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Il governo contro i treni

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Diverse interpellanze chiedono spiegazione della chiusura degli scali merci al sud e della mancanza di incentivi al trasporto merci su rotaia. Risponde Castelli: «Siamo un Paese fatto così»

C’è un intollerabile primato, tutto italiano: il divario enorme tra il trasporto merci su gomma e quello su ferro. per rotaia  viaggia solo il 9,9% delle merci (la media europea è del doppio: 17,7), mentre il trasporto via camion arriva al 90, contro il  76 della media europea.
Tre devastanti conseguenze di questo pauroso squilibrio: 1) il danno ambientale (il treno fa  registrare un 77% in meno di emissioni di gas serra e di anidride carbonica rispetto agli altri mezzi, aereo compreso); 2) il  ongestionamento del traffi- co nelle città e soprattutto nelle strade (si stima che, in consumi e in vittime della strada, la congestione viaria costi 25 miliardi di euro l’anno, due punti di pil, il doppio rispetto alla media Ue); 3) la decisione di  Trenitalia  di chiudere diecine di scali merci nel centro-sud, dalla Toscana alla sicilia.Se ne è discusso, giorni fa, alla    Camera sulla base di alcune interpellanze (del leghista Luciano Dussin, della democratica Silvia Velo, di Carmine  Patarino del Pdl) in cui sono state sottolineate le anomalie del sistema del traffi- co merci in Italia. Le risposte del viceministro dei trasporti Roberto Castelli (Lega) sono state così generiche e parziali che il rappresentante del governo è  stato persino richiamato dal presidente di turno dell’assemblea, Maurizio Lupi, quando Castelli – in replica alla on. Velo – ha sostenuto di essersi indirettamente rivolto anche a lei nella risposta ad una precedente interpellanza. «Il fatto che lei mi rimandi a quanto ha detto all’on. Dussin – ha detto la parlamentare Pd – a me pare non corretto». E ilpresidente: «Sono  d’accordo, lei ha diritto ad avere una risposta puntuale al suo documento», poi ricordando lo stesso principio «sia al  viceministro Castelli che a tutti i rappresentanti del governo». Ma torniamo al nocciolo della questione. Silvia Velo in  particolare ha  sottolineato che il calo progressivo del trasporto merci su ferro non è solo legato alla crisi e quindi alla riduzione del traffici in generale: è  proprio un calo strutturale in termini percentuali. Certo, le caratteristiche della  produzione e del trasporto merci in Italia sono tali per cui una elevata incidenza della gomma è inevitabile: siamo un  Paese fortemente antropizzato, fatto soprattutto di piccole e piccolissime imprese. È stato fatto un esempio significativo:  un pacco di merce deve fare, in Italia, un tragitto medio di cento chilometri, quindi è difficile caricare e scaricare tutto dal treno con costi eccessivi. Però c’è senz’altro spazio di miglioramento, visto che peggio del 90% su gomma non si può  evidentemente fare. Ed è un dato che, nel corso della manifestazione MercinTreno, la Federmobilità (associazione degli  assessorati ai trasporti di regioni, province e comuni) ha appena visto nel rilancio del trasporto merci uno dei principali  presupposti per rilanciare la competitività del Paese. Ciò che però richiede scelte strategiche, investimenti strutturali e infrastrutturali (nodi, scambi, ecc.) e anche incentivi alle imprese, perché senza aiuti si va verso la gomma, oggettivamente meno costosa. Come risponde, che cosa “offre”, il governo per fronteggiare questa situazione? A sentir Castelli poco o  nulla. E Trenitalia, anche a proposito degli scali merci? «Le Ferrovie sono in attivo, e la prima cosa che vogliamo fare è tenere a posto i conti. D’altra parte il settore del trasporto merci via ferro è liberalizzato: ci lavorano ventisei imprese. In un  libero mercato domanda e offerta si devono incontrare…». Le misure di sostegno? «Gli incentivi sono stati introdotti con la legge del 2002» ma…«sono stati stanziati per il solo triennio 2004-2006»! Gli scali merci? Ce ne sono troppi (può  essere necessaria una razionalizzazione, ha replicato Silvia Velo, ma altra cosa è dismetterli in blocco o concentrarli solo al nord). Insomma il viceministro dei trasporti ha confermato che il governo non ha strategie per il potenziamento del trasporto su ferro, non lo considera una priorità, non vuole investire.  Insomma, viva il traffico e la gomma. Alla faccia del  buonsenso.

Giorgio Frasca Polara
TERRA
 

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