
E' la secca parola d'ordine con cui ieri a Roma è stata lanciata la manifestazione promossa dalla Rete No Ponte (associazioni ambientaliste, partiti di sinistra, movimento studentesco, con l'adesione della Regione Calabria) con la prospettiva che quel giorno, a Villa San Giovanni, ci siano le realtà delle due regioni coinvolte nel faraonico progetto, «e anche quelle che si battono per la difesa del territorio ».
Le ragioni che animano l'iniziativa non sono solo tecniche, ma si concentrano sulla speculazione finanziaria che sta sotto le "grandi opere" berlusconiane e la logica dello sfruttamento sfrenato e distruttivo del territorio, «fatti evidenti dopo le vicende calabresi: mare e terra usati dalla 'ndrangheta per seppellire rifiuti tossici e nucleari ».
Un'altra manifestazione, il primo dicembre, si terrà a Messina, nei pressi di Torre Faro, dove dovrebbe sorgere uno dei due piloni, alti come grattacieli che, sulla carta, sorreggono il ponte. Nel frattempo, e mentre, nell'imbarazzo della società-carrozzone che gestisce tutta l'operazione-ponte, è stata rinviata da oggi a metà gennaio la grottesca cerimonia della presentazione di un progetto inesistente, divampa violentissima, ora soprattutto nel reggino, la polemica sul collegamento stabile tra le due coste dello Stretto.
L'industriale del tonno Pippo Callipo (che sarà tra i candidati a marzo come governatore della Calabria) ha dato il via a una nuova bordata contro il Ponte: «Non ne abbiamo bisogno: lo sconquasso ambientale di uno dei lembi più suggestivi del mondo per bellezza paesaggistica, storia e mito, è la cosa che più dovrebbe atterrire».
Poi un efficace paragone tra ponte e Banca del Sud: «Sono pura ideologia, risposte astratte da parte del governo per cercare di tenere buono un Mezzogiorno, polveriera sociale, a cui l'estate scorsa aveva promesso mari e monti, non cemento e banche senza soldi».
Callipo e la sua associazione Io resto in Calabria aderiscono alla manifestazione del 19 dicembre con l'augurio che si «sappia coniugare il no alle opere faraoniche con l'urgenza di un no altrettanto secco a una politica vecchia, responsabile dello sfascio urbanistico, ambientale, istituzionale e culturale del Sud e a una classe dirigente criticata per intrighi, affari e inciuci». La decisione della giunta della Calabria di aderire alla manifestazione del 19 ha scatenato il deputato Aurelio Misiti, ex Pci, poi presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, quindi assessore nella giunta calabrese di centrodestra, poi eletto con la lista di Di Pietro, poi espulso dall'Idv e infine passato al gruppo misto della Camera.
Quella della giunta è atto «del tutto inopportuno» e addirittura «contrasta con gli interessi del Mezzogiorno ».
L'attacco al Ponte? Opera «degli estremisti e dei qualunquisti, un vero atto di miopia» che farebbe persino «gli interessi dei grandi gruppi industriali del Nord» solo perché anche l'Assolombarda, con un atto di (momentaneo) buonsenso, si è schierata nettamente contro il Ponte.
Infine, quasi per conquistarsi un posto nel cuore del Cavaliere, Misiti raccomanda al presidente della giunta regionale di «attuare una linea politica del fare ». Grottesco ma illuminante. Infine, a proposito proprio del grottesco, ecco la ciliegina sulla torta malfatta delle campagne pubblicitarie promosse (a suo proprio interesse) dalla oliatissima macchina inghiottasoldi che è la Società Stretto di Messina.
Qualche curioso voleva capire - un po' meglio del tacitiano annuncio del rinvio della cerimonia diffuso l'altro giorno attraverso le agenzie - le ragioni vere che hanno spinto a spostare addirittura di un mese e mezzo quella parata demagogica. Ebbene, provate anche voi a cliccare sul sito www.strettodimessina.it.
Troverete scritto soltanto: «Il sito istituzionale è in manutenzione/aggiornamento ».
Giorgio Frasca Polara da Terra






