«Con un sovraffollamento del 142%, condizioni di vita che assimilano la carcerazione alla tortura di Stato, celle buie e sfornite dei minimi servizi -spesso anche di riscaldamento!-, gli Istituti di Pena del nostro Paese sono attualmente luoghi di sospensione del diritto, che sopprimono ogni possibilità di porre in essere il recupero ed il reinserimento nel tessuto sociale dell’individuo reo di un crimine» ha commentato Nicholas Mingrino, Responsabile nazionale Diritti civili della Federazione dei Verdi. Come ha rilevato il Sole 24 Ore sulla base dei dati dei Ministero della Giustizia, infatti, in Italia ci sono più di 67 mila detenuti a fronte di 45600 posti disponibili: il problema è generalizzato ed endemico a livello nazionale, con l'unica eccezione del Trentino che rappresenta un buon rapporto fra posti disponibili e detenuti. «Senza considerare che il 43% dei detenuti (13.625 primo grado, 7.409 appellanti, 4.648 ricorrenti) è in regime di custodia cautelare, che, causa l’uso abnorme che ne è stato e ne viene fatto, si configura come vera e propria detenzione preventiva, una Mauthausen del garantismo giudiziario» ha aggiunto Mingrino.
«La necessità primaria che si palesa in questo contesto di emergenza dei diritti umani fondamentali è di garantire condizioni di vita dignitose a tutti i reclusi. - ha concluso - E per fare ciò è indispensabile rivolgere attenzione ai problemi strutturali che la legislazione penale, dell’ultimo decennio in particolar modo, ha creato, risolvendoli in maniera sistematica. E prima ancora adottare, urgentemente, provvedimenti clemenziali di amnistia, che estinguano i reati in vista di un netto processo di depenalizzazione».
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