L'ultima stima parla di circa 300 tonnellate di greggio disperso in mare, che è arrivato fino alle coste inquinando le spiagge. La situazione è peggiorata per le avverse condizioni climatiche, con maltempo e forti onde che hanno rallentato gli interventi di soccorso. Il rischio ora è che la nave possa cedere e che gran parte delle 1700 tonnellate finiscano in mare e a terra, rischiando di annientare la barriera di Astrolabio.
Il ministro per l'ambiente della Nuova Zelanda, Nick Smith, ha detto che «la situazione nei prossimi giorni, da un punto di vista ambientale, è destinata a peggiorare in modo significativo», definendo questa perdita di petrolio «il più grave disastro ambientale della Nuova Zelanda da molti decenni a questa parte». Questo anche perché è stata colpita una zona che vive di pesca e turismo, con aree di verde rigoglioso.
Immediati gli interventi per il salvataggio dell'equipaggio, ma soprattutto per bloccare la fuoriuscita di petrolio. A terra militari, specialisti e ambientalisti si stanno dando da fare per limitare i danni a flora e fauna locali, ripulendo le spiagge dal catrame.






