
Immaginate un mostro di cemento lungo tre chilometri e mezzo e largo circa 70 metri lanciato sopra uno dei mari più belli del mondo e immaginate che per sostenerlo occorrono 166mila tonnellate di acciaio arrangiato in cavi di un metro e venti centimetri di diametro.
Immaginate poi due torri enormi, alte fino a sfiorare i 400 metri (più della Tour Eiffel o dell'Empire State Building), infisse fino a decine di metri di profondità nel terreno, e che svettano rispetto alle più basse colline circostanti.
Immaginate ancora le 100mila tonnellate del ponte sospese a circa 65 metri di quota, ma non immaginatele immobili: il ponte, infatti, oscilla, liberamente, di circa 10 metri in orizzontale e 7 in verticale per resistere ai venti che, nello Stretto, possono superare i 200 km/h.
L'unica cosa che potrebbe evitarvi di sentirsi in un flipper nella parte della pallina è che qualcuno chiuda il ponte al traffico tutte le volte che c'è vento troppo forte: cioè la struttura può resistere, in teoria, a raffiche fino a 270 km/h, ma in quei casi deve essere interdetta.
Si stima che situazioni del genere possano portare all'interruzione del traffico per un periodo che andrebbe quantificato ora e non dopo averlo costruito.
Il problema è: serve un'opera come questa, oggi, in Italia? La risposta è no.
L'ipotetico viaggiatore che da Palermo volesse raggiungere in treno Roma (attualmente 13 ore) o Milano (18 ore) risparmierebbe, se tutto va bene, circa 1 (una) ora, un lasso di tempo sicuramente prezioso, ma nulla al confronto di quello che si guadagnerebbe a rifare prima la rete ferroviaria siciliana, che viaggia spesso a un solo binario, e che permette al collegamento Ragusa-Messina la straordinaria media di 40 km/h (circa 5 ore per coprire i 200 km di distanza): raddoppiando la tratta e dimezzando i tempi ci sarebbe un guadagno - quello sì vero - di oltre 2 ore e mezza.
Da Palermo a Messina il raddoppio della strada ferrata porterebbe un risparmio di circa 1 ora e mezza.
Meglio questo in poco tempo o l'ipotetica ora in 15 anni, se va bene? E in automobile? Se non ci sono date particolari, weekend e italiche ferie, attualmente ci vogliono 25 minuti per attraversare materialmente lo Stretto di Messina in traghetto, poi bisogna considerare le attese per il biglietto e per la coincidenza, in tutto circa 40 minuti.
L'attraversamento aereo via ponte ridurrebbe i tempi da 25 a circa 5 minuti (se non vogliamo correre), ma non ci sarebbe comunque verso di eliminare code e file, nei giorni clou, perché il pedaggio da qualche parte lo si dovrebbe pagare e in fila ci si dovrebbe mettere lo stesso, esattamente per gli stessi tempi.
A ciò va aggiunto che molti passeggeri non saranno sicuramente presenti all'appello, anzi, mancheranno proprio i passeggeri più regolari, quelli a cui il ponte avrebbe dovuto fare un gran favore, cioè gli abitanti di Reggio Calabria, Villa San Giovanni e Messina che avrebbero gli accessi alle rampe del ponte talmente lontani dai rispettivi centri abitati da dover preferire comunque e sempre i traghetti o gli aliscafi.
Il ponte non è sicuramente un'alternativa valida per il traffico locale.
Infine, possiamo discutere che il ponte sia pericoloso, ma siamo certi che, in caso di sisma, sarebbe quantomeno inutile.
E' appena caduto il centesimo anniversario del più forte terremoto mai subito, a memoria d'uomo, dall'intero bacino del Mediterraneo. Siamo sicuri che il rischio di costruire una struttura del genere nella zona a più elevata sismicità del Mediterraneo sia sufficientemente basso? Reggerà un ponte che è stato commisurato a magnitudo 7,1 Richter, tenendo presente quel terremoto del 1908, visto che, non essendoci al tempo rilevamenti strumentali adatti, si tratta di una stima indiretta e che, quindi, la scossa prossima ventura potrebbe essere 7,2 o 7,5?
Il terremoto umbro- marchigiano del 1997 ci dice che forse non conosciamo abbastanza i sismi: e se non siamo stati in grado di prevedere una "coppia sismica" dove prima non c'era mai stata, che ne sappiamo che il prossimo terremoto tra Reggio e Messina sarà 7,1 e non più dannoso? E, infine, che ce ne facciamo di un ponte che rimane in piedi se il terremoto è veramente "solo" 7,1 Richter?
Invece di unire due future aree cimiteriali, quello che diventerebbero Reggio e Messina, non sarebbe meglio spendere prima quelli e altri denari (pubblici e privati, occupazione e profitti) nella ristrutturazione di città che hanno solo il 25 per cento antisismico?
C'è forse ancora un piccolo margine di riflessione per chi non si rassegna a quella che sembra sempre di più un'inutile e male indirizzata opera dimostrativa, sotto qualsiasi latitudine politica la si osservi.
Se i dubbi di natura tecnica e scientifica sono così tanti, se il buon senso è venuto drammaticamente a mancare e, soprattutto, se non ci sono evidenti benefici di tempo e vantaggi di traffico e, anzi, si stornano risorse utili altrove, ma allora a cosa e a chi serve il Ponte?
Mario Tozzi da terra






