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Martedì 20 Dicembre 2011 05:21

TAV E PONTE STRETTO, BASTA BUTTARE SOLDI

Autore:  Stefania Lopedote
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Cosa aspetta il governo Monti a passare alle vere priorità?

E’ tempo di sacrifici, è il ritornello più abusato di questi giorni. Ne sono ben consapevoli gli italiani ai quali l’attuale manovra fa i conti in tasca, togliendo due volte: più tasse e meno servizi, innalzati all’altare del debito pubblico. E’ lecito, tuttavia, fare a nostra volta qualche conto in tasca al governo Monti, che nel richiedere sacrifici e tagliare capitoli di spesa sembra essersi dimenticato di importanti voci come – lo ripetiamo da mesi – la spesa per gli armamenti o ad esempio la madre di tutte le opere inutili e dannose per l’ambiente, il Ponte sullo Stretto di Messina. Con gli 8,5 miliardi di euro del Ponte, infatti, si potrebbero realizzare 90 km di metropolitana o 621 Km di rete tranviaria o acquistare 3.273 tram e 23.000 autobus ecologici rivoluzionando per sempre il trasporto pubblico nelle nostre città sempre più soffocate dal traffico, dalla mancanza o dal sovraffollamento dei mezzi pubblici, dal dramma che vivono ogni giorno i pendolari, soprattutto quelli che per lavorare attraversano ogni giorno i confini delle grandi metropoli.
Mille voci autorevoli si sono levate, negli ultimi anni, contro quest’opera, dulcis in fundo anche l’Unione Europea che, qualche mese fa, ha bocciato il Ponte sullo Stretto e non l’ha voluto inserire nel computo dei progetti prioritari nel quadro delle grandi reti transeuropee per il periodo 2014-2020. Ma non c'è solo il Ponte sullo Stretto di Messina tra le opere inutili su cui si sta sperperando il denaro pubblico.
 
La Tav in Val di Susa, su cui oggi Italia e Francia annunciano l’accordo (la realizzazione del tunnel di base si aprirà in Francia a fine 2012), costerà oltre 18 miliardi di euro ed è un'altro esempio di come si possa sperperare il denaro pubblico e produrre debito. La TAV, infatti, è un doppione di una linea merci esistente, che viene utilizzata solo per 2,5 milioni di tonnellate quando ha una capacità di 32 milioni di tonnellate, eppure non viene preso in considerazione il potenziamento di questa linea piuttosto che la costruzione, ex novo e nella totale contrarietà delle popolazioni locali, di una nuova linea che graverà ulteriormente sulle spalle degli italiani già provati dai sacrifici di questa manovra. Una questione che amareggia profondamente il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che commenta: «chi fa i conti sulle grandi opere viene emarginato e messo alla berlina senza che si possa fare una discussione seria e laica sulle grandi opere. Con quelle risorse – aggiunge il leader ecologista - si potrebbe avviare un grande piano per la difesa del territorio aprendo 100 mila nuovi cantieri in tutt'Italia, rimettendo in moto le piccole aziende che sono strangolate dalla crisi e impegnando risorse in opere utili e necessarie per un paese dove, ancora oggi, si muore sotto il fango».

Le grandi infrastrutture producono solo debito e sperpero di denaro pubblico senza particolari vantaggi sull'occupazione e per i cittadini. Cosa aspetta il governo ad archiviare la stagione delle grandi opere inutili per passare alle priorità che veramente servono ai cittadini?

Ultima modifica Lunedì 09 Gennaio 2012 08:11

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