusconi. Ricordate quale era la scusa più inflazionata all’epoca da parte dei ‘nuclearisti’ per scagliarsi contro il quesito prima, e il risultato poi? Gli italiani – si diceva – non possono esprimersi adesso per referendum perché vittime di ‘reazioni emotive’ indotte dal terremoto in Giappone. Ebbene, la percentuale di persone che, nel sesto rapporto IPR, vede nel fotovoltaico il futuro ricalca la stessa del rapporto precedente del 2011, prima della tragedia del maremoto e della contaminazione nucleare. La propensione degli italiani verso un tipo di energia ‘alternativa’ e pulita, come il solare, insomma, è frutto di convinzioni radicate e non momentanee.
LA DENUNCIA DI GREENPEACE: LIVELLI PIU' ALTI DELLE ZONE EVACUATE
Se qualcuno pensava che la situazione in Giappone, dopo la fuoriuscita di materiale radioattivo a Fukushima, fosse cambiata ora dovrà ricredersi. Greenpeace ha scoperto che a Tokyo ci sono livelli di radioattività troppo elevati, più alti delle zone evacuate dopo il disastro atomico. Risultati simili sono stati riscontrati anche nella prefettura di Chiba che, come la capitale del Giappone, si trova a 200 chilometri dalla centrale di Fukushima.
L'associazione ambientalista ha fatto sapere che le autorità locali hanno misurato livelli di radioattività in alcune aree della pregettura di Chiba. Salvatore Barbera, responsabile della Campagna nucleare di Greenpeace Italia, ha affermato che questi nuovi test « mostrano che la dispersione del materiale radioattivo fuoriuscito dalla centrale di Fukushima è più ampia e più grave di quanto si pensasse».