Ora, sotto il nome delle liberalizzazioni, il governo di Mario Monti sta tentando di aggirare l'esito referendario che ha portato al voto ben 27 milioni di italiani. La volontà sarebbe quella di vietare la gestione pubblica dell'acqua e costringere le società municipalizzate a vendere la loro quota a privati. Che, essendo soprattutto multinazionali, attendono solo che si realizzi "il sogno ad occhi aperti".
I movimenti per l'acqua si sono subito mobilitati, garantendo attività e nuove manifestazioni per ribadire che il referendum è sacro perché espressione democratica della scelta di mantenere l'acqua pubblica. La prima dimostrazione avverrà il 18 con un sit-in davanti a Montecitorio.
La prima mossa è stata un appello per chiedere a Monti di fermare questa scelta irrispettosa dei tanti italiani che hanno deciso in coscienza, raccogliendo in poco tempo 20mila firme. Hanno aderito anche nomi noti come Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Ugo Mattei, Roberto Vecchioni, Valerio Mastandrea, Pietro Sermonti, Gino Strada, Marco Paolini, Don Andrea Gallo, Dario Fo e Padre Alex Zanotelli.
«Sarebbe di una gravità inaudita se attraverso trucchi legislativi si procedesse ad aggirare l'esito dei referendum del 12 e 13 giugno in cui oltre 27 milioni di italiani hanno votato per l'acqua pubblica e bene comune». Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che conclude: «Non si violi la costituzione e la volontà popolare che è stata ed è chiarissima: l'acqua è un bene comune che deve restare pubblico».
Il leader ecologista ha anche lanciato un allarme al governo, qualora decida di andare avanti insensibile a quanto deciso dai cittadini: «I referendum di giugno hanno rappresentato un grande esempio di democrazia partecipata attraverso il quale gli italiani si sono espressi direttamente sul proprio modello di società - conclude Bonelli - . cercare di modificarne il risultato sarebbe imperdonabile e aumenterebbe la sfiducia dei cittadini nella politica».






