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NO TAV, CRESCE LA PROTESTA

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Grandi opere I cittadini che si oppongono all'Alta velocità in Val di Susa bloccano l'autostrada Torino Bardonecchia per protestare contro le «trivellazioni mediatiche». E denunciano il silenzio complice dei mass media. A partire dalla Rai

Avevano parlato di flop, di errori di strategia e di inabissamento del movimento No Tav sotto lo schiacciante, ecumenico e bipartisan fronte a favore della Torino-Lione, che sarà celebrato una volta per tutte dalla manifestazione telecomandata prevista per il 24 gennaio.
Interpellati da Terra i ragazzi dei comitati avevano parlato invece dell'ottimismo che circolava nel presidio di Susa durante i primi carotaggi, partiti una settimana fa, e della certezza che, al momento della prova di forza, la risposta della comunità sarebbe stata forte e ben visibile.
Così è stato e ieri mattina, quando le trivelle hanno preso a girare presso l'autoporto di Susa, baluardo della resistenza in questi giorni, la protesta, veemente quanto pacifica, si è animata e fatta sentire altrove per alcune ore, bloccando l'autostrada A32 Torino - Bardonecchia, quella per la cui costruzione, anni fa, vennero fatti carotaggi di verifica identici a quelli (inutili e mediatici) avviati in questi giorni di gennaio per stabilire il tracciato definitivo della Tav.
Una volta giunti gli addetti ai sondaggi geologici scortati dalle forze dell'ordine, i manifestanti hanno così deciso di bloccare l'arteria stradale in direzione Francia, esponendo lo striscione "No sondaggi" e mettendo in moto, già dalle 3 del mattino, un rapido tam tam via sms e Internet che ha confermato la prontezza del movimento nel rispondere alla prepotenza. «Se per portare in valle una trivella devono militarizzare un'intera città hanno già perso. Puntano ad abbatterci con l'immagine della trivella che scava. Noi, però, non ci arrendiamo, noi non cediamo», la dichiarazione ufficiale, piuttosto serena e decisamente lucida, di Alberto Perino, uno dei leader della lotta No Tav. Poi, il ritorno al presidio per definire le nuove strategie.
Ma le cose si stanno muovendo su più fronti. Nel capoluogo piemontese, mentre si teneva la prima riunione dell'Osservatorio sulla Tav dopo la nuova composizione proposta da Provincia di Torino e Regione Piemonte, sotto la sede torinese della Rai si radunavano alcune decine di manifestanti con bandiere No Tav.
Le ragioni della protesta in via Verdi vanno aldilà della prova di forza avvenuta ieri mattina (martedì 19)  si tratta di una sentita denuncia per il silenzio omertoso con cui la Rai regionale ha trattato la fiaccolata di seimila persone di domenica 17 sera a Bruzolo. Si è trattato della «prima risposta popolare all'attentato di stampo mafioso contro il presidio No Tav di Bruzolo sulla SS25», scrivono in un comunicato che giustifica la reazione ai fatti di sabato 16, quando, intorno alle 20, ignoti hanno dato fuoco al presidio e la situazione non è degenerata grazie all'intervento dei militanti e dei pompieri.
Il secondo grave attacco subito ha rinforzato la mobilitazione, sempre più compatta nel rispondere alle "lobby" dell'Alta velocità. E tra le azioni di botta e risposta che si susseguono a stretto giro, rientra anche la comunicazione, vero attore nuovo della disfida ovviamente collegato alle ormai imminenti elezioni regionali.
Al silenzio complice dei canali ufficiali si è aggiunta una novità, sottolineata dalla presidente della Regione Mercedes Bresso, visibilmente compiaciuta dell'inedita assenza dei sindaci della Val Susa nell'opporsi alle trivelle. E nel frattempo l'ormai famoso camper allestito per divulgare il "valore aggiunto" Tav presso la cittadinanza ha fatto ieri tappa al mercato di Susa. Con i geologi a spiegare il senso dei sondaggi preliminari e gli amministratori Daniele Borioli, assessore ai Trasporti della Regione, e Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino, a fare volantinaggio: la stessa forma di informazione messa in atto dal popolo No Tav.
Una sottile forma di contro-controinformazione. Anche così si profana il territorio.

Diego Carmignani da Terra