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Giovedì 13 Ottobre 2011 01:42

GLI INDIGNATI DAVANTI A BANKITALIA

Autore:  Stefania Lopedote
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Montata tendopoli a via Nazionale. Aspettando il 15 ottobre, giornata mondiale del ‘global change’.

E’ comparsa una nuova tendopoli nel pieno centro di Roma. Questa volta non si tratta di una storia di immigrazione, ma non di meno l’emarginazione gioca un ruolo fondamentale, insieme a una parola nata a maggio in Spagna e da allora diventata pratica e verbo di un movimento: l’indignazione. Centinaia di giovani ‘indignati’ italiani ieri hanno occupato, per ore, via Nazionale. Alle 16 i manifestanti si sono piazzati davanti a Palazzo Koch, la sede di Bankitalia, presidiata da decine di camionette e forze dell’ordine per la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del presidente ‘in pectore’ della BCE Mario Draghi. Al capo dello Stato i ragazzi hanno consegnato una lettera, scritta da alcuni studenti della Sapienza, per spiegare che cosa li rende così ‘indignati’: è il senso di emarginazione e di rabbia tipico di chi si sente spogliato del proprio futuro.

Decine gli striscioni contro il ‘potere della finanza’, contro i banchieri, contro i governi, colpevoli di scaricare sulla popolazione una crisi che essa non ha creato. Ma che è costretta a pagare. Al grido di ‘Europa, sollevati!’ e in attesa della grande manifestazione internazionale di sabato 15 ottobre, i manifestanti hanno poi deciso di trasformare il sit-in in mobilitazione lunga e permanente e hanno iniziato a montare l’accampamento, con tanto di tende, buste per la differenziata e gazebo informativi, sulla gradinata del Palazzo delle Esposizioni. «Da qui non ce ne andremo. Indietro non si torna» - dicono - almeno fino a sabato e intanto intonano cori e dibattono della crisi, nel modo pacifico che gli ‘indignados’ di tutta Europa hanno usato come tratto distintivo del proprio movimento, insieme all’assenza di qualunque appartenenza partitica.

Verso mezzanotte l’atmosfera si scalda: le forze dell’ordine non hanno mai abbandonato i manifestanti ma adesso iniziano a spingere sui ragazzi seduti per terra con le camionette, con i caschi in testa. I ragazzi oppongono resistenza passiva, si lasciano portare via di peso a uno a uno, una decina di loro vengono identificati. Alla fine l’accordo: l’accampamento viene lasciato libero sulla scalinata, dove i ragazzi si sono svegliati questa mattina per ripartire al via, con una nuova giornata di mobilitazione. Per il ‘global change’.

Leggi il reportage sugli indignados spagnoli, luglio 2011

Ultima modifica Lunedì 17 Ottobre 2011 07:00

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