A raccontare della “devastazione” subita dal territorio il procuratore della Repubblica di Lecce Cataldo Motta. Fra gli amministratori coinvolti nello scandalo nomi di spicco della precedente Giunta comunale di Porto Cesareo e della Regione: l’ex sindaco di Porto Cesareo Vito Foscarini, i tre responsabili dell’epoca degli assessorati regionali all’Ambiente e all’Urbanistica Luigi Ampolo, Giuseppe Lazzazzera e Luca Limongelli, due responsabili dell’Ufficio tecnico comunale (Cosimo Coppola e Giovanni Ratta), due progettisti (Claudio Conversano e Antonio Nestola) e il legale rappresentante delle società coinvolte (Franco Iaconisi). Sarebbero questi, secondo l’accusa, i responsabili di quella variante urbanistica illegittima al piano regolatore generale che ha permesso di lottizzare e destinare a uso turistico i terreni di Serravalle, in precedenza tipizzati come agricoli. Le due conferenze di servizi alla base della modifica, infatti, risalirebbero al 2002 e al 2006: la seconda indetta illegittimamente, la prima dichiarata nulla dal Tar della Puglia. I reati includono abuso d’ufficio e reati contro la fede pubblica dei funzionari e amministratori che avrebbero attestato falsamente l’inesistenza di altri terreni idonei alla costruzione della struttura alberghiera, riattivando il circuito amministrativo per forzare la variante al piano regolatore.
Il passaggio delle villette dalle società gestrici ai proprietari, poi, sarebbe, secondo le ricostruzioni della Guardia di Finanza, avvenuto in modo ancor più illecito e contorto. Una formale compravendita immobiliare, infatti, era impossibile a causa delle irregolarità commesse, per cui i 108 appartamenti da sistemare sarebbero stati ceduti, come patrimonio immobiliare, dalla Fgci a Punta Grossa, della stessa compagine sociale e creata ad arte per fingere la cessione di un ramo aziendale, come se si trattasse di una ristrutturazione societaria. Per passare da un proprietario all’altro bastava che la Fgci riscattasse la quota corrispondente, per poi cederla ancora.






