Nella regione centrali del nostro Paese l'urbanizzazione selvaggia è sempre più presente. Complici i grandi spazi e i pochi rischi.Il Lazio è il più colpito: 1.700 manufatti illegali nel comune di Anzio e costruzioni abusive su tutto il litorale.
Il Centro Italia è un luogo relativamente tranquillo per chi vuole cimentarsi nell'arte se di arte si può parlare - del piccolo urbanista pazzo. Grandi spazi a disposizione e rischi, relativamente, bassi. E poi, se va tutto male, si può sempre ricorrere al Tar e al Consiglio di Stato e, nei tempi morti, attendere l'arrivo di qualche altra sanatoria.
Chi l'avrebbe mai detto che dopo Sicilia, Campania e Calabria, il Lazio è una delle regioni più funestate dal cemento «selvaggio», come dimostrano gli oltre 1.700 manufatti illegali del comune di Anzio o le lottizzazioni abusive di Tarquinia, Latina, Sabaudia, Gaeta e, più in generale, di tutto il litorale laziale.
Una situazione tanto drammatica da consigliare al gruppo regionale dei Verdi del Lazio la proposta di istituire una commissione d'inchiesta sul fenomeno. Proposta su cui si attende ancora una risposta. Solo così, forse, si riuscirebbe a capire perché un "mostro" che vale 20milioni di euro funesta la skyline della riviera di Ulisse, nel comune di Fondi, senza che nessuno muova un dito, o apra un registro per capirne i segreti. Il mostro ha un nome: Holiday Village. Progetto avveniristico, zero autorizzazioni. È da dieci anni che si dovrebbe abbattere, ma non è successo ancora nulla. È in costruzione da trenta, ma ormai fa parte del paesaggio.
Come nulla è accaduto all'hotel Summit di Gaeta, ecomostro legalizzato qualche anno fa, che ha continuato a lievitare di piano in piano, fino a che sono giunti l'autorizzazione e il provvidenziale condono. E pensare che, all'inizio, doveva essere un ristorantino, chiamato "Il barchino", con una trentina di coperti.
Oggi, è un edificio di sette piani. Quando si dice evoluzione della scienza e della tecnica (di costruzione)! A Lavinio, e con questo abbiamo chiuso il capitolo Lazio, da trent'anni c'è un sylos che - ideato come albergo - è diventato coltempo un parcheggio e un ricovero per sbandati e tossici della zona. Costruzione, manco a dirlo, abusiva. E spostiamoci di qualche grado, verso nord, Toscana, per la precisione.
Qui i casi emblematici sono tre, tutti sull' isola d'Elba: l'ecomostro di Procchio a Marciana Marina, situato su un'area ad altissimo rischio idrogeologico; il Villaggio Paese di Rio Marina, che dovrebbe sorgere su terreni di proprietà del demanio per i quali sono state bandite ben dueaste, andate deserte; e i terreni in località le Paffe, che dovrebbero rappresentare lo scenario perfetto per un bel po' di alloggi vista mare. E come non citare, ancora, l'ecomostro di Giannutri, 11mila metri cubi di cemento su cui, da circa vent'anni, la magistratura sta cercando di fare luce.
Fino a ora, senza grandi risultati, però. Altra latitudine, stessa musica: a Francavilla al Mare, in Abruzzo, è finito sotto sequestro il resort costruito direttamente sulla spiaggia. Motivo? Settanta appartamenti sono stati tirati su senza autorizzazione. Che sarà mai... C'è poi il Centro oli di Ortona, in provincia di Chieti, che l'Eni starebbe ( forse) abbandonando, anche se nessuno - in zona - ci crede.
Tant'è che Legambiente e Verdi stanno dando battaglia per fare luce sulla costruzione di questo mega impianto di prima raffinazione e sulle procedure "disinvolte" che ne stanno accompagnando la nascita. Una struttura non certo ecosostenibile... E concludiamo questa tappa con le Marche, dove - una volta tanto - c'è una buona notizia: il dio Nettuno, saputo di alcuni lidi abusivi a Sirolo, in provincia di Ancona, ha anticipato le ruspe del Comune e, con una violenta mareggiata, ha liberato la spiaggia. Che dire? Ben fatto.
A Marina Palmense, invece, c'è un deposito di sabbia alto 4 metri e del volume di 500mila metri cubi che non si sa a che cosa serva: qualche amministratore localedice che è utile come deposito costiero, ma non ci sono litorali da ripascere. In attesa di migliori indicazioni, indaga la Corte dei conti