BONELLI: INACETTABILE, NEMMENO FOSSIMO IL CILE DI PINOCHET
"Se protesti ti caccio". Potrebbe chiamarsi così se fosse un film. Ma è nella realtà che Salvatore Barbera, il responsabile Energia e Clima di Greenpeace, ha ricevuto un foglio di via dal questore di Roma, per aver partecipato all'azione dell'associazione ambientalista a Palazzo Chigi. L'obiettivo dell'iniziativa ecologista era di spingere l'attuale ministro dell'Ambiente Corrado Clini ad avere una posizione netta sulla lotta ai cambiamenti climatici alla conferenza di Durban dell'Onu.
Per due anni Salvatore non potrà tornare nella Capitale. O meglio potrebbe, perché è la stessa Greenpeace a far presente che le stesse azioni erano state imposte ad altri attivisti, ad esempio dopo la memorabile azione dentro lo stadio Olimpico per dire no al nucleare al referendum di giugno, successivamente annullate dal Tar.
«Opporsi ai rischi che il nucleare inevitabilmente pone alla nostra sicurezza» afferma il direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio, «così come denunciare l'impatto che i cambiamenti climatici stanno avendo in termini di vite umane e di costi per la società, è un atto dovuto di responsabilità civile, che non può in nessun modo essere accostata ad attività criminali».
In difesa degli eco-attivisti arrivano le parole del Wwf: «Nel diritto penale infatti se qualcuno commette un reato per salvare un bene supremo come la vita, il fatto non costituisce reato. Per cui il provvedimento del Questore di Roma che colpisce chi, difendendo l'ambiente, vuole salvare la vita del pianeta e delle future generazioni ,è ingiusto e deve essere al più presto revocato».
Indignato per il provvedimento attuato dalla Questura di Roma anche il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. «La decisione di espellere da Roma per due anni un attivista è una scelta assurda e incomprensibile, nemmeno fossimo il Cile di Pinochet - afferma il leader ecologista - Greenpeace e Barbera hanno tutta la nostra solidarietà: è davvero scandaloso che in Italia, l'emergenza planetaria dei cambiamenti climatici e in particolare la conferenza Onu di Durban dove si discute il destino del Pianeta sia avvolta da un silenzio impenetrabile».
BONELLI: INACETTABILE, NEMMENO FOSSIMO IL CILE DI PINOCHET
“Se protesti ti caccio”. Potrebbe chiamarsi così se fosse un film. Ma è nella realtà che Salvatore Barbera, il responsabile Energia e Clima di Greenpeace, ha ricevuto un foglio di via dal questore di Roma, per aver partecipato all’azione dell’associazione ambientalista a Palazzo Chigi. L’obiettivo dell’iniziativa ecologista era di spingere l’attuale ministro dell’Ambiente Corrado Clini ad avere una posizione netta sulla lotta ai cambiamenti climatici alla conferenza di Durban dell’Onu.
Per due anni Salvatore non potrà tornare nella Capitale. O meglio potrebbe, perché è la stessa Greenpeace a far presente che le stesse azioni erano state imposte ad altri attivisti, ad esempio dopo la memorabile azione dentro lo stadio Olimpico per dire no al nucleare al referendum di giugno, successivamente annullate dal Tar.
«Opporsi ai rischi che il nucleare inevitabilmente pone alla nostra sicurezza» afferma il direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio, «così come denunciare l'impatto che i cambiamenti climatici stanno avendo in termini di vite umane e di costi per la società, è un atto dovuto di responsabilità civile, che non può in nessun modo essere accostata ad attività criminali».
In difesa degli eco-attivisti arrivano le parole del Wwf: «Nel diritto penale infatti se qualcuno commette un reato per salvare un bene supremo come la vita, il fatto non costituisce reato. Per cui il provvedimento del Questore di Roma che colpisce chi, difendendo l’ambiente, vuole salvare la vita del pianeta e delle future generazioni ,è ingiusto e deve essere al più presto revocato».
Indignato per il provvedimento attuato dalla Questura di Roma anche il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. «La decisione di espellere da Roma per due anni un attivista è una scelta assurda e incomprensibile, nemmeno fossimo il Cile di Pinochet - afferma il leader ecologista - Greenpeace e Barbera hanno tutta la nostra solidarietà: è davvero scandaloso che in Italia, l'emergenza planetaria dei cambiamenti climatici e in particolare la conferenza Onu di Durban dove si discute il destino del Pianeta sia avvolta da un silenzio impenetrabile».