
Manifestazione «Fermiamo i cantieri, lottiamo per le vere priorità». In 20mila ieri si sono dati appuntamento in Calabria per protestare contro la mega opera voluta da Berlusconi: «Non serve a niente, solo ad arricchire la criminalità organizzata»
«Fermiamo i cantieri, lottiamo per le vere priorità ».
È questo lo striscione che apre la manifestazione contro il ponte sullo Stretto.
Sembra una giornata di festa, a Villa San Giovanni, nonostante le nuvole minaccino pioggia sin dal mattino.
Concentramento in piazza Val Sesia alle ore 9, ma il corteo non parte. Bisogna aspettare, attendere i manifestanti che arrivano in treno e in autobus. Alcune delegazioni di partecipanti dal nord Italia non hanno potuto raggiungere Villa San Giovanni a causa del blocco del traffico causato da un mezzo pesante uscito di strada sull'A3 Salerno-Reggio Calabria, inoltre nelle prime ore della mattinata la pioggia è scesa in abbondanza.
Alle 11.30 il corteo parte. «Siamo 20mila», dicono gli organizzatori.
La folla dei manifestanti si snoda come un serpente colorato che sfila per le strade della cittadina calabrese. Dalle finestre di Villa San Giovanni qualcuno espone il drappo «No ponte», qualcun altro saluta.
Ambientalisti, anarchici, comunisti e tanti cittadini comuni marciano insieme per ribadire quelle che sono le reali esigenze di sviluppo di un territorio umiliato e vittima di un dissesto idrogeologico tra i più gravi in Europa. «Sicilia e Calabria unite nella lotta», scandiscono i manifestanti. «Son venuto per dimostrare al governo che ci sono un'altra Calabria e un'altra Sicilia, che non accettano le imposizioni dall'alto», dice Francesco di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). «Il ponte non serve a niente e a nessuno. Serve solo a ingrassare le casse di mafia e ‘ndrangheta», gli fa eco Barbara di Cosenza.
Il corteo, lentamente, arriva nel piazzale della chiesa di Cannitello. Sono quasi le 14.30 e gli organizzatori sono entusiasti della grande adesione. Sul palco si alternano i rappresentanti della rete No ponte e delle varie associazioni, finché interviene Franco Nisticò, del comitato Pendolari della Ionica. Nel suo discorso appassionato, invita la meglio gioventù calabrese e siciliana a non mollare mai la lotta, ma a un tratto ha un malore, si accascia sul palco e viene soccorso da un medico presente tra i manifestanti.
La piazza ammutolisce. Il silenzio si fa pesante. Nisticò non si riprende, nonostante gli sforzi del medico. Ma quel che è peggio, è che in piazza non c'è un'ambulanza. L'unica vettura di soccorso è quella della polizia di Stato, priva degli strumenti necessari per la rianimazione. Invano viene chiamato il Pronto soccorso: l'ambulanza non arriva e l'uomo continua a giacere sulle travi del palco.
I manifestanti restano attoniti, qualcuno comincia a piangere e il senso di impotenza si diffonde. I minuti passano ancora. Poi il rappresentante dei pendolari viene fatto salire sull'ambulanza della Polizia. É livido in volto. La piazza è nervosa, si levano voci contro le forze dell'ordine, qualcuno grida «bastardi, assassini», e il mezzo parte all'improvviso. «Nisticò è morto», ci comunica Maurizio Marzolla, uno degli organizzatori, «I medici dicono che bisognava intervenire entro 30 minuti, invece ne ha passati più di 20 disteso sul palco. L'ambulanza all'inizio c'era, ma è andata subito via per una chiamata e non è più tornata a disposizione, lasciandoci senza mezzi per soccorrere un malore ».
Lo sconcerto dei manifestanti si trasforma in rabbia, la tensione sale e la polizia ripiega velocemente, schierandosi in assetto anti sommossa. Dal palco gli organizzatori invitano alla calma. Alle 15.30 la situazione torna sotto controllo, ma inizia a piovere e sullo Stretto ripiomba il silenzio.
La festa prevista al termine della manifestazione e il concerto di Roy Paci vengono rimandati. La manifestazione è sciolta «perché le forze dell'ordine e la protezione civile non sono in grado di garantire l'incolumità dei manifestanti », dice Tiziana Barillà della Rete no ponte.
Intanto, il 23 dicembre, partiranno le ruspe. Parola di Berlusconi.






