Un comizio sotto la pioggia battente che non ha scoraggiato il battagliero leader Ecologista. Bonelli ha ricordato ai politici, governatori e ministri di centrosinistra, centrodestra e "tecnici" che negli anni si sono alternati nel ruolo di "difensore di Taranto" e che qui sono spesso venuti a fare "passerella", la responsabilità diretta avuta nella gestione della vicenda Ilva: Vendola e le promesse non mantenute, Bersani e il finanziamento dei Riva, Clini e il decreto anticostituzionale. Nessuno dei leader – sottolinea Bonelli – si è azzardato a venire a Taranto per questa campagna elettorale.
"Con il decreto salva-Ilva – ha detto il candidato di Rivoluzione Civile - sono stati calpestati i diritti costituzionali. Non si può accettare che la tutela della salute sancita dalla Costituzione venga sospesa per una 'Ragion di Stato'. Neppure la bozza di costituzione fascista arrivava a prevedere tanto. Quando si subordina l'interesse della salute ad un interesse strategico produttivo nazionale, allora la domanda che ci si deve porre è: quanto vale una tonnellata di acciaio in termini di vite umane?".
A Taranto – dice ancora il presidente dei Verdi - si è raggiunto un punto di non ritorno e proprio da qui e dal ripristino della legalità si deve ripartire per costruire un nuovo modello di sviluppo per il Paese. "Di fronte al dilagare di una corruzione, di un malaffare che è diventato peggiore di quello di Tangentopoli negli anni '90 – conclude il leader Ecologista - dobbiamo dare una risposta forte chiara e netta utilizzando gli strumenti che si usano con i mafiosi per sequestrare i beni dei corrotti e degli evasori fiscali e destinarli per finalità sociali".
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