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SICUREZZA CIBO. EURISPES: SPESA HORROR, CARNE E PANE CLANDESTINI PDF  | Stampa |
Venerdì 29 Gennaio 2010 02:33
1.300 FORNI ABUSIVI A NAPOLI, MACELLAI FUORILEGGE MAFIA E CAMORRA

(DIRE) Roma, 29 gen. - Abusi, frodi, illeciti e quindi, rischi per la salute nel campo della ristorazione: "un prodotto da prendere ad esempio per tutti, tra i molti che si potrebbero citare, e' il pane". Soltanto nella zona intorno alla citta' di Napoli, "si annoverano circa 1.300 forni abusivi, dove per la cottura del pane si puo' utilizzare qualsiasi tipo di combustibile, si contano 2.500 panifici illegali, dove il prezzo del pane si aggira attorno ai 2,00/2,50 euro al chilo, a confronto dell'1,80/2,00 euro del prezzo legale". E' il pane "piu' venduto, e durante i giorni di festa, come ad esempio la domenica, non si contano le file lunghissime di persone in attesa di comprarlo, si stima che il giro di affari sia intorno ai 500 milioni di euro (Sos Impresa, 2008)". Questo quanto si legge nel 'Rapporto Italia 2010' di Eurispes, presentato oggi. La camorra, soprattutto negli ultimi decenni, "si e' notevolmente sviluppata e non si e' accontentata piu' dei cosiddetti 'bancarielli' e il pane illegale e tossico, e' giunto fino ai panifici riconosciuti".
Ma non c'e' solo il forno calndestino, ma anche il macellaio fuorilegge. Ad esempio, nel 2008, l'operazione 'Michelangelo', ha portato "all'arresto di dodici persone di un clan mafioso che a Palermo si occupava non soltanto di racket e traffico di stupefacenti, ma anche della gestione dei prezzi dei generi alimentari, imponendo con la forza, il prezzo della carne, venduta a 10-11 euro al chilo".
I numeri che saltano fuori dalle operazioni portate avanti nella lotta contro le frodi alimentari "sono impressionanti- segnala Eurispes- le due tonnellate di salumi e carni bovine macinate, sequestrate a Piacenza nel corso del 2008, dai Carabinieri del Nas di Parma". Interi lotti di salumi in pessimo stato di conservazione, che sottoposti a processi di "ripulitura", eliminando le tracce del deterioramento, venivano riconfezionati in maniera assolutamente abusiva e reimmessi in commercio con data di scadenza cancellata o modificata.
Nell'aprile del 2008, i Carabinieri di Verona hanno bloccato una organizzazione criminale dedita al furto di animali da allevamento, colpendo prevalentemente le zone di Foggia, Bari, Benevento, Perugia, Arezzo; i furti interessavano ovini, bovini, suini su tutto il territorio nazionale, gli animali venivano macellati abusivamente presso macelli "affiliati" e successivamente messi in commercio. "Si stima che il numero dei capi di bestiame rubati e destinati poi alla macellazione clandestina ed abusiva raggiunga la cifra di 100mila ogni anno, con tutti i conseguenti rischi che questa procedura comporta a livello di sicurezza igienico-sanitaria per i consumatori, data l'assoluta assenza di qualsiasi tipo di controllo sanitario e veterinario sugli animali (XI Rapporto SOS Impresa, 2008)".
A Bagheria, in provincia di Palermo, la Guardia di Finanza e' intervenuta "ponendo sotto sequestro un deposito clandestino con sette quintali di carne macellata e mal conservata, il locale presentava una pavimentazione sporca e le pareti con la muffa, e all'interno del bagno di questo locale, sono stati trovati salumi e salsicce sistemati per l'essiccazione". L'operazione- spiega Eurispes- denominata "Meat Guarantor" si e' estesa su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo le regioni dalla Campania al Veneto, dal Piemonte alla Puglia, passando per il Lazio. Nell'ambito del commercio illegale della carne, ha smascherato "un vero e proprio sistema criminale dedito a trafficare clandestinamente carni infette o avariate". L'operazione ha visto implicati in questi traffici allevatori, commercianti, macellatori, macellai, pubblici amministratori e veterinari che falsificavano la documentazione necessaria ai fini di rendere sani animali che sani non erano, perche' malati. "L'organizzazione criminale aveva il suo quartier generale in Campania e agli animali morenti, affetti da patologie come Bse, Tbc e 'lingua blu', venivano somministrate massicce dosi di anabolizzanti e cortisonici, in maniera tale che le bestie rimanessero in vita ed ingrassassero; sono stati sequestrati dai Carabinieri due impianti per la macellazione clandestina, cinque allevamenti e 2.800 capi di bestiame, i clan coinvolti nel traffico della carne erano del napoletano e del casertano.
Questi sono soltanto "alcuni esempi, delle moltissime inchieste condotte dalle nostre Forze dell'ordine, che non solo in queste, ma anche in altre operazioni, hanno portato alla luce grossi affari criminali come i 'giri' di capi di bestiame acquistati in Bulgaria ed in Romania, dove ogni animale, acquistato in loco costa soltanto 150 euro circa ma, trasportati nel nostro Paese, venivano avvelenati con sangue infetto per provocare brucellosi e poi abbattuti per riuscire ad intascare un consistente rimborso dallo Stato".
Infine, l'operazione "Agricamorra" ha evidenziato come diversi clan camorristici acquistino per pochissimi soldi tutte quelle aziende ridotte sul lastrico dall'inquinamento da diossina.
Ma le frodi ci sono anche nel settore del mercato ittico.
Secondo l'Eurostat, spiega Eurispes, tra il 2007 ed il 2008, i prezzi del pesce e dei frutti di mare sono aumentati, nella fase di prima vendita, tra il 3,3 ed il 3,7% nel nostro Paese, ma i rincari piu' pesanti avvengono nella filiera, dove i pescatori denunciano aumenti del 30-40%.
Il settore pero', "e' sempre piu' minacciato nel suo equilibrio dalla pesca illegale e dalla concorrenza sleale". La Fao denuncia come il 75% del pescato che arriva sui mercati mondiali sia frutto della pesca illegale, coinvolgendo organizzazioni criminali italiane e quelle straniere come la mafia russa, la mafia cinese, la mafia giapponese, che riescono a gestire grandissimi quantitativi di traffici, arrivando a mobilitare oltre 1 miliardo di euro all'anno.

 

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