
Manovra Nel bilancio dello Stato erano stati previsti tre miliardi da destinare al risanamento di ventisei siti industriali. Ma la massima parte di queste ingenti risorse è finita a finanziare le grandi opere, tra cui il Ponte sullo stretto di Messina
Il governo Berlusconi si dedica al gioco delle tre carte sulla pelle - addirittura - degli interventi di bonifica dei siti inquinati, e per sostenere nientedimeno che la lobby del mitico Ponte sullo Stretto di Messina.
I fatti. Un gruppo di deputati del Pd segnala, ieri mattina in aula, che nei documenti di bilancio dello Stato erano state previste e votate dal Parlamento risorse per tre miliardi di euro destinate al finanziamento di interventi in ventisei siti industriali tra cui l'area della Laguna di Grado e Marano in cui insiste il complesso di Torviscosa, che è addirittura il terzo polo chimico italiano e dove già una parte dei mille operai occupati tra diretto e indotto nella maggiore impresa (la Caffaro) sono già in cassa integrazione a causa appunto del blocco dei lavori di risanamento. Bene, ora si scopre - lo ha sottolineato il primo firmatario dell'interrogazione, Ivano Strizzolo - che la massima parte dei tre miliardi per le bonifiche sono letteralmente spariti, distribuiti a pioggia in altri interventi, tra cui quelli per le famose "Grandi Opere": in primis, manco a dirlo, quel Ponte sullo Stretto che è e resterà a lungo uno dei più colossali bluff di Berlusconi & C. Allora: quali sono le reali intenzioni del governo?, aveva chiesto Strizzolo.
Possibile che il risanamento ambientale sia sacrificato ad altre esigenze meno urgenti ma più demagogiche? Insomma, quali sono le effettive risorse disponibili per gli interventi nei diversi siti inquinati già individuati e compresi in un intervento che doveva essere prioritario?
La risposta del governo (a rappresentarlo e a leggere, malamente, una velina redatta da altri, è stato il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia) è stata letteralmente stupefacente. Prima ammissione: perfettamente vero che quei tre miliardi sono stati dirottati. Nel marzo scorso, infatti, il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) «ha riprogrammato le risorse nazionali disponibili del Fondo per le aree sottosviluppate in funzione anticrisi, assegnandole a tre fondi: sociale, infrastrutture e (attenzione a questo terzo fondo, ndr) strategico». Seconda ammissione: in effetti una parte di quei tre miliardi è finita proprio sui piloni dell'irrealizzabile collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.
Uno di questi tre fondi è infatti proprio quel "fondo infrastrutture" che fa da salvadanaio anche e proprio per il Ponte sullo Stretto. Più che un'ammissione si è dunque trattato di una conferma, neppur troppo imbarazzata perché del Ponte non si parla espressamente, anche se tutti gli addetti ai lavori capiscono ugualmente. Terza e più grave ammissione: «In attuazione delle predette procedure», cioè del dilapidamento dei tre miliardi di euro, «il ministero dello Sviluppo economico ha già fatto richiesta alla presidenza del Consiglio di un'assegnazione di cinquanta milioni di euro per il progetto di bonifica di siti inquinati, a valere sul detto Fondo strategico per il Paese».
Dunque, per quello che proprio Strizzolo, nella replica al sottosegretario, definirà un volgare "gioco delle tre carte", il finanziamento per la bonifica dei siti inquinati si riduce all'1,666% dello stanziamento iniziale! «Tuttavia - ha aggiunto Strizzolo - con il gioco delle tre carte non si va da nessuna parte. Non si può continuare ad andare in giro per l'Italia a promettere e a dire che si risolverà tutto mentre poi, in concreto, si continua a barare sul recupero dei siti inquinati».
E, in conclusione, un monito: «Attenzione, sul recupero del complesso Caffaro-Torviscosa in particolare vi è un impegno congiunto di sei diversi livelli istituzionali: comune, provincia, regione Friuli-Venezia Giulia, consorzio Ausa-Corno, per non parlare delle organizzazioni sindacali e sociali. Ebbene, tutte queste forze hanno sin qui assunto un atteggiamento di grande responsabilità. Ma la responsabilità ha un limite: la difesa e lo sviluppo di un polo chimico tra i più importanti del Paese, la sicurezza e l'avvenire del posto di lavoro di tanti operai e di intere aree regionali».
Giorgio Frasca Polara da Terra






