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19 DICEMBRE A VILLA SAN GIOVANNI CONTRO UN PONTE INUTILE

stretto

Infrastrutture
Il 19 dicembre si mobilità il popolo del No Ponte proprio nei giorni in cui il governo attraverso il Cipe ha cominciato a sperperare denaro pubblico per finanziare la progettazione del Ponte sullo Stretto di Messina costo iniziale 6,3 miliardi di euro ed avviare la variante ferroviaria di Cannitello a Villa san Giovanni (costo 27 milioni di euro) che è sbandierata da Matteoli come l'inaugurazione dell'opera.
La decisone del governo Berlusconi di rifinanziare il Ponte sullo Stretto che era stato definanziato dal governo Prodi è un insulto all'Italia che frana e alle sue vittime, ai pendolari, ai cittadini del Sud che non hanno infrastrutture ferroviarie degne di questo nome, alle centinaia di migliaia di persone che ancora oggi non hanno acqua potabile in casa a causa dell'assenza di acquedotti, alle 7.000 persone che ogni anno muoiono a causa dello smog provocato dal traffico nelle grandi città mentre si azzerano i fondi per il trasporto pubblico.

Il Ponte sullo Stretto è il simbolo della grande contraddizione di uno sviluppo che divora risorse ambientali ed economiche non affrontando le vere priorità del paese. Le operazioni complessive attorno al Ponte. I 12 cantieri, di cui uno in pieno centro a Messina, ribalteranno l'assetto della zona interessata: solo a Ganzirri, ecosistema pregiato e protetto, si dovranno espropriare 700mila metri cubi di costruzioni, cambiare destinazione d'uso a 180mila metri quadrati di terreno.

Il Ponte è inutile e insostenibile sia sul piano economico che ambientale. La società Stretto di Messina Spa ha sottostimato i costi e i tempi di realizzazione del Ponte e sovrastimato i benefici. La società prevede sei anni e sei mesi per costruire ponte e 24 chilometri fra gallerie e raccordi. Per lo Store Baelt, in Danimarca, ci sono voluti dodici anni. Se si considera che il Ponte sullo stretto ha delle dimensioni doppi rispetto a quello danese, la stima della durata dei lavori sale almeno a 20 anni con ovvie conseguenze sui costi. Che la società (a consuntivo) valuta in sei miliardi di euro, inflazione compresa (la stima è sui prezzi 2002). Si tratta di una valutazione che non tiene conto almeno di tre elementi: 1) l'incremento del costo dell'acciaio; 2) la credibilità dei tempi di realizzazione dell'opera; 3) l'effetto di prescrizioni e raccomandazioni che il Cipe ha fatto nell'approvare il progetto preliminare. La conseguenza e che le spese lieviteranno sicuramente almeno a nove miliardi di euro.

Anche il Capo dello Stato, dopo la tragedia di Messina è intervenuto in modo netto: prima di realizzare opere faraoniche bisogna mettere in sicurezza il territorio.
Il punto è che con quelle risorse si potrebbero realizzare infrastrutture socialmente utili dalla messa in sicurezza del territorio, al trasporto pubblico (ben 80 Km di metropolitana) o acquistare nuovi treni per i pendolari.
Il Ponte è figlio della stessa logica che ha portato il governo a reintrodurre il nucleare Italia. Ossia quella di creare una torta di appalti pubblici, che avrà un costo per i cittadini di almeno 30 miliardi di euro, da spartire. C'è un grande rammarico che dalle pagine del Manifesto voglio ricordare. Il governo Prodi poteva chiudere definitivamente la vicenda Ponte se l'allora ministro dei Lavori pubblici, Antonio Di Pietro, non si fosse opposto allo scioglimento della Società Ponte sullo Stretto, adducendo false motivazioni di inesistenti penali da pagare.
Oggi siamo al paradosso della politica italiana: Se Berlusconi deve ringraziare qualcuno per l'avvio dei lavori del Ponte...questo qualcuno si chiama Di Pietro...

Angelo Bonelli dal Il Manifesto del 18 dicembre 2009

 

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