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Giovedì 26 Gennaio 2012 06:03

IL NO ALLA TAV IN VAL DI SUSA NON È UN TABÙ

Autore:  Stefania Lopedote
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Le violenze del 3 luglio hanno tolto la voce a decine di migliaia di persone che manifestavano pacificamente 

La ‘mega-operazione’ contro la cosiddetta ‘ala antagonista’ del movimento NO-TAV ha portato, stamattina, all’arresto di ventisei persone. Gli scontri che il 3 luglio portarono al ferimento di molte persone, da entrambe le parti, rischiano, tuttavia, di risultare fuorvianti, così come il clamore mediatico conferito agli arresti di oggi. Criminalizzare il movimento NO-TAV, infatti, serve solo a distogliere l’attenzione dai motivi reali della protesta che si esprime da anni nella voce pacifica di migliaia di manifestanti. Come nella guerriglia che poche centinaia di esaltati (su migliaia di manifestanti pacifici) crearono a Roma il 15 ottobre dell’anno scorso, anche quel 3 luglio a Chimonte, in Val di Susa, la voce preminente e rappresentativa del movimento di protesta non era quella con le molotov in mano. Il problema è che la politica continua a dimostrarsi ideologizzata e miope e non risponde nel merito su un’opera inutile e dannosa dal punto di vista economico e ambientale. E invece di mettersi al tavolino con quanti protestano pacificamente e propongono soluzione alternative, fa ‘orecchie da mercante’. «La Tav in Val Di Susa – ha dichiarato il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, commentando i fatti di oggi - non può essere un tabù o un dogma».

Quali sono i dati che non vengono mai presi in considerazione? I Verdi lo ripetono da mesi, inascoltati come i tanti oppositori pacifici della TAV. Innanzitutto esiste già una linea ferroviaria per il trasporto delle merci vicinissima a quella del nuovo tracciato che viene utilizzata solo per 2,5 milioni di tonnellate quando ha una capacità di 32 milioni di tonnellate. Con un ulteriore ammodernamento di quella linea si potrebbero raggiungere gli obiettivi senza massacrare la Val di Susa e risparmiando: è bene precisare, infatti, che non si sta parlando di una linea ad alta velocità tra Torino e Lione, ma di un tunnel nelle Alpi di oltre 50 km. Il costo di quest'opera inutile ricadrà in gran parte sull'Italia: secondo gli accordi sottoscritti dall'allora ministro Lunardi l'Italia si è accollata il 67% (13,4 mld) del costo totale, la Francia il 23% (4,6 mld) mentre l'Unione europea finanzia il restante 10% (2 mld). Nella crisi in cui ci troviamo e i conti pubblici sotto l'attacco della speculazione l'Italia può permettersi di spendere 13,4 miliardi di euro?

«Qui non si tratta di mettere in discussione il corridoio 5  -precisa Bonelli - ma di evitare che fiumi di denaro pubblico vengano dilapidati. Invitiamo tutti a riflettere seriamente e ad evitare posizioni ideologizzate: la Tav in Val di Susa è un investimento a perdere sia dal punto di vista economico che da quello ambientale. Una riflessione sugli elementi oggettivi che bocciano senz'appello quest'opera – conclude il leader ecologista - fino ad oggi non è stata mai fatta: quando, qualche settimana fa ci ha provato Luca Mercalli è scattato automaticamente il linciaggio». Perché non ci si mette a discutere del perché spendere per un’opera inutile il valore di una manovra sulle pensioni?

Ultima modifica Giovedì 26 Gennaio 2012 06:06

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