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UN BRUTTO CLIMA INTORNO AL MOSE

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Polemiche
Aumentano i dubbi degli esperti sull'efficacia del sistema in caso di aumento del livello del mare

Tutti assolti, fatta eccezione per Luca Casarini, gli attivisti del No Mose che nel settembre 2005 avevano occupato i cantieri di San Nicolò, al Lido di Venezia.
«La sentenza ha fatto crollare un impianto accusatorio costruito ad arte per criminalizzare chi si oppone alla realizzazione di questo ecomostro - spiega Luciano Mazzolin, portavoce dell'assemblea No Mose -. Sono cadute tutte le imputazioni assurde come quella di ‘sabotaggio', neanche fosse stata una azione di guerra, per la quale la Regione Veneto ci aveva chiesto 100 mila euro di danni. Spiace per la condanna a 3 mesi e 4 mila euro a Luca per minacce a Galan, solo per aver risposto alle provocazioni del presidente della giunta regionale. Faremo ricorso».
La sentenza emessa dal tribunale giovedì scorso cade in un momento in cui tanto gli studi scientifici quanto lo stesso Adriatico stanno confermando le previsioni degli ambientalisti.
Il documento tecnico della società Principia ha sollevato seri dubbi sulla funzionalità del sistema di chiusura dei portelloni in certe condizioni atmosferiche. Inoltre, recenti studi del Cnr hanno dimostrato come il sistema Mose è inefficace nel difendere la laguna nell'ipotesi che i livelli del mare si innalzino nei prossimi decenni a causa dei cambiamenti climatici.
Una sentenza della Corte dei Conti poi ha evidenziato tutte le anomalie emerse in relazione al progetto e alle attività che vi gravitano intorno. «Il Mose è figlio di un regime di monopolio che dura da oltre vent'anni contrario a tutte le normative europee e nazionali; costi lievitati a dismisura, incarichi, consulenze e collaudi affidati con scarsa trasparenza, progetti e lavori senza valutazione d'impatto ambientale positiva, mancanza di un progetto esecutivo generale - spiega Luciano Mazzolin -. E questi signori hanno avuto la faccia tosta di denunciare noi».
Solo i danni prodotti per il cantiere S. Maria del Mare sono stati quantificati da esperti del Comune di Venezia in cento milioni di euro. Chi li pagherà?
Gli ambientalisti No Mose chiedono alla magistratura di avviare un procedimento sia sulle abnormi lievitazioni dei costi sia sulle moltissime irregolarità che si ravvedono in tutta la vicenda senza farsi condizionare dalla potentissima lobby di aziende ed imprese del Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dell'opera, che hanno messo le mani sui fondi della Legge Speciale e che stanno fagocitando 4,2 miliardi di euro per costruire un'opera vecchia, inutile e dannosa non solo per gli attuali delicati equilibri idrogeologici lagunari, ma anche alla luce delle variazioni climatiche che si prospettano per i prossimi decenni.
Intanto, con i lavori di scavo alle bocche di porto che continuano, Venezia va sempre più a fondo. Anche oggi, come ieri e l'altro ieri, un metro e dieci di marea.
Domani le previsioni parlano di un metro e quaranta. La gente comincia a domandarsi cosa succederebbe se il Mose fosse già operativo.
Le paratoie blindate sarebbero state alzate per un mese consecutivo trasformando in uno stagno quella che era la laguna dei dogi e paralizzando l'attività del porto? Che ne sarà di quel delicatissimo ecosistema creatosi nel corso degli ultimi millenni e che respirava ogni sei ore seguendo i ritmi della luna e del mare.

Riccardo Bottazzo da Terra
 

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